Genova - Per tre anni nelle mani del racket
Corriere Mercantile – 7 maggio 2006IL DRAMMA DI UN ARTIGIANO
”Per tre anni nelle mani del racket”
La vittima è Gianfranco Casale, 52 anni, carrozziere: “Volevano sempre di più”
”All’inizio non pensavo facessero sul serio. Poi mi hanno picchiato. Ho pagato credendo di calmarli, di risolvere la questione. Era un errore. Hanno chiesto altri soldi, mi hanno minacciato di morte”
Tre anni nell’incubo. Tre anni colmi di violenza e paura, intimidazioni e minacce. Fino ai calci, ai pugni. Per estorsione. Giancarlo Casale, 52 anni, carrozziere, per mesi ha ricevuto le estenuanti visite di un gruppo di taglieggatori. “Ciclicamente venivano nella carrozzeria che ho rilevato nel 1996 a Marassi. Chiedevano soldi. All’inizio non li avevo presi sul serio. Recentemente hanno iniziato a fare sul serio. Mi hanno picchiato. Il più violento era Pennarelli. Ho dato loro quanto volevano. Sono tornati. Millantavano di essere affiliati ad una nota famiglia di malviventi, i Fiandaca”. La voce dell’uomo è scossa, l’occhio sinistro è arrossato. Sotto è ben visibile un ematoma. Attimo dopo attimo sembra rivivere le sequenze di venerdì pomeriggio, quando per l’ultima volta i malviventi si sono presentati nell’officina di via Pastonchi. Lo hanno pesato. In quel momento nella carrozzeria c’erano due ispettori della Squadra Mobile che hanno arrestato tre dei cinque malviventi. Gli altri due sono riusciti a fuggire. “Di uno dei due conoscono l’identità. L’altro è un emerito sconosciuto”.
Signor Casale, non tutte le persone che l’hanno taglieggiata sono state arrestate. Ha paura?
”Certo non sono tranquillo. La mia mente non è ancora completamente lucida. Sono stato all’ospedale sino a mezzanotte di ieri (venerdì, ndr). Io sono un uomo serio, onesto. Per questo non ho intenzione di tacere. E poi la polizia mi ha rassicurato. Mia moglie ed io siamo sotto protezione.”
I taglieggiatori quando si sono presentati per la prima volta?
”Tre anni fa. Ma non ho dato molto peso alla cosa. Pensavo fossero dei disperati”.
Loro però non hanno smesso di tornare, avanzando pretese…
”Con il passare del tempo le ‘visite’, prima rade, sono aumentate. Chiedevano soldi. Mi minacciavano di morte. Il 26 aprile, di fronte ai dipendenti e mio nipote, che è pure il mio socio, mi hanno picchiato riducendomi male”
Ha reagito?
”No. Anzi. Ingenuamente ho dato loro i soldi. Millecinquecento euro. Speravo che la smettessero. Invece hanno continuato a chiedere soldi. Ne volevano ancora e subito”.
Cosa ha fatto?
”Dopo una notte insonne ho deciso di contattare un ispettore della Mobile con cui ho un rapporto di amicizia. Per un consiglio. Gli ho chiesto di venire in carrozzeria. Ero certo di essere pedinato. Non volevano che sapessero che avevo preso contatti con la Polizia”.
A clienti in Polizia?
”Noi serviamo Polizia, Guardia di Finanza, Carabinieri, Polizia Penitenziaria, Pubbliche assistenze. Facciamo anche mezzi blindati. Per questo abbiamo un sistema di telecamere a circuito chiuso che ci controlla continuamente. Siamo onesti e abbiamo prezzi giusti. Non siamo ben visti nell’ambiente proprio per questo motivo”.
”Quelli sono arrivati in cinque. Ero in ufficio con i due ispettori. Per caso erano lì. Nel monitor abbiamo visto i malviventi. Mi hanno fatto uscire. Volevano soldi. Mi hanno picchiato. Io ho perso i sensi. Quando mi sono svegliato tre dei cinque erano stati arrestati. Altri due erano riusciti a scappare. Vorrei ringraziare gli investigatori. Senza di loro credo che non sarei qui a raccontare questa storia”.
Francesco Ricci
L’OPERAZIONE DELLA MOBILE
”Siamo della famiglia Fiandaca, ti decidi a pagare o no?”
Gli investigatori entrano in azione e scattano le manette
Sono stati presi in flagranza, colti nell’atto di esigere il pizzo dal titolare della Carrozzeria S.A.R.A.S. di via Pastonchi a Marassi, Gianfranco Casale, al quale due settimane prima avevano già estorto mille e cinquecento euro. A finire in carcere in un operazione condotta dalla sezione criminalità della squadra mobile, con l’accusa di tentata estorsione e lesioni sono Salvatore Marino, 44 anni, originario di Marsala (Trapani), Angelo Scaglione, 49 e Paolo Gennarelli, 40, tutti e tre residenti a Genova. Secondo quanto ricostruito dal capo della squadra mobile Claudio Sanfilippo, due degli arrestati, Scaglione e Marino, sono pregiudicati e collegati con la famiglia mafiosa dei Fiandaca. Due investigatori della Sezione Criminalità Organizzata venerdì pomeriggio erano andati a parlare con il titolare della carrozzeria e proprio mentre i due poliziotti si trovavano negli uffici della ditta è arrivata un auto con a bordo Marino, Gennarelli e Scaglione. Al seguito altre due persone in scooter. Casale è sceso nell’officina ad accogliere i tre uomini, mentre gli investigatori sono rimasti nell’ufficio, per seguire gli avvenimenti nel monitor de circuito chiuso. E’ seguito un scambio di battute. A parlare, hanno spiegato alla mobile, è stato Gennarelli, che ha affrontato il carrozziere chiedendogli i soldi. Subito dopo, secondo la ricostruzione, Marino ha dato un pugno in faccia all’artigiano, che è crollato a terra perdendo i sensi. I tre taglieggiatori sono stati arrestati, mentre il carrozziere è stato portato al pronto soccorso.
