Colloquio telefonico tra Silvio Berlusconi e Gianni Letta, Uno scoop?
dal sito Democrazia e Legalità
Pubblichiamo questo colloquio sperando che non arrivi la polizia postale a sequestrarlo.
Gianni: Silvio come stai? C’è qualcosa al cuore che non va?
Silvio: Ma va! Sto benissimo. Nessun calo pressorio di cui hanno parlato i giornali.
Gianni: E allora?
Silvio: Allora sono depresso. Sono depresso e mi va giù anche la pressione, ma per la depressione
Gianni: Depresso? E perché?
Silvio: Gianni, mi meraviglio di te. E’ possibile che non capisci? Volevo mandare a casa il Parroco, Prodi, lo sai che in privato lo chiamo così . Ci sono tutte le condizioni perché due o tre senatori passino con noi. Anzi diciamo che li ho già trovati perché mi hanno contattato spontaneamente. C’è n’è uno anche a vita.
Gianni: Bene, no?
Silvio: Bene un cazzo. Ma come facciamo a mandare al casa il Parroco se fa tutto quello che abbiamo fatto noi? Anzi, con l’indulto è andato oltre le nostre proposte. Le leggi che loro chiamano vergogna e che fanno comodo anche a loro non le toccano. La riforma Biagi non la toccano. La riforma Moratti non la toccano. Il conflitto di interesse sarà una sceneggiata napoletana perché per le mie televisioni non cambierà niente. La riforma dell’ordinamento giudiziario… campa cavallo. La distruzione delle intercettazioni illegali, abbiamo votato insieme. I soldati in Iraq restano fino a dicembre come avevo predisposto io e, novità assoluta, la sinistra non dice più che sono truppe di occupazione ma missione di pace. Previti col mio governo in carica è andato in carcere adesso se va bene forse resta anche deputato. Cosa gli dico io alla gente? Che lo mando a casa perché mi è antipatico? E poi non lo vedi che nei sondaggi siamo in netto vantaggio perché il governo fa le stesse cose che abbiamo fatto noi e la gente pensa che abbiamo governato bene. Loro hanno fatto solo una toccatina alle aliquote fiscali e basta. Perciò la gente ci premia.
Gianni: E allora con la manifestazione del 2 dicembre come la mettiamo?
Silvio: La mettiamo che la giustifichiamo con le tasse enfatizzando le nuove tasse che poi ci sono e non ci sono. Per il resto stiamo zitti perché non ci possiamo lamentare davvero.
Gianni: E con Casini?
Silvio: Casini è un furbo di tre cotte. Da democristiano conosce i suoi polli. Tu lo sai bene che quella era una scuola eccezionale. Lui ha capito che non possiamo giustificare una opposizione troppo strumentale e in piazza non viene. E’ convinto che il Parroco è davvero come il semaforo di Guzzanti. Sta fermo e aspetta. Allora in piazza non viene.
Gianni: E non possiamo aspettare anche noi?
Silvio: Caro Gianni io non ho tempo e poi se penso che lui è a palazzo Chigi e fa le stesse cose che ho fatto io vado in bestia. Gianni, ma lo sai che quando mi ha telefonato per chiedermi come stavo mi ha anche chiesto dei consigli? E io dovrei lasciarlo su quella poltrona? Inventati qualche cosa. Parla con tuo nipote e lavoriamo per le larghe intese. Un governo di un anno e poi le elezioni. Le vinciamo e io torno a Palazzo Chigi.
Fine della telefonata. E non sono bazzecole.
