Mafia, uccide l'uomo sbagliato e diventa collaboratore
Emanuele Andronico fa parte della famiglia di Porta Nuova
Ha ammazzato uno spacciatore affiliato a Cosa Nostra
Mafia, uccide l'uomo sbagliato e diventa collaboratore di giustizia
Ha chiamato il 112, da mesi riempie pagine di verbali
PALERMO - La procura di Palermo può contare su un nuovo pentito di mafia. Che ha deciso di collaborare con la giustizia dopo aver assassinato un uomo ed essersi accorto che non si trattava di un bersaglio qualunque, ma di uno che, in Cosa nostra, aveva parenti illustri.
E' così che, a dicembre, con una telefonata al 112, Emanuele Andronico, 44 anni, uomo d'onore della famiglia di Porta Nuova, ha deciso di diventare un collaboratore di giustizia. Per paura di essere ammazzato.
Al pm Maurizio De Lucia Andronico ha subito confessato di avere assassinato, qualche giorno prima, insieme a un complice, uno spacciatore con cui aveva avuto una discussione. I due ne avevano bruciato il corpo. Ma la vittima, Amedeo D'Agostino trovato carbonizzato accanto al cimitero di Sant'Orsola, aveva parenti nelle cosche. La mafia ci avrebbe messo poco a rintracciare i due assassini.
Andronico entro nella Famiglia più di vent'anni fa: appena diciassettenne, per conto delle cosche, uccise un contrabbandiere. Per questo omicidio è stato condannato a 23 anni di carcere.
Da mesi il neo collaboratore di giustizia - che ha lasciato Palermo insieme alla famiglia e per il quale è stato chiesto l'inserimento in un programma di protezione - riempie pagine di verbali. E le prime conferme alle sue dichiarazioni la procura le ha avute ritrovando un piccolo arsenale di armi.
Le prime dichiarazioni di Andronico sono state depositate ieri dal pubblico ministero Maurizio De Lucia al tribunale della libertà che sta esaminando la posizione di alcuni boss arrestati nel blitz "Gotha". Andronico accusa Salvatore Gioeli di essere il capo della cosca di Palermo centro e indica Salvatore Pispicia e Nicolò Ingrao al vertice del mandamento di Porta Nuova.
