Dirigente voleva il pizzo dai piccoli trasportatori
IL CASOArrestato dalla Guardia di Finanza con l’accusa di estorsione
Dirigente voleva il pizzo dai piccoli trasportatori
L’uomo lavorava per una grande azienda di logistica
Ha evitato il carcere, ma non gli arresti domiciliari, con l’accusa di estorsione. Dirigente di una grossa azienda di trasporto e della logistica, chiedeva forti somme di denaro ai piccoli autotrasportatori che lavoravano per la ditta, minacciandoli di interrompere i pagamenti e addirittura di troncare ogni rapporto di lavoro. Per queste ragioni A.C., trentasei anni, l’altro giorno è stato arrestato dai militari del Nucleo provinciale di Polizia Tributaria dalla Guardia di Finanza nell’ambito di un’indagine coordinata dal pm Francesca Nanni. Il provvedimento disposto dalla Procura della Repubblica, è arrivato dopo mesi di lavoro dei militari diretti dal Maggiore Antonio Del Gaizo: gli accertamenti hanno trovato conferma soprattutto nelle testimonianze rese da uno dei piccoli autotrasportatori che facevano consegne per conto della grossa ditta. Un “padroncino” non riuscendo a fare fronte alle continue richieste del dirigente, ha addirittura dovuto cessare l’attività finendo sul lastrico. Nel corso delle indagini, la vittima ha rivelato, con dovizia di particolari, ogni dettaglio sulle modalità dell’estorsione. Secondo la Finanza, per ogni viaggio A.C., chiedeva agli autotrasportatori 50 euro oppure il 10% di ogni fattura. Il dirigente della ditta (una spa di livello nazionale con una sede anche a Genova, di cui però non è stata resa nota la ragione sociale in quanto estranea e parte lesa) sarebbe riuscito a estorcere in meno di un anno 100.000 euro. Sentendosi intoccabile, ha tirato troppo la corda facendo quasi fallire un “padroncino” impossibilitato a pagare la tangente. La vittima ha capito che non poteva continuare così e ha chiesto aiuto ai militari delle Fiamme Gialle. Ha raccontato la sua disperazione ed è stato convinto a denunciare le richieste alle quali veniva regolarmente sottoposto. L’inchiesta, partita all’inizio di gennaio, è ancora nel vivo e secondo gli inquirenti potrebbe riservare ulteriori sviluppi. Stando a quanto trapela dalla caserma di Lungomare Canepa, le indagini avrebbero messo in luce almeno un altro caso di estorsione. Uno dei difensori dell’indagato, Paola Casaretto, non ha voluto commentare la vicenda. “L’ostacolo più difficile da superare che troviamo in questo tipo di indagini – spiegano alla Guardia di Finanza – è quello di far superare il senso di impotenza e di rassegnazione che hanno le vittime. Quando si rendono conto che possono uscire da questo tunnel, allora prendono coraggio e sporgono denuncia”.
S.O.