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Indulto: i "furbetti", commossi ringraziano

Ricatti, tradimenti. Che squallore! Eppure sarebbe stato possibile affrontare con dignità  la grave crisi del carcere e le sofferenze dei detenuti, ormai eccedenti di gran lunga la capienza delle strutture. La Costituzione prevede amnistia e indulto quali strumenti, in determinate circostanze, utili. Se ne era fatto abuso in passato, finchè il Parlamento non si autovincolà fissando la maggioranza dei due terzi. Ed è¨ stata questa garanzia a trasformarsi, per spregiudicatezza di una parte e debolezza dell’altra, in indecenza.
L’indulto è divenuto necessario per rimediare urgentemente, e purtroppo malamente, a una sconfitta. Anzi, a molti errori. La lentezza dei processi fa durare troppo la custodia cautelare e appesantisce la situazione carceraria.
Per questo si era promesso, nel programma dell’Unione, di metter mano alla riforma dei codici, studiando in particolare depenalizzazioni, sanzioni di diversa specie, sveltimenti: solo contestualmente all’avvio del progetto sarebbe stato ammissibile il ricorso ad atti di clemenza cui, a tali condizioni, ci eravamo detti favorevoli in questa rubrica. Invece nulla. Ma nessuna protesta dell’attuale opposizione. E si capisce, non c’è¨ neppure un decreto, o una legge veramente in corsia urgente, per bloccare la congerie di decreti che attuano la  riforma Castelli. Così, a vicenda favorendosi, destra e sinistra, sia pure con distinzioni, si scambiano favori sulla testa del paese.
Il carcere ha bisogno di una migliore utilizzazione del patrimonio edilizio esistente, e di nuove  costruzioni. Il numero dei detenuti tossicodipendenti fa riflettere sulla validità  delle leggi vigenti e sulla necessità  di maggiore prevenzione e cura. La quota di extracomunitari sollecita urgenti decisioni nella politica dell’immigrazione e dell’accoglienza, oltre che nel rapporto con i paesi sottosviluppati, anche in sede europea. Non si è parlato di questi temi. Ci si è limitati a prendere atto di un affollamento che  così si rinnoverà  in breve periodo.
Approfittando della circostanza drammatica, si è data all’indulto una grande ampiezza. Non si è tenuto conto dell’esigenza di valutare appieno il significato e la gravità  di certi reati. Gli scandali Parmalat e Cirio, le vicende della Banca popolare di Lodi e dell’Antonveneta imponevano severità  in materia finanziaria e di difesa del risparmio. Il voto di scambio, cioè il connubio tra mafia e politica, in un paese che ha avuto morti tra i servitori dello Stato e i politici onesti come nessun altro, è stato pure fatto rientrare nell’indulto, con disprezzo di quei caduti così solennemente commemorati. Così anche i  reati contro la pubblica amministrazione.(E, con soddisfazione è bipartisan, le violenze del G8, di estremisti e di poliziotti, entrambe gravissime.) Hanno votato contro Lega, parte di Alleanza nazionale, Italia dei Valori. Astenuti i comunisti italiani. Sia reso loro merito. Forza Italia, valendosi del suo peso determinante, ha voluto a ogni costo l’inclusione di quei reati. L’Unione, che poteva resistere e far constatare ai cittadini la responsabilità di chi profittava dell’urgenza carceraria per salvare pochi potenti, ha ceduto: abbastanza volentieri, è parso, per debolezza, dimenticanza delle promesse, o forse per gli ambigui legami tra mondo cooperativo e ”furbetti” emersi dalle inchieste. Infine, la data di commissione dei reati per i quali opera l’indulto: il 2 maggio 2006. Molti processi, laboriosi, costosi, si faranno con la certezza dell’inutilità  delle pene. Anche lo scandalo del calcio potrà  beneficiare. Un rapporto di sana cooperazione tra forze politiche avrebbe consentito un indulto più contenuto,  inclusioni meno ripugnanti, iniziative per affrontare i problemi di fondo.  Invece siamo stati mortificati, e delusi.

 

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