Omicidio per mafia chiesti sei ergastoli
Il processo per il fatto del ’91 che aveva coinvolto anche i FiandacaOmicidio per mafia chiesti sei ergastoli
Malavitoso fu ucciso in un agguato
di Vincenzo Curia
La vittima fu “giustiziata” per aver chiesto soldi per la droga fornita
Sei ergastoli per altrettanti imputati, due condanne a 25 anni di reclusione, una a 9 e una assoluzione con la formula del dubbio.
Una richiesta record, molto rara negli anni giudiziari genovesi. E’ stata avanzata dal pm Anna Canepa, dopo due giorni di requisitoria, per l’omicidio di Luciano Gaglianò, un malavitoso ucciso per vendetta: perché “pretendeva” di farsi pagare la fornitura di 400 grammi di eroina dalla persona che l’aveva acquistata.
Dieci le persone alla sbarra, tutte di origine siciliana, in Assise (presidente Vittorio Frascherelli; giudice a latere Anna Leila Dello Preite), cioè, Francesco La Cognata (36 anni), i fratelli Emmanuello (Davide, Nunzio, Daniele e Alessandro, nell’ordine 42, 50, 43 e 39 anni), Salvatore e Gaetano Fiandaca (di 52 e 39 anni), Paolo Vitello (41 anni),Vincenzo De Caro e Angelo Celona. Il carcere a vita riguarda La Cognata, tre degli Emmanuello (l’assoluzione è stata domandata per Alessandro) e i due Fiandaca. Per Vitello e De Caro, 25 anni di carcere a testa. Nove anni, invece, per Celona, “premiato” in quanto collaboratore. Si deve proprio a quest’ultimo il merito di avere permesso la soluzione di un delitto rimasto senza colpevoli per ben dodici anni. Di più: in un primo tempo gli inquirenti ritennero di avere individuato gli autori e i mandanti dell’omicidio in altre persone, poi processate ma tutte scagionate, perché chi aveva “parlato” non aveva fornito elementi convincenti. A incastrare esecutori e mandanti fu Celona, che si era pentito di militare nella mafia, “perché voglio recuperare i valori della civile convivenza”.
Confessò, fornendo dettagli su dettagli, di aver sparato lui stesso a Gaglianò e riferì che alla “spedizione di morte, come killer”, aveva preso parte anche La Cognata. Quanto agli altri, attribuì agli Emmanuello il ruolo di mandanti e a Vitello quello di aver accompagnato i sicari sul luogo del delitto, in via Pastorino, a Bolzaneto.
Luciano Gaglianò fu ucciso mentre rientrava a casa, il 13 novembre 1991. La vittima che viaggiava su una “uno” venne fermata con un pretesto. Due uomini scesero da una Golf e aprirono il fuoco: un proiettile lo raggiunse alla testa, altri cinque alla schiena.
Il corpo senza vita di Gaglianò venne scoperto da una pattuglia di Carabinieri. Le indagini – se ne ignorano ancora i motivi – furono subito indirizzate verso malviventi che frequentavano, si, mafioso, ma che si rivelarono poi del tutto estranei al delitto. Il giallo, come accennato, fu risolto anni dopo, dal pentito Angelo Calona. Dopo numerose udienze, il processo è giunto ora in dirittura di arrivo. Si riprenderà il 10 del prossimo luglio, con le arringhe dei difensori.
