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A due anni dall’assassinio di Massimiliano Carbone

A due anni dall’assassinio di Massimiliano Carbone mamma Liliana viene aggredita
di Alessandra Tuzza

L’ultima offesa per Liliana Esposito Carbone assalita sulla tomba del suo Massimiliano risale ad un pomeriggio di fine estate di qualche giorno fa. Una notizia triste che cade a due anni dalla morte del giovane Massimiliano, assassinato sotto casa il 24 settembre del 2004. E’ una notizia che fa paura e che rimbalza subito con grande scalpore sui siti antimafia dell’universo del web e viene raccolta in particolare dalla Casa della Legalità di Genova e dal Comitato Interprovinciale per il diritto alla sicurezza, CIDIS, con il Presidente Demetrio Costantino, che subito hanno sottolineato la vicinanza alla coraggiosa Liliana. Un atto che Liliana ha denunciato organizzando un sit giovedì mattina sulle scale del tribunale di Locri. Lì ha esibito un manifesto che preannunciava la messa che stamane alle 10,30, si terrà nella cappella dell’ospedale di Locri per ricordare Massimiliano nella ricorrenza del secondo anniversario della morte. Ma la signora Esposito ha soprattutto ha denunciato di fronte ai media l’aggressione vile, subita in pieno giorno ed in un contesto che dovrebbe dirsi sicuro, anche per la sua sacralità. Un’azione, che fa subito ripensare alle misure di sicurezza che avevano fatto parlare di una Locride, sotto stato di assedio da parte delle forze dell’ordine all’indomani dell’omicidio del vicepresidente del Consiglio Regionale Franco Fortugno. La minaccia e l’aggressione sono state subito denunciate ai carabinieri della locale stazione ed è seguita l’immediata identificazione dell’aggressore, riconosciuto anche da testimoni. Pertanto la situazione si evolve e segue ai passi avanti compiuti nell’inchiesta sull’omicidio di Massimiliano. Liliana non resta sola, lo Stato ha dimostrato di esserci così come la società civile, dal mondo delle associazioni la Diocesi, il I Circolo didattico, dove insegna, gli avvocati, i magistrati, numerosi passanti fermatisi per dialogare con lei durante la protesta, solidali nel chiedere, rivendicare, verità e giustizia. Forse a due anni dall’omicidio non si ricorderà solo la triste ricorrenza, che ha portato via il giovane nel fiore degli anni e delle sue speranze per il futuro, ma si assume la certezza che il suo assassino, può chiaramente essere individuato e punito. Oggi sono due anni che si piange un amico ed un giovane che aveva scelto di non lasciare la sua terra, di continuare a combattere e scommettere sulla sua vita e di quanti amava, senza certo conteggiare di dovere abbandonare i suoi sogni così prematuramente. Il suo ricordo ci riempie il cuore di tristezza e di rabbia ed ancora di più i sentimenti si intensificano se si pensa alla storia della dura battaglia della coraggiosa mamma Liliana, da due anni in prima fila al fianco di quanti hanno deciso di alzare la testa contro lo strapotere del crimine. Una storia che assomiglia sempre più ad un romanzo di Garcia Marquez…speriamo che la civiltà della Locride del 2000 sia superiore a quella di Macondo. Ci incoraggia il fatto che nel frattempo nell’intera area lo Stato, con la Magistratura, la Procura Antimafia, si stanno muovendo, le indagini vanno avanti. Il muro di omertà, che ha sempre avvolto la ‘ndrangheta pare inizi a scricchiolare. Si fanno avanti collaboratori e testimoni che svelano rapporti inquietanti come ad esempio quelli palesati dall’inchiesta sull’Asl di Locri, o quelli sui finanziamenti ed appalti pubblici. È ora che le indagini facciano passi avanti anche sulle vittime di mafia senza nomi o cariche famose, perché la giustizia è per tutti, non solo per chi è illustre. Il caso Carbone mette in evidenza al contempo come non smettano le minacce e le intimidazioni vigliacche verso chi combatte questa battaglia sul territorio, verso i parenti delle vittime, verso chi si muove e verso i giovani che continuano la loro battaglia contro la criminalità Forse perché non è chiusa la partita contro l’indifferenza, di coloro che sanno, hanno sentito o visto ma preferiscono voltarsi dall’altra parte. E forse anche per la responsabilità di quella politica, che ha provato in ogni modo a strumentalizzare la voglia di riscatto e cambiamento dei ragazzi di Locri e che spesso preferisce guardare altrove di fronte alle denunce precise di chi trova il coraggio di reagire.

La solidarietà dell’amministrazione comunale di Locri
Il Sindaco di Locri, Francesco Macrì e l’Amministrazione Comunale tutta esprimono la propria solidarietà nei confronti della signora Liliana Esposito Carbone per il gravissimo episodio di inciviltà e barbarie di cui è stata oggetto all’interno del cimitero cittadino. La denuncia dell’aggressione subita dalla stessa signora Esposito Carbone, appresa a mezzo stampa, avvenuta nei pressi della tomba del giovane figlio Massimiliano, crudelmente assassinato due anni fa, è un atto riprovevole che lascia attoniti. Il gravissimo atto intimidatorio colpisce i sentimenti più intimi di una madre ferita dal dolore per la prematura e feroce morte del proprio figlio ai quali si aggiungono quelli dell’intera comunità civile di Locri. Nell’attesa fiduciosa dell’esito delle indagini nel rispetto del lavoro della magistratura, l’Amministrazione Comunale di Locri chiede alle Forzedell’Ordine una maggiore presenza sul territorio, al fine di prevenire ogniqualsivoglia atto criminoso che attenta all’incolumità dei cittadini.Sull’increscioso episodio nella mattinata odierna il Vice Sindaco Giovanni Calabrese ha raggiunto telefonicamente il Presidente Provinciale del CIDS, dottor Demetrio Costantino, con il quale si sono concordate delle iniziative per la difesa della Legalità rinnovando l’impegno da parte dell’Amministrazione Comunale al fine di sensibilizzare tutta la Comunità e le Forze dell’Ordine che operano con determinazione sul territorio affinché avvenimenti sgradevoli come quello denunciato dalla signora Esposito-Carbone non si ripetano.
L’Amministrazione Comunale di Locri, nel ringraziare la disponibilità manifestata dal dottor Demetrio Costantino, ribadisce il proprio massimo impegno in collaborazione con le Istituzioni preposte affinché laCittà e la Locride possano sconfiggere ogni forma di manifestazione di inciviltà e di cultura mafiosa che poche mele marce continuano a seguire e che da troppo tempo affliggono,mortificandolo, questo magnifico lembo di Italia che, nella sua larghissima parte di cittadini onesti e lavoratori, non merita alcun epiteto denigratorio.

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