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Dalla rumenta giocattoli Killer

Tonnellate di plastica e rifiuti tossici stipate nei container e spedite in Oriente dal porto. I risultati dell’inchiesta “Ombre cinesi”

Dalla rumenta giocattoli Killer

Sette ordini di custodia, nei guai insospettabili eccellenti

Ai domiciliari anche un dipendente della Maersk e uno spedizioniere


Sotto l’albero, giocattoli killer. Cagnolini di peluche tossici, macchinine, robot, soldatini colorati con vernici che rilasciano sostanze chimiche capaci di alterare il sistema endocrino. Potenzialmente mortali perché non certificate Ce. I container partivano da Genova per l’Oriente con documenti falsi e stipati di tonnellate di plastica spacciata per materia prima, che in realtà era solo un rifiuto. La rotta dei veleni si è mossa per quattro anni sull’asse Italia-Cina e ha fruttato almeno sei milioni di euro. Dopo dieci mesi di indagini, l’inchiesta denominata “Ombre cinesi” sul traffico illecito di rifiuti coordinata dal pm Francesco Albini Cardona e condotta dai carabinieri dei Noe con l’Agenzia delle Dogane, si è conclusa con sette ordini di custodia cautelare: quattro in carcere (tre cinesi organizzatori del traffico e un loro intermediario italiano) e tre ai domiciliari a carico di un dipendente della compagnia amatoriale Maersk Logistic, di uno spedizioniere, Tommaso Carminati, e del titolare di uno studio d’ambiente di Chiavari, Marco Castello. Nell’indagine risultano coinvolte altre 49 persone, i rappresentanti legali delle aziende (piemontesi,lombarde, venete e olandesi) che si sono sbarazzate del materiale evitando di pagare lo smaltimento: per tutti l’accusa è traffico internazionale di rifiuti. L’indagine è iniziate l’11 gennaio 2006 con il sequestro a Vte di Voltri, di due container che contenevano carta, cartone, cd frammentati, resti di cassette della frutta, pezzi d’auto e plastiche contaminate da agenti chimici, che facevano parte di una spedizione di rifiuti, priva di autorizzazioni, destinata a società sparse nella Repubblica popolare cinese. Dopo il sequestro in una ditta di Caslino d’Erba (Como) di 366 metri cubi di rifiuti e grazie alle intercettazioni telefoniche, erano emerso il sospetto di rifiuti speciali pericolosi alla base del quale c’era la ditta Kandi, con sede legale a Paderno Dugnano (Milano) ed operativa a Marnate (Varese), che sotto la copertura di un commercio all’ingrosso di materiale plastico, trasferiva in Cian ingenti quantitativi di rifiuti che solo sulla carta erano stati trattati e trasformati in materie prime e secondarie. Per evitare i controlli, venivano anche utilizzate delle bolle di carico che li identificavano come materie prime, non da smaltire, ma da utilizzare nell’industria. Con questo meccanismo, per esportarli non serviva l’autorizzazione del ministero dell’Ambiente e il formulario identificazione rifiuti, che stabilisce che il carico, composto da rifiuti pericolosi, è stato smaltito seguendo iter lunghi e costosi. I quantitativi venivano virtualmente acquistati dalla Kari International Import Export Wastermaterial Trading Co, una società “fantasma”, con sede legale a Hong Kong e trasferiti nella regione del Guandong dove venivano lavorati e trasformati in materia prima: nella realtà, era un materiale plastico di scarsa qualità, disomogeneo nelle sue caratteristiche chimico fisiche, che era utilizzato soprattutto per la fabbricazione di giocattoli e oggetti hi-tech. Il materiale, giunto in Cina come “materia prima secondaria”, aveva un ottimo mercato presso numerose società in contatto con la Kandi , che pagavano fino a sei volte il reale valore di mercato.

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