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Racket dell’usura, cinque condanne

Otto anni di carcere per l’organizzatore, accusato anche di sfruttamento della prostituzione
Racket dell’usura, cinque condanne
Tassi del 10 per cento mensile. E il prestito diventava incubo
di Vincenzo Curia

Si è arricchito di un’altra condanna il carnet giudiziario di Claudio Varisco (53 anni, viale Brigate Partigiane 4), noto pregiudicato, già punito con 5 anni di carcere per aver dato vita – secondo gli inquirenti – a una lucrosa organizzazione di sfruttamento della prostituzione di giovani donne “importate” dall’Est europeo. Ieri al suo ruolino di marcia la seconda sezione del tribunale (presidente Massimo Todella) ne ha aggiunto altri otto, più ventimila euro di multa. Questa volta per usura e, manco a dirlo, anche per favoreggiamento e sfruttamento del meretricio di ragazze. E, buon per lui che il suo difensore, avvocato Riccardo Lamonaca, sia riuscito a fare cadere l’imputazione di associazione per delinquere che gli era contestata: il pm Alberto Lari voleva infatti che l’imputato venisse condannato a 10 anni di carcere.
E’ andata meglio – se così si può dire – alla sua convivente Ornella Lucente (46 anni, anch’essa assistita da Lamonaca), alla quale veniva fatto carico dei reati di usura e di associazione delittuosa: ha retto soltanto il primo addebito e perciò per lei è scattata una condanna a 2 anni e quattromila euro di multa. A Giuseppe Ghinelli (70 anni, ex rappresentante di una nota fabbrica di biscotti, coinvolto nello stesso giro di usura e difeso dall’avvocato Piero Franosa) sono stati inflitti 18 mesi di prigione. Ivano Giannotti (53 anni, titolare di una ditta di macellazione e commercio carni) e Gino Previdi, di Parma, sono stati condannati, il primo a 2 anni e tre mesi (per ricettazione) e a un anno di reclusione (il secondo), per favoreggiamento personale. Il giro di affari della presunta organizzazione, attiva dall’ottobre 2002 al 2005, sarebbe stato superiore ai 900 mila euro annui. Con i malcapitati “clienti” – stando alle indagini condotte dal pm Lari – si era instaurato un rapporto tipico dell’usura, una specie di sindrome di Stoccarda, con le vittime che continuavano a essere grati ai “cravattari”, nonostante gli interessi astronomici pretesi. Tassi che si aggiravano attorno al 10 per cento mensile e che lievitava addirittura al 120 per cento annuo. Fu possibile incastrare i componenti della banda grazie ai pazienti e difficili accertamenti della Guardia di Finanza, che aveva appreso da fonti confidenziali l’esistenza del giro. Centinaia di intercettazioni telefoniche fecero il resto.
Le vittime: casalinghe, impiegati, pensionati e anche liberi professionisti in difficoltà per dolorose vicende familiari, ma spesso pure per fare fronte a debiti di gioco. Chi non riusciva a pagare le rate si vedeva portare via mobili, oggetti preziosi e anche auto che venivano poi rivendute.

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