Taglia degli usurai su mio marito
Criminalità Una famiglia distrutta.Chiude l’azienda lascia moglie e figli e fugge all’estero:”non ho più soldi”. Ora sono tutti sotto protezione“Taglia degli usurai su mio marito”
Cinquemila euro per scoprire un imprenditore: lo vogliono vivo o morto.
Wanted, come sui manifesti ingialliti del far west. Dead or alive, vivo o morto. C’è una taglia sulla testa di una delle vittime della banda di usurai scoperta dalla Guardia di Finanza nelle scorse settimane. 5000 euro, per conoscere il luogo segreto nel quale da mesi l’imprenditore taglieggiato si è rifugiato, dopo aver chiuso la sua attività.
Ha lasciato l’Italia, la moglie e i figli per sfuggire alle minacce della ‘ndrangheta, alle pistole con matricola abrasa, alle richieste di soldi per pagare gli interessi sugli interessi di un capitale pietito ed ottenuto mesi prima, come l’ultima boccata di ossigeno, l’estrema ch’ange di salvare un’azienda morente. E’ fuggito abbandonando tutto per ricominciare a vivere. E ora qualcuno lo cerca per eliminarlo.
E’ la storia che emerge dai verbali dell’inchiesta del Nucleo Provinciale di Polizia Tributaria di Genova. Un dramma che sull’ordinanza di custodia cauteale in virtù della quale sono stati arrestati due usurai di San Quirico e di Teglia, quartieri paese della Valpolcevera, rivive attraverso le parole della moglie del fuggitivo, come tutta la famiglia ora sotto la protezione dello Stato: Quando se ne è andato mi ha detto “tu non capisci, tu non sai che spada si Damocle c’ho sulla testa. Questi mi vogliono far fuori a me, a voi, alla mia famiglia. Io mi sono rotto di tenermi tutto dentro….io cosa devo fare, io di soldi non ne ho”
I soldi li aveva finiti da tempo e le banche avevano esaurito la pazienza oltre che i fidi, come accade agli inizi di ogni storia di usura. C’è sempre un’ amico, in questi casi, che ha un altro amico pronto ad intervenire in aiuto del carissimo commerciante. Nel dramma ricostruito dalla Finanza ad intervenire è un cliente dell’imprenditore in difficoltà, il figlio di un benzinaio, uno dei due arrestati assistito dall’avvocato Stefano Savi:” conosco determinate persone che possono darti una mano”, è l’inizio della fine nelle parole dell’intermediario. In pochi giorni arriva una busta piena di banconote: seimila euro, tanto per cominciare:” interessi del 40% mensili. Nessun problema se fra trenta giorni mi dai 8.400 euro o solo i 2.400 euro degli interessi”.
La figura dell’amico ha un ruolo centrale in ogni affare di questo genere. Lo strozzino fornisce il denaro ma non interviene in prima persona se non in momenti cruciali. E’ l’amico, con un rapporto sempre equivoco con la vittima dell’usura, a fare pressioni, sollecitare e, solo di fronte a ritardi estremi nel pagamento degli interessi, a minacciare senza mezzi termini: tuo marito mi ha messo in un casino mi ci ha messo di brutto. Ufficialmente è l’intermediario il primo responsabile di un mancato pagamento. Siccome è lui ad avere un rapporto di amicizia con il destinatario del prestito, la pressione è prima di tutto psicologica: ho bisogno di quei soldi, così mi tolgo questa piovra da attaccata al culo, si legge su una delle intercettazioni. Poi le richieste diventano estorsioni: se tuo marito non paga spariamo a te ed ai tuoi figli.
E’ dalle confidenze delle moglie dell’imprenditore che emerge la notizia della taglia, poi confermata dai successivi accertamenti degli investigatori : lo stanno cercando per ucciderlo – dice la donna – e se non lo trovano fanno fuori me e i miei figli. E’ tutta colpa sua se siamo in questi casini. Stò pensando di prendermi io quei cinquemila euro – gli dico dove si trova e la finiamo lì. Nessuno si è fatto scrupolo di me io devo pensare alla mia vita…..
Per cercarlo l’usuraio contatta diverse persone, inquirenti sospettano appartenenti alla criminalità organizzata calabrese: trovatemi, trovatemi sto figlio di puttana, - si legge sulle intercettazioni raccolte dagli investigatori della Guardia di Finanza- trovatemelo che gli taglio la testa.
A temere ora è la moglie dell’imprenditore costretta a subire tutte le minacce che il marito ha evitato lasciando il paese chiudendo l’azienda. Il dialogo più inquietante tra quelli intercettati dagli investigatori è ambientato nella attività ceduta dal marito ad un altro commerciante, legato alla banda di usurai: non ti credere che la tua situazione sia positiva – dice l’uomo – tanto noi sappiamo che tu lo nascondi che sai dov’è. Stai attenta che appena ti beccano ti fanno la festa cara mia ….Non è che ti uccidono, si divertono un po’….. tanto gli devi centomila euro, hai voglia….. ho parlato proprio chiaro in cinque o sei si divertono….. quando ne hanno a voglia ti vengono a cercare.
Graziano Cetara
Terrorizzata dalla banda scoperta dalla Finanza
“Denunciatemi per favoreggiamento:non parlo”
“Sono già stato denunciato una volta per favoreggiamento, posso esserlo di nuovo. Non parlo, inutile insistere, non faccio i nomi, non ne voglio sapere” E’ una delle vittime della banda di usurai scoperta dalla Guardia di finanza, nell’ambito dell’inchiesta condotta dal sostituto procuratore Andrea Canciani. Ed è anche uno degli imprenditori che ha scelto di non collaborare rischiando per la seconda volta la beffa di una denuncia. E’ al suo capo che si riferiva il generale Walter Peruzzo, comandante regionale delle fiamme gialle quando alla festa del corpo di venerdì ha parlato pubblicamente di omertà. Il mostro dell’usura si alimenta di violenza e silenzio ed è per questa ragione che le statistiche ufficiali parlano di un fenomeno al momento ancora sotto controllo.
Lo è solo in superficie.
E’ un fenomeno latente nelle mani della criminalità organizzata (a Genova a dominare la scena è la ‘ndrangheta con un paio di famiglie) che gestisce una rete di intermediari e riscossori divisi in più livelli con una condivisione delle informazioni diversificata: non tutti sanno tutto. A contatto con le vittime c’è sempre un amico che accorre in soccorso dell’imprenditore in difficoltà abbandonato dalle banche. Porta i soldi e si espone in prima persona, facendo da garante: è sempre lui quello che rischia, in prima battuta, prendendo le distanze dagli strozzini che rappresenta. Il rapporto è equivoco. L’intermediario è amico dell’usurato, apparentemente, e non è mai in combutta col cravattaio. Le conseguenze sono un crescendo di richieste di soldi e di minacce.
Ci sono figuri che si presentano a nome di altri, nominandoli con pseudonimi ed esibendo armi. E c’è sempre una soluzione per rimandare il pagamento degli interessi, del 40/50% mensili, una cifra a due zeri su base annua finchè l’azienda ha ancora ossigeno per alimentare il business degli strozzini. Quando la morte dell’attività si profila, l’organizzazione criminale ha sempre un paio di opzioni da offrire: un altro usuraio a cui chiedere il denaro per onorare gli impegni, o la cessione dell’azienda, a un prezzo simbolico o fittizio. Tra le vittime intercettate dai finanzieri in quest’ultima indagine, in molti hanno dovuto consegnare quote della propria attività agli estorsori. Altri hanno venduto beni di famiglia, appartamenti, per avere liquidità, qualche volta ad acquistarli, senza pagare una lira, se non sulla carta, sono gli stessi strozzini.
E’ una piovra che si inserisce nel tessuto economico delle piccole e medie imprese allontanando i capitali messi insieme legalmente e impiegando denari rastrellati con la minaccia. L’unica possibilità è affidarsi allo stato: “solo con la collaborazione delle vittime- spiega la Guardia di Finanza- possiamo scovare ed eliminare organizzazioni criminali così strutturate e violente”.
Graziano Cetara
