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I videopoker erano riciclati nelle slot machine di Stato

Il sequestro La gigantesca truffa scoperta dalla Guardia di finanza genovese
I videopoker erano riciclati
nelle slot machine di Stato

Erano la versione riveduta e corretta dei videopoker, le macchinette mangiasoldi per anni in mano alla criminalità organizzata. Le vecchie schede elettroniche e i software, molti dei quali provenienti dalla Spagna, venivano riciclati in apparecchi gestiti dai monopoli di Stato. Sono le slot machine sequestrate dalla Guardia di finanza di Genova, circa un migliaio, nell'ambito dell'operazione che ha portato alla denuncia di oltre 80 tra costruttori e assemblatori di queste macchinette e gestori di bar che le hanno messe in attività nei loro locali.
L'inchiesta è stata condotta dai militari della compagnia Genova, agli ordini del capitano Filippo Capineri, e ha interessato pubblici esercizi che si trovano in sedici diverse regioni. Tra le macchinette sequestrate anche quattro prototipi ancora da verificare, depositati a Trieste.
A vario titolo risultano denunciati a 44 procure della Repubblica 85 tra costruttori, assemblatori, noleggiatori o esercenti di attività di bar, ristoranti, circoli ricreativi. L'indagine è partita da Reggio Emilia dove un produttore- noleggiatore si è avvalso di false attestazioni redatte da un ente certificatore esterno all' amministrazione dei Monopoli di Stato (totalmente estranea ai fatti contestati), con cui ha tratto in inganno l'amministrazione dei monopoli e l'ha indotta a emettere dei «nulla osta alla distribuzione» per prodotti non conformi alla normativa vigente.
Le macchine accettavano puntate con vincite ampiamente superiori ai massimali previsti per legge rendendole, di fatto, in tutto e per tutto uguali alle slot machine operanti all'interno dei casinò.
Si tratta di slot machines modificate all'origine nel loro cuore elettronico, rappresentato dalla scheda madre e da un chip. E poi certificate, da enti riconosciuti dai Monopoli di stato, infine distribuite nei bar di tutta Italia.
«Erano programmate ad arte per superare di cinque, sei volte il limite massimo dei cinquanta euro, imposto dalla legge alle vincite - avverte il comandante provinciale della Finanza Cristiano Zaccagnini - »Il rischio sociale di un fenomeno del genere è altissimo».
Il sistema, in base alla legge, prevede che le slot siano collegate in rete con il cervellone elettronico dei Monopoli di Stato. In molti casi questo non avviene e gli stessi ispettori dell'ente statale sono chiamati a intervenire di frequente per mettere on line macchine clandestine. I finanzieri genovesi sono arrivati a sequestrare i quattro prototipi, nel deposito di Trieste, dove gli apparecchi confluiscono prima dell'omologazione.
Il fatturato delle slot machines di Stato, fanno sapere ai Monopoli, rappresenta la quinta industria nazionale, con ricavi di 13 miliardi di euro. Una singola macchina è in grado di incassare in un anno fino a 120 mila euro.


LA TRUFFA
Decine di macchinette mangiasoldi sequestrate dalla Guardia di Finanza in locali pubblici e circoli

”Slot” taroccate, cento nei guai
Modificate dai costruttori per evadere le tasse sulle giocate e aumentare le vincite

Slot machines geneticamente modificate all’origine. Alterate nel cuore elettronico, rappresentato dalla scheda madre e da un cip, al momento della produzione. E poi certificate, da Enti riconosciuti dai Monopoli di Stato, infine distribuite nei bar di tutta Italia.
Le macchine dell’azzardo di Stato avevano un baco informatico, un sistema adottato per ridurre al minimo l’ammontare del Preu, il cosiddetto prelievo erariale unico applicato sulle somme giocate. Non solo. In alcuni casi erano programmate ad arte per superare di 5,6 volte il limite massimo dei 50 euro, imposto dalla legge alle vincite.
Lo hanno scoperto gli investigatori della Guardia di Finanza della Compagnia di Genova e del Nucleo Provinciale della Polizia Tributaria, nel corso di un’inchiesta, condotta dal sostituto procuratore Cristina Camaiori, che ha portato al sequestro di decine e decine di slot machines nel solo capoluogo ligure e di oltre millecinquecento video game in tutto il nord Italia. Almeno un centinaio gli indagati. Sotto accusa, secondo le Fiamme Gialle, ci sarebbero produttori certificatori e gestori degli apparecchi mangiasoldi che hanno sostituito da un anno e mezzo i videopoker, per anni in mano alla criminalità organizzata.
Il sistema, in base alla legge, prevede che le slot siano collegate in rete con il cervellone elettronico dei Monopoli di Stato. In molti casi questo non avviene e gli stessi ispettori delle entrate Statali sono chiamati ad intervenire di frequente per mettere on line macchine clandestine. In questo caso l’industria dell’azzardo sarebbe andata oltre, secondo quando appurato nel corso dell’indagine sulla quale il riserbo degli investigatori è assoluto. I videogiochi appaiono formalmente collegati al cervellone, che si trova a Roma, in realtà sono programmati per consentire giocate in nero e incassi, ai gestori, esentasse.
I finanzieri genovesi sono arrivati a sequestrare anche quattro prototipi, nel deposito di Trieste, dove gli apparecchi confluiscono prima dell’omologazione. Analisi tecniche sono in corso da parte di tecnici specializzati per chiarire i meccanismi della truffa ai danni dell’Erario e dimostrare le eventuali responsabilità di tutti i soggetti coinvolti nell’affare.
Il fatturato delle slot machines di Stato, fanno sapere al Monopolio, rappresenta la quinta industria nazionale, con ricavi di 10 miliardi di euro. Una singola macchina è in grado di incassare fino a 15 mila euro a settimana: nella sola provincia di Genova ce ne sarebbero parecchie decine di migliaia.
Un’indagine analoga era stata conclusa dalla polizia di Bolzano e aveva portato all’esecuzione di sei provvedimenti di custodia cautelare e alla denuncia di una decina di persone. Si trattava di una organizzazione criminale che faceva capo a un’azienda di noleggio e di distribuzione delle slot machine.
Utilizzando sofisticati sistemi informatici, il gruppo, formato da operatori commerciali e da tecnici, era in grado di “leggere” dagli apparecchi gestiti, dei dati molto inferiori a quelli reali, segnalando quindi all’amministrazione dei Monopoli di Stato volumi di gioco bassissimi a fronte dei consistenti incassi effettivi. Il danno per l’Erario stimato per il 2005 è di circa tre milioni di euro.
Graziano Cetara



ne avevamo già parlato:

GENOVA - NOVEMBRE 2005
Videopoker e Slotmachine
Signora incendiaria o ennesimo
azzardo delle cosche mafiose
clicca qui

GENOVA - NOVEMBRE 2005
Sul racket del 'pizzo' e altre attività delle mafie a Genova
clicca qui

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