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Il terreno della Discarica tossica è del Marchese Cattaneo Adorno

SCOPERTA A MASONE SUI TERRENI DEL MARCHESE GIACOMO CATTANEO ADORNO.
Discarica “fantasma” ...il giallo continua
Intanto l’assessore regionale Franco Zunino e il consigliere verde Cristina Morelli chiedono che si faccia luce sull’intera vicenda



Già nell’ottobre di due anni fa una perizia accertò che sotto i trenta ettari di proprietà del marchese Giacomo Cattaneo Adorno dei Piani di Masone c’era una discarica. Di tutto, rifiuti ospedalieri (in abbondanza) compresi. Intanto il sostituto procuratore Gabriella Marino, titolare dell’inchiesta, sta valutando gli atti consegnati dalla Digos, l’ufficio di polizia giudiziaria che indaga sull’immensa “pattumiera” abusiva e che ha compiuto vari sopralluoghi sui terreni.
LA PERIZIA - E’ stata eseguita nel novembre del 2004 dal dottor Romano Calvillo, iscritto all’Ordine dei chimici del Piemonte e della valle d’Aosta. A commissionarla era stato Maurizio Pagliarini, l’imprenditore che nel 2001 prese in affitto dal marchese i trenta ettari con l’intenzione (divenuta irrealizzabile) di avviare un’attività agrituristica. Il professionista ha effettuato «alcuni pozzetti esplorativi della profondità di un metro” in cinque campi diversi del terreno. «In tutti i casi - scrive Cavillo - è risultato uno strato superficiale, talvolta estremamente sottile, di terreno dalla morfologia apparentemente estranea alla matrice della zona e uno strato di rifiuti indistinti: residui da imballaggio, vetri (talvolta bottiglie intere), macerie, materiali edili ed ospedalieri (bende e medicinali quasi intatti).
LA SORGENTE – Un sopralluogo è stato compiuto anche presso una sorgente che sgorga all’interno dell’area. «Nella sola zona presso la sorgente – scrive ancora il chimico - è presente uno strato di matrice limosa di colore nerastro dovuto probabilmente alla digestione dei rifiuti». La perizia prosegue così: «In altre zone evidentemente più esposte ad azioni di dilavamento meteorico (pioggia, ndr) si sono rivelate esumazioni spontanee di rifiuti dello stesso tipo di quelle già descritti». Allegate alle perizie ci sono varie foto che ritraggono i rifiuti, in particolare, quelli di evidente origine ospedaliera.
L’AREA - Secondo il perito «si può desumere che il terreno inquinato ammonta ad almeno 100 mila metri cubi». Complessivamente la quantità dei rifiuti interrati sarebbe vicina ai trentamila metri cubi. Ma la stima sarebbe forzatamente approssimativa.
L’INCHIESTA - Nel fascicolo del pm Gabriella Marino ci sono le conclusioni di questa perizia e due testimonianze raccolte dalla Digos. Gli agenti hanno sentito Maurizio Paglierini e la precedente affittuaria del terreno (dal 1996 al 2006), una quarantaseienne di Cremolino, in provincia di Alessandria. Anche quest’ultima ha dichiarato che dieci anni fa prese in affitto dal marchese Giacomo Cattaneo Adorno (latitante dal 2003) i trenta ettari per aprire un agriturismo. Si accorse che sotto il primo strato di terra c’era una pattumiera in circostanze inquietanti: alcuni cavalli tornarono feriti da un’escursione (a causa dei vetri dei contenitori delle flebo). Poi la pioggia e i cinghiali fecero il resto. E dai prati iniziarono a “fiorire” i rifiuti.
IL SINDACO - In un’intervista al nostro giornale e anche attraverso un comunicato ufficiale il sindaco di Masone, Livio Ravera, aveva confermato di essere a conoscenza della vecchia discarica. E in particolare aveva specificato che i rifiuti erano stati scaricati in zona fino a metà degli anni Sessanta provenienti dall’inceneritore genovese della Volpara. L’esistenza della discarica non era mai stata sancita da alcun documento ufficiale.
I VERDI - Un intervento urgente da parte dell’Arpal e delle altre autorità competenti è stato sollecitato dal capogruppo dei Verdi in Consiglio regionale, Cristina Morelli, che ha polemizzato con il sindaco di Masone. «E’ assurdo – ha detto - che il Comune, pur a conoscenza dei fatti, non abbia intrapreso alcuna azione per accertare cosa c’è là sotto».
L’ASSESSORE – Sulla vicenda è intervenuto anche l’assessore all’Ambiente, Franco Zunino. «Ho chiesto ai dirigenti dell’Arpal di verificare - ha detto -. Ai nostri uffici non è mai giunta alcuna segnalazione.Anche se si tratta di un sito attivo negli anni Sessanta una traccia della sua esistenza avrebbe dovuto rimanere. Sembra incredibile che nessuno in tutto questo tempo abbia informato la Regione. Ma dagli elementi in mio possesso pare che sia andata proprio così. Adesso stiamo valutando come intervenire d’intesa con il comune di Masone e la Provincia».
ANDREA FERRO 

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