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“Sono pronto a uccidere” la promessa del boss di Cornigliano

Il retroscena dopo la sparatoria
“Sono pronto a uccidere” la promessa del boss della mala di Cornigliano

                                                                                      
“Vedrete: prima poi ammazzo qualcuno. Così divento famoso. Leggerete di me sui giornali. Io non ho paura di niente”. Alessandro Fiori, il malavitoso ventinovenne arrestato alle 4,30 di sabato dai Carabinieri al termini di una sparatoria al casello di Nervi, era un uomo ambizioso, un duro. Secondo le intercettazioni ambientali da qualche tempo andava dicendo che si sarebbe procurato un arma e avrebbe commesso un’omicidio. Non stupisce: nei carteggi dei carabinieri Fiori al profilo del boss mafioso, a capo di un organizzazione di albanesi, un gruppo di scagnozzi  che lui governava (e forse governa ancora dal carcere). I suoi campi d’azione erano Genova e Roma. In particolare nel capoluogo ligure le sue aree d’influenza – dove era riconosciuto come un capo – erano nel ponente della città. Nei locali notturni di Sampierdarena e nei bar di Cornigliano si muoveva con agioe tranquillità, protetto da i suoi uomini, rispettato. A Genova aveva una casa in via Priarruggia, nel Levante, lontano dal territorio dove era solito agire. Soltanto una settimana fa

uno dei suoi “scagnozzi”, Filja Endrit, 21 anni, era stato arrestato dai Carabinieri un servizio notturno a Sestri Ponente. Il ragazzo nell’ambito di un regolamento di conti tra bande albanesi era stato accerchiato da un gruppo di connazionali mentre si trovava solo in un “night”: era stato picchiato e accoltellato. Dopo qualche giorno Endrit si era rimesso in piedi. Cercava vendetta: si era armato di una pistola ed era pronto ad uccidere i suoi accoltellatori. I militari lo avevano fermato e ammanettato prima che facesse una strage. Endrit era risultato coinvolto in affari loschi: droga, donne, soldi, armi, macchine. E figurava aver un ruolo di media grandezza nell’entourage di Alessandro Fiori.

Metà della vita del malavitoso era a Genova. L’altra metà a Roma. Lì vive la moglie albanese. E’  stata la donna a farlo entrare nel giro buono, quello dei duri proveniente dai Balcani, gente pronta a tutto. E lui, si dice in ambiente investigativo non ha tardato a farsi valere dimostrando la stessa spietatezza che certi malavitosi albanesi hanno portato con sé dopo la crisi balcanica e il collasso dell’economia locale.

Sia Roma che a Genova Fiori aveva giri di affari di peso e ben avviati. Proveniva proprio da Roma quando i Carabinieri lo hanno bloccato al casello. Non si è dato per vinto: Fiori voleva uccidere qualcuno. Ci è andato molto vicino investendo e ferendo gravemente Roberto Arundine, un militare del Nucleo Operativo di Genova. Fiori tre anni fa era già stato arrestato a Genova dai Carabinieri di Portoria: anche allora tentò di sfuggire all’arresto. Fu preso con sette grammi di cocaina.

Francesco Ricci  

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