Operaio denuncia lavoro nero - Limprenditore lo fa picchiare
Operaio denuncia lavoro nero
L’imprenditore lo fa picchiare
GENOVA – Il muratore si era ferito in cantiere. Ma era in nero, senza tutele. Tanto che il suo datore dilavoro l’aveva lasciato a casa, senza stipendio. Lui s’era rivolto ai sindacati, presentando anche un esposto alla Procura. Mossa che gli è costato un pestaggio in piena regola. Ieri, però, l’imprenditore e i presunti picchiatori sono stati arrestati.
Il mandante dell’aggressione (costata un ricovero ospedaliero di 7 giorni per trauma cranico e addominale) è, secondo le indagini dei carabinieri di Genova, M.N., 46 anni, di origine napoletana. L’imprenditore e altre tre persone – G.V. 28 anni di origine siciliana, ritenuto il responsabile materiale del pestaggio, e i genovesi R.D., 31, e G.C., 43, quest’ultimo cognato dell’imprenditore – sono accusati in concorso tra loro, e a vario titolo, d tentata violenza privata, tentata estorsione e lesioni personali aggravate. E ora si trovano tutti agli arresti domiciliari. Le indagini dei militari avevano preso il loro avvio subito dopo l’aggressione ad A.S., genovese di 36 anni, da parte di tre uomini, avvenuta il 6 marzo 2005 all’uscita di un locale pubblico. In quella circostanza i tre aggressori avrebbero chiesto ad A.S. anche tremila euro. Secondo i militari l’aggressione e le successive minacce subite da A.S., sarebbero la conseguenza della ribellione dell’uomo al trattamento che gli era stato riservato dal suo datore di lavoro all’indomani dell’incidente sul lavoro. Un incidente grave, per il quale era stato necessario anche un intervento chirurgico ricostruttivo del calcagno. Ma del quale l’uomo, in un primo momento, non aveva neppure spiegato le cause. Un tentativo di conservare il posto di lavoro, non “tradendo” l’imprenditore. Tutto inutile. Anzi, M.N. non avrebbe neppure dato all’uomo lo stipendio del mese prima che avvenisse l’infortunio. E così il muratore s’è ribellato. M.N., a quel punto, ha cercato più volte di farlo desistere dal suo proposito. Prima con minacce telefoniche. Poi con le maniere forti. L’incubo di A.S. è finito ieri. (Ansa)
