Genova - Usura, sequestri e confische
Processo, le richieste dell’accusa
USURA, SEQUESTRI E CONFISCHE
Chiesti i sigilli per una torrefazione, un ristorante, una latteria, un bar ed una boutique
Il pm Andrea Canciani ha quantificato le condanne da un minimo di tre anni a un massimo di sei anni di reclusione. Per altri due imputati ha proposto invece il rinvio a giudizio.
Pesanti richieste di sequestro di immobili e attività commerciali oltre alla confisca del denaro già a suo tempo sequestrato per un ammontare di 175 mila euro al processo dove sei imputati sono accusati a vario titolo di usura ed estorsione.
Le richieste di condanna e di sequestro sono state avanzate ieri mattina da pubblico ministero Andrea Canciani al processo con rito abbreviato che si svolge davanti al Gup Silvia Carpanini.Il pm ha quantificato le condanne da un minimo di tre anni ad un massimo di sei anni di reclusione. Per altri due imputati a proposto invece il rinvio a giudizio. Sono Luigi Rebolini, accusato di usura ed estorsione e Domenico Magnoli che deve rispondere solo di usura.
Per le sei persone che hanno scelto il rito abbreviato Canciani ha chiesto: per Cosimo Gorizia 6 anni (l’accusa è di usura ed estorsione): per il fratello Giuseppe Gorizia, accusato solo di usura 3 anni, entrambi difesi dall’avvocato Bugliolo; per Stefano Boragine 4 anni (avvocato Gallo); per l’amico Silvio Criscino 4 anni e 4 mesi (avvocati Sola e Valentino); per Giuseppe Sofrà 4 anni e 4 mesi (avvocato Vernazza). Infine per Giorgio Ghisu il pm ha chiesto 4 anni di reclusione (avvocato Multedo). Gli ultimi quattro imputati sono accusati di entrambi i reati.
Gli esercizi commerciali degli imputati per i quali il pm ha chiesto il sequestro preventivo e la confisca (quest’ultima scatta solo quando esiste una sentenza definitiva) sono una torrefazione, un’impresa di ristorazione, una latteria, un bar e un negozio di abbigliamento.
Era stata la denuncia di un’imprenditrice genovese, vittima di usurai, a far scattare l’operazione dei Carabinieri del Ros e del Comando Provinciale che portò agli arresti degli imputati. Da un debito iniziale di 19.000 euro l’imprenditrice si era trovata a dover restituire, in due anni, circa due milioni di euro a causa degli interessi composti fino al 350% l’anno. L’imprenditrice, impaurita dalle continue minacce ed estorsioni, insieme al fratello si recò dai Carabinieri; i due raccontarono di essere stati costretti a vendere diversi beni mobili e immobili per far fronte alle pretese degli usurai. I fatti sono compresi fra il 2002 e l’inizio del 2005.
