Non toccate le bambine
Non toccate le bambine
di Fabrizio Gatti
Sono minorenni. Arrivano dall'Europa dell'Est o dall'Africa. Ridotte in schiavitù e costrette a vendersi. Non possono essere espulse. E l'Italia diventa il loro inferno
Quanto vale una ragazza di 18 anni o forse meno? L'offerta è stata buttata lì qualche sera fa, nel dopocena sul tavolo di una pizzeria alle porte di Torino. "Se hai 15 mila euro, diventa tua. Pagamento in tre mesi". Pochi minuti per decidere, tra il caffè e un bicchiere di grappa: "Guardala, è un affare. Te la porti a vivere con te...". Alla fine il ricatto: "Se non trova 15 mila euro in tre mesi, dovrà pagarne 50 mila all'organizzazione che l'ha fatta arrivare in Italia. E sai cosa vuol dire? Che se non l'aiuti, la manderanno a battere sulla strada". Paolo G., 41 anni, single, non si aspettava di concludere la serata con un profondo senso di colpa. Una risposta la doveva pur dare a quell'amico di mezza età che l'aveva invitato a cena. L'amico è un imprenditore piemontese con l'azienda che va così così e la testa piena di Viagra: dopo aver lanciato la proposta, ha aspettato seduto tra la nuova moglie nigeriana di vent'anni più giovane e la teenager in vendita, sorella di lei. "Gli ho risposto che avrei immediatamente portato la ragazza alla comunità del Gruppo Abele", racconta Paolo G., "ma lui, che bazzica le chiese pentecostali, mi ha fatto un discorso sul valore del debito e della promessa data. Insomma, dopo il mio rifiuto avrà provato a vendere sua cognata a qualcun altro in cerca di moglie. Oppure l'avrà mandata sulla strada. Se no, come trova quei soldi?".
Nell'Italia marchettara dove tutto si può comprare, anche la prostituzione si è inventata nuove strade. Compreso il fai-da-te di famiglia. Non importa se il contratto è per la vita o per dieci minuti sul sedile ribaltabile di una macchina. Cambia solo il costo. Eravamo il Paese dei latin lover. Siamo un popolo di clienti. Così le bande di trafficanti si adeguano. La domanda di sesso a pagamento aumenta? Loro procurano l'offerta. Con ragazze sempre più giovani. Fino alle baby-squillo, insulto un po' cinematografico per indicare ragazzine strappate dai banchi di scuola e mandate in tanga e canottiera a vendersi sui viali. Alla periferia di Roma le fanno dormire nelle grotte. La via Salaria è un postribolo di minorenni al chiaro dei lampioni e spesso anche alla luce del pomeriggio. Lo stesso, dopo le 11 di sera, diventa via Cristoforo Colombo, l'arteria che porta al mare e all'aeroporto di Fiumicino. A Milano non occorre uscire dalla città: ragazze europee e africane sono tornate a occupare piazzale Loreto, viale Abruzzi, la Circonvallazione fin dentro i quartieri semicentrali come i Navigli e il parco Ravizza. Dalle parti di Perugia hanno scoperto una gang di moldavi che legava le adolescenti alle pareti di una stalla abbandonata. Ma la distribuzione di ragazze è capillare su tutta la Penisola. Raggiunge le campagne sperdute, perché lì la domanda dei clienti su camion e trattori è altrettanto forte. Come lungo la statale 16, tra Foggia e San Severo, dove non esistono altro che campi di pomodoro e vigne. La notte le nigeriane bruciano i copertoni per farsi vedere, di giorno vanno a dormire nell'ex zuccherificio a Rignano Garganico. Oppure la statale Adriatica da Rimini a San Benedetto del Tronto. E ancora Bari, Catania, Cremona, Prato, Aosta, Treviso. Al di fuori dei confini dell'Unione europea il mondo è pieno di famiglie ridotte alla fame. I trafficanti non fanno altro che portare le figlie di quelle famiglie là dove clienti ricchi possono mantenere loro e i loro sfruttatori.
Nessuno conosce quante siano le prostitute in Italia. C'è soltanto una stima: tra 50 mila e 70 mila persone e non tutte sottoposte a un controllo violento. Il giro d'affari è mostruoso: ipotizzando un guadagno a testa di 2 mila euro a settimana, fa un incasso settimanale di 140 milioni di euro. Ma secondo Transcrime, l'osservatorio dell'Università di Trento, in quel totale il numero delle donne prigioniere del traffico di esseri umani e dello sfruttamento sessuale è in continua crescita. Le statistiche danno un minimo annuale di vittime (che a volte può coincidere con l'inverno) e un massimo (l'estate): dalla stima di 17.550-35.500 ragazze nel 2001 si passa a 19.710-39.420 nel 2004. Un altro istituto di ricerca e assistenza, il Parsec di Roma, fornisce cifre più caute. Ma comunque spaventose: quasi 23 mila donne sfruttate. E non c'è solo la prostituzione di strada. Perché la forma più temuta dalle ragazze resta quella invisibile tra le mura di night-club e appartamenti. In confronto all'Europa, l'Italia ha il record: le donne 'vittime della tratta a scopo di sfruttamento sessuale' sono 115 ogni 100 mila abitanti maschi con più di 15 anni. Al secondo posto l'Austria con 84 vittime. L'Olanda è ferma a 76. La Spagna a 54. La Germania a 45. La Francia a 27.
Ma come si potrebbe identificare il reato di prostituzione? Nell'atto sessuale? Nel pagamento? Nella lunghezza della minigonna? La questione preoccupa sociologi e consulenti dei Comuni più sensibili. "Un provvedimento del genere", osserva Lorenza Maluccelli, ricercatrice dell'Università di Ferrara e autrice di saggi, "spingerebbe le ragazze in circuiti ancor meno visibili e più pericolosi. Quante sono le donne violentate nel silenzio? Quelle uccise? Eppure non c'è indignazione perché, per la cultura morale, se sono prostitute se la sono cercata. Gli uomini invece dovrebbero cominciare a interrogarsi sulla loro sessualità. Si dice che in Italia ci siano 9 milioni di clienti. C'è una segregazione mondiale del lavoro delle donne. Dai Paesi più poveri l'Italia prende prostitute e badanti. Due forme di servizi alla persona. E non è un caso che in tutti e due i settori lo sfruttamento di immigrate e clandestine sia largamente diffuso". A volte le prostitute hanno un lavoro regolare proprio come badanti. "Ma quando la questura lo scopre", denuncia Alessandra Ballerini, avvocato della Cgil a Genova, "il permesso di soggiorno può essere negato. Anche se la prostituzione non è vietata dalla legge".
Un progetto riuscito di mediazione tra le proteste degli abitanti e l'andirivieni di clienti l'ha inventato il Comune di Mestre. Qui le prostitute sono state invitate a trasferirsi in 'zone informali' meno abitate. Il potenziamento dell'illuminazione stradale, l'assistenza di unità di strada e la sorveglianza discreta dei vigili urbani ha convinto ragazze e travestiti a spostarsi nelle aree indicate. "L'approccio è pragmatico, puntiamo alla riduzione del danno", spiega il coordinatore, Claudio Donadel: "E ha sicuramente portato a una migliore convivenza e a un forte contrasto delle reti criminali. Dal '99, 172 ragazze sono uscite dallo sfruttamento e più di 680 persone sono state arrestate e condannate. Ora il progetto sarà esteso al Veneto. Partecipano tutti. Tranne, ovviamente, Treviso. E Belluno, dove la prostituzione è meno visibile".
Dal Veneto al Piemonte si muovono i trafficanti della mafia nigeriana. Uno di loro è famoso a Torino come pastore pentecostale. E a Verona, in un bar di Veronetta dove lavora, come basista del racket. Fa parte della rete che costringe migliaia di ragazze africane a saldare il prezzo della loro schiavitù, vendendosi sulle strade. Alcuni pastori nigeriani hanno un ruolo fondamentale. Spesso hanno di fronte giovani spaventate e analfabete. E durante le prediche le minacciano con le peggiori pene dell'inferno se non onorano il debito con l'organizzazione. A volte gli avvertimenti si trasformano in aggressioni ai familiari in Nigeria. Così l'unica via d'uscita dallo sfruttamento è l'aiuto dei clienti. "Il 90 per cento delle ragazze nigeriane", spiega Claudio Magnabosco, fondatore del progetto La ragazza di Benin City, "esce dalla tratta accompagnato da un uomo, cliente o ex cliente che è diventato amico, fidanzato o marito". Il progetto punta alla sensibilizzazione dei 'consumatori': "I clienti, se informati, possono diventare una risorsa. Vogliono multarli? Facciano pure, ma chi aiuterà le ragazze segregate?". Una delle vittime della tratta, Isoke Aikpitanyi, è oggi moglie di Claudio Magnabosco: "Per uscire", racconta Isoke, "basterebbe darci una opportunità, un permesso di soggiorno anche breve, sei mesi, per cercare un lavoro vero. In cambio dei documenti, invece, le autorità pretendono che denunci qualcuno. Dobbiamo far sapere quello che succede. Le 200 nigeriane assassinate in Italia. Le stuprate. Le madri alle quali le maman prendono i figli per ricattarle. I black boy che spacciano droga. Le famiglie che spingono le figlie minorenni a venire in Europa. La corruzione che favorisce i trafficanti. Le mutilazioni sessuali, il debito da pagare che non finisce mai, i pastori cristiani che collaborano con il racket, le ragazze che muoiono attraversando il deserto. Questa è la tratta. Davvero pensate che il problema sia la prostituzione?".
Maschio ora paghi tu
di Chiara Valentini
La legge Merlin è superata. Perché i tempi sono cambiati e ora emerge una inquietante pedofilia. Che va stroncata. Colpendo severamente gli sfruttatori delle ragazzine e i clienti. Parla una storica femminista. Colloquio con Dacia Maraini
In un testo teatrale degli anni '70, 'Dialogo di una prostituta con il suo cliente', tradotto in 22 lingue e rappresentato ancora oggi, Dacia Maraini cercava di dimostrare che in sostanza la prostituzione stava diventando un mestiere come un altro. Ma in tempi più recenti, di fronte alle ragazze straniere trascinate sui marciapiedi di casa nostra da bande di sfruttatori, aveva cambiato decisamente idea. E aveva scritto, con il gruppo femminista Controparola, una 'Lettera aperta ai clienti delle lucciole', uscita su 'L'espresso'. Dacia si rivolgeva a quei protagonisti sfuggenti del mercato a luci rosse che sono appunto i clienti, "non per criminalizzarli o metterli alla gogna, ma per invitarli a riflettere su cosa significa andare a letto con una donna in stato di schiavitù". E a trarne le dovute conseguenze.
Dalla Lettera sono passati un po' di anni, ma si direbbe che i clienti siano cambiati solo in peggio. Lei cosa ne pensa?
"Non c'è nessun dubbio. I clienti aumentano. Ed è sconvolgente che sui marciapiedi stiano arrivando ragazze sempre più giovani, bambine addirittura. Purtroppo arrivano perché sono molto richieste. Emerge una pedofilia ben più diffusa di quel che pensiamo, in un'epoca in cui sembra che molti uomini abbiano mollato i freni inibitori".
Cosa può spingere un essere umano adulto a cercare una bambina?
"Ho trovato illuminante la storia di Natasha, la ragazzina austriaca tenuta prigioniera per tanto tempo in quella cantina dal suo rapitore. È come se lui avesse ripetuto per anni e anni quel che un cliente qualsiasi fa nell'incontro di una sera. L'aveva segregata per usarla come una cosa sua. Era in questo il suo piacere, era nell'idea di dominarla, di decidere ogni momento della sua vita, probabilmente più che negli incontri sessuali. Anche chi paga una bambina che si prostituisce si illude di esercitare questo potere assoluto".
Però le giovani e belle lucciole dell'Est che affollano i marciapiedi dovrebbero suscitare desideri diversi.
"Non ne sarei sicura. Mi ha colpito molto sentire alla televisione l'intervista ad un uomo sulla quarantina, sposato e padre di due figli, che va due volte a settimana con una qualche prostituta. Quando gli hanno chiesto perché lui ha risposto con queste precise parole: 'Compro questa ragazza e ne faccio quello che voglio'. Ecco, nella sua brutalità è l'immagine perfetta di quel che spinge oggi un uomo a cercare sesso a pagamento senza neanche preoccuparsi se la donna che paga è lì per sua volontà oppure no. Parole come piacere e erotismo lo interessano poco. Gli bastano quei dieci minuti in cui può pensare 'L'ho pagata e la domino'. Se quel rapporto per qualche ragione diventasse gratis non gli interesserebbe più".
Ma tutta la mitologia della prostituzione, tutta la letteratura che è stata fatta sulla trasgressione erotica, sui desideri inconfessabili che solo lì possono essere soddisfatti, dove va a finire?
"È uno dei tanti luoghi comuni che sono caduti. Quando le prostitute si raccontano parlano sempre di regole rigidissime: niente baci, niente rapporti anali o sadomaso, a meno che non si tratti di una specialista. Ma tutto questo importa poco a uomini che si sentono sempre meno potenti, che sentono scivolare via il loro potere anche sul piano culturale. Se negli anni '50 si permettevano di dire in casa 'Qui comando io', oggi possono dirlo solo in un incontro mercenario".
Da una ricerca fatta qualche anno fa a Milano veniva fuori l'assoluta indifferenza di buona parte dei clienti delle lucciole per la loro condizione di non libertà. Neanche l'ombra della tratta sembrava impressionarli. "Mi dispiace per loro però ognuno ha quello che si merita e io non posso farci niente", diceva per esempio uno studente di scienze politiche.
"Questo è il punto cruciale, la razionalizzazione dell'egoismo e la difesa di antichi privilegi. Ma l'indifferenza non è più accettabile, perché non si può fingere di ignorare qualcosa di cui i giornali e le televisioni parlano così spesso. Gli uomini devono mettersi in testa che andare a letto con una prostituta straniera spesso vuol dire incoraggiare la malavita internazionale, sostenere i racket. In certi casi vuol dire anche diventare complici di reati gravi, di abuso di minorenne, di sequestro di persona".
Ma la legge Merlin non prevede nessuna responsabilità per il cliente.
"La Merlin non può essere un tabù, è arrivato il momento di cambiarla. Quando era stata scritta il commercio sessuale si svolgeva fra adulti consenzienti. E questo deve restare lecito. Ma oggi c'è ben altro. Certo bisogna perseguire gli sfruttatori, che però sono difficili da individuare. Il cliente invece è sotto i nostri occhi. E non può continuare a essere l'eterno irresponsabile".
Insomma, lei propone di renderlo punibile?
"In certi casi sì. Non capisco perché chi compra merce rubata da un ricettatore non può cavarsela dicendo 'ma io non sapevo', mentre un signore che carica una ragazzina in macchina non è tenuto a valutare la sua età, a informarsi".
Non teme che l'accusino di sostenere posizioni forcaiole?
"No, qui si tratta dell'elementare difesa di esseri umani. Non può più continuare la tacita tolleranza che c'è sempre stata sulla prostituzione, bisogna rompere quello schema culturale. Non è possibile indignarsi per la tratta dei raccoglitori di pomodori e chiudere un occhio sulla tratta delle donne".
Molti sindaci hanno cercato in questi anni di combattere il fenomeno con misure d'emergenza, dalle telecamere nei luoghi d'incontro alle multe per sosta vietata ai clienti. Proprio su questo Wladimir Luxuria se l'è presa con Veltroni.
"Capisco che può sembrare una limitazione delle libertà individuali. Ma anche questo è un modo per disturbare i trafficanti e forse anche per far prendere coscienza ai clienti".
La prostituzione c'è sempre stata e ci sarà sempre, è il vecchio adagio che ci sentiamo ripetere. È d'accordo?
"Non credo che la prostituzione sia destinata a essere eterna. Anche la schiavitù sembrava indistruttibile e invece è tramontata. Può anche risorgere qua e là, ma è bollata come intollerabile in tutto il mondo civile. Spero che prima o poi succederà la stessa cosa per il mercato delle donne".
Intanto le italiane che si prostituiscono sono diventate una minoranza rispetto alle straniere. Qual è la ragione?
"Forse è come per le badanti, certi lavori duri le italiane non li vogliono più fare. Ma è un'ipotesi".
Anche le femministe, osserva qualcuno, non si battono contro le nuove schiavitù.
"Ma il femminismo non è mica un partito o un sindacato. Da molti anni è frazionato in gruppi che riflettono, che lavorano su temi concreti, compresa la prostituzione. Ma i media hanno seguito poco. Poi c'è stata la manifestazione di Milano dell'anno scorso, un fiume in piena dalle ragazze fino alle anziane, indignate per gli attacchi ai loro diritti. Chissà che la piazza non torni a essere il modo giusto perché le donne si facciano ascoltare".
26.10.2006 - REPORTAGE – L’ESPRESSO
Non toccate le bambine
di Fabrizio Gatti
Sono minorenni. Arrivano dall'Europa dell'Est o dall'Africa. Ridotte in schiavitù e costrette a vendersi. Non possono essere espulse. E l'Italia diventa il loro inferno
Quanto vale una ragazza di 18 anni o forse meno? L'offerta è stata buttata lì qualche sera fa, nel dopocena sul tavolo di una pizzeria alle porte di Torino. "Se hai 15 mila euro, diventa tua. Pagamento in tre mesi". Pochi minuti per decidere, tra il caffè e un bicchiere di grappa: "Guardala, è un affare. Te la porti a vivere con te...". Alla fine il ricatto: "Se non trova 15 mila euro in tre mesi, dovrà pagarne 50 mila all'organizzazione che l'ha fatta arrivare in Italia. E sai cosa vuol dire? Che se non l'aiuti, la manderanno a battere sulla strada". Paolo G., 41 anni, single, non si aspettava di concludere la serata con un profondo senso di colpa. Una risposta la doveva pur dare a quell'amico di mezza età che l'aveva invitato a cena. L'amico è un imprenditore piemontese con l'azienda che va così così e la testa piena di Viagra: dopo aver lanciato la proposta, ha aspettato seduto tra la nuova moglie nigeriana di vent'anni più giovane e la teenager in vendita, sorella di lei. "Gli ho risposto che avrei immediatamente portato la ragazza alla comunità del Gruppo Abele", racconta Paolo G., "ma lui, che bazzica le chiese pentecostali, mi ha fatto un discorso sul valore del debito e della promessa data. Insomma, dopo il mio rifiuto avrà provato a vendere sua cognata a qualcun altro in cerca di moglie. Oppure l'avrà mandata sulla strada. Se no, come trova quei soldi?".
Nell'Italia marchettara dove tutto si può comprare, anche la prostituzione si è inventata nuove strade. Compreso il fai-da-te di famiglia. Non importa se il contratto è per la vita o per dieci minuti sul sedile ribaltabile di una macchina. Cambia solo il costo. Eravamo il Paese dei latin lover. Siamo un popolo di clienti. Così le bande di trafficanti si adeguano. La domanda di sesso a pagamento aumenta? Loro procurano l'offerta. Con ragazze sempre più giovani. Fino alle baby-squillo, insulto un po' cinematografico per indicare ragazzine strappate dai banchi di scuola e mandate in tanga e canottiera a vendersi sui viali. Alla periferia di Roma le fanno dormire nelle grotte. La via Salaria è un postribolo di minorenni al chiaro dei lampioni e spesso anche alla luce del pomeriggio. Lo stesso, dopo le 11 di sera, diventa via Cristoforo Colombo, l'arteria che porta al mare e all'aeroporto di Fiumicino. A Milano non occorre uscire dalla città: ragazze europee e africane sono tornate a occupare piazzale Loreto, viale Abruzzi, la Circonvallazione fin dentro i quartieri semicentrali come i Navigli e il parco Ravizza. Dalle parti di Perugia hanno scoperto una gang di moldavi che legava le adolescenti alle pareti di una stalla abbandonata. Ma la distribuzione di ragazze è capillare su tutta la Penisola. Raggiunge le campagne sperdute, perché lì la domanda dei clienti su camion e trattori è altrettanto forte. Come lungo la statale 16, tra Foggia e San Severo, dove non esistono altro che campi di pomodoro e vigne. La notte le nigeriane bruciano i copertoni per farsi vedere, di giorno vanno a dormire nell'ex zuccherificio a Rignano Garganico. Oppure la statale Adriatica da Rimini a San Benedetto del Tronto. E ancora Bari, Catania, Cremona, Prato, Aosta, Treviso. Al di fuori dei confini dell'Unione europea il mondo è pieno di famiglie ridotte alla fame. I trafficanti non fanno altro che portare le figlie di quelle famiglie là dove clienti ricchi possono mantenere loro e i loro sfruttatori.
Nessuno conosce quante siano le prostitute in Italia. C'è soltanto una stima: tra 50 mila e 70 mila persone e non tutte sottoposte a un controllo violento. Il giro d'affari è mostruoso: ipotizzando un guadagno a testa di 2 mila euro a settimana, fa un incasso settimanale di 140 milioni di euro. Ma secondo Transcrime, l'osservatorio dell'Università di Trento, in quel totale il numero delle donne prigioniere del traffico di esseri umani e dello sfruttamento sessuale è in continua crescita. Le statistiche danno un minimo annuale di vittime (che a volte può coincidere con l'inverno) e un massimo (l'estate): dalla stima di 17.550-35.500 ragazze nel 2001 si passa a 19.710-39.420 nel 2004. Un altro istituto di ricerca e assistenza, il Parsec di Roma, fornisce cifre più caute. Ma comunque spaventose: quasi 23 mila donne sfruttate. E non c'è solo la prostituzione di strada. Perché la forma più temuta dalle ragazze resta quella invisibile tra le mura di night-club e appartamenti. In confronto all'Europa, l'Italia ha il record: le donne 'vittime della tratta a scopo di sfruttamento sessuale' sono 115 ogni 100 mila abitanti maschi con più di 15 anni. Al secondo posto l'Austria con 84 vittime. L'Olanda è ferma a 76. La Spagna a 54. La Germania a 45. La Francia a 27.
Ma come si potrebbe identificare il reato di prostituzione? Nell'atto sessuale? Nel pagamento? Nella lunghezza della minigonna? La questione preoccupa sociologi e consulenti dei Comuni più sensibili. "Un provvedimento del genere", osserva Lorenza Maluccelli, ricercatrice dell'Università di Ferrara e autrice di saggi, "spingerebbe le ragazze in circuiti ancor meno visibili e più pericolosi. Quante sono le donne violentate nel silenzio? Quelle uccise? Eppure non c'è indignazione perché, per la cultura morale, se sono prostitute se la sono cercata. Gli uomini invece dovrebbero cominciare a interrogarsi sulla loro sessualità. Si dice che in Italia ci siano 9 milioni di clienti. C'è una segregazione mondiale del lavoro delle donne. Dai Paesi più poveri l'Italia prende prostitute e badanti. Due forme di servizi alla persona. E non è un caso che in tutti e due i settori lo sfruttamento di immigrate e clandestine sia largamente diffuso". A volte le prostitute hanno un lavoro regolare proprio come badanti. "Ma quando la questura lo scopre", denuncia Alessandra Ballerini, avvocato della Cgil a Genova, "il permesso di soggiorno può essere negato. Anche se la prostituzione non è vietata dalla legge".
Un progetto riuscito di mediazione tra le proteste degli abitanti e l'andirivieni di clienti l'ha inventato il Comune di Mestre. Qui le prostitute sono state invitate a trasferirsi in 'zone informali' meno abitate. Il potenziamento dell'illuminazione stradale, l'assistenza di unità di strada e la sorveglianza discreta dei vigili urbani ha convinto ragazze e travestiti a spostarsi nelle aree indicate. "L'approccio è pragmatico, puntiamo alla riduzione del danno", spiega il coordinatore, Claudio Donadel: "E ha sicuramente portato a una migliore convivenza e a un forte contrasto delle reti criminali. Dal '99, 172 ragazze sono uscite dallo sfruttamento e più di 680 persone sono state arrestate e condannate. Ora il progetto sarà esteso al Veneto. Partecipano tutti. Tranne, ovviamente, Treviso. E Belluno, dove la prostituzione è meno visibile".
Dal Veneto al Piemonte si muovono i trafficanti della mafia nigeriana. Uno di loro è famoso a Torino come pastore pentecostale. E a Verona, in un bar di Veronetta dove lavora, come basista del racket. Fa parte della rete che costringe migliaia di ragazze africane a saldare il prezzo della loro schiavitù, vendendosi sulle strade. Alcuni pastori nigeriani hanno un ruolo fondamentale. Spesso hanno di fronte giovani spaventate e analfabete. E durante le prediche le minacciano con le peggiori pene dell'inferno se non onorano il debito con l'organizzazione. A volte gli avvertimenti si trasformano in aggressioni ai familiari in Nigeria. Così l'unica via d'uscita dallo sfruttamento è l'aiuto dei clienti. "Il 90 per cento delle ragazze nigeriane", spiega Claudio Magnabosco, fondatore del progetto La ragazza di Benin City, "esce dalla tratta accompagnato da un uomo, cliente o ex cliente che è diventato amico, fidanzato o marito". Il progetto punta alla sensibilizzazione dei 'consumatori': "I clienti, se informati, possono diventare una risorsa. Vogliono multarli? Facciano pure, ma chi aiuterà le ragazze segregate?". Una delle vittime della tratta, Isoke Aikpitanyi, è oggi moglie di Claudio Magnabosco: "Per uscire", racconta Isoke, "basterebbe darci una opportunità, un permesso di soggiorno anche breve, sei mesi, per cercare un lavoro vero. In cambio dei documenti, invece, le autorità pretendono che denunci qualcuno. Dobbiamo far sapere quello che succede. Le 200 nigeriane assassinate in Italia. Le stuprate. Le madri alle quali le maman prendono i figli per ricattarle. I black boy che spacciano droga. Le famiglie che spingono le figlie minorenni a venire in Europa. La corruzione che favorisce i trafficanti. Le mutilazioni sessuali, il debito da pagare che non finisce mai, i pastori cristiani che collaborano con il racket, le ragazze che muoiono attraversando il deserto. Questa è la tratta. Davvero pensate che il problema sia la prostituzione?".
Maschio ora paghi tu
di Chiara Valentini
La legge Merlin è superata. Perché i tempi sono cambiati e ora emerge una inquietante pedofilia. Che va stroncata. Colpendo severamente gli sfruttatori delle ragazzine e i clienti. Parla una storica femminista. Colloquio con Dacia Maraini
In un testo teatrale degli anni '70, 'Dialogo di una prostituta con il suo cliente', tradotto in 22 lingue e rappresentato ancora oggi, Dacia Maraini cercava di dimostrare che in sostanza la prostituzione stava diventando un mestiere come un altro. Ma in tempi più recenti, di fronte alle ragazze straniere trascinate sui marciapiedi di casa nostra da bande di sfruttatori, aveva cambiato decisamente idea. E aveva scritto, con il gruppo femminista Controparola, una 'Lettera aperta ai clienti delle lucciole', uscita su 'L'espresso'. Dacia si rivolgeva a quei protagonisti sfuggenti del mercato a luci rosse che sono appunto i clienti, "non per criminalizzarli o metterli alla gogna, ma per invitarli a riflettere su cosa significa andare a letto con una donna in stato di schiavitù". E a trarne le dovute conseguenze.
Dalla Lettera sono passati un po' di anni, ma si direbbe che i clienti siano cambiati solo in peggio. Lei cosa ne pensa?
"Non c'è nessun dubbio. I clienti aumentano. Ed è sconvolgente che sui marciapiedi stiano arrivando ragazze sempre più giovani, bambine addirittura. Purtroppo arrivano perché sono molto richieste. Emerge una pedofilia ben più diffusa di quel che pensiamo, in un'epoca in cui sembra che molti uomini abbiano mollato i freni inibitori".
Cosa può spingere un essere umano adulto a cercare una bambina?
"Ho trovato illuminante la storia di Natasha, la ragazzina austriaca tenuta prigioniera per tanto tempo in quella cantina dal suo rapitore. È come se lui avesse ripetuto per anni e anni quel che un cliente qualsiasi fa nell'incontro di una sera. L'aveva segregata per usarla come una cosa sua. Era in questo il suo piacere, era nell'idea di dominarla, di decidere ogni momento della sua vita, probabilmente più che negli incontri sessuali. Anche chi paga una bambina che si prostituisce si illude di esercitare questo potere assoluto".
Però le giovani e belle lucciole dell'Est che affollano i marciapiedi dovrebbero suscitare desideri diversi.
"Non ne sarei sicura. Mi ha colpito molto sentire alla televisione l'intervista ad un uomo sulla quarantina, sposato e padre di due figli, che va due volte a settimana con una qualche prostituta. Quando gli hanno chiesto perché lui ha risposto con queste precise parole: 'Compro questa ragazza e ne faccio quello che voglio'. Ecco, nella sua brutalità è l'immagine perfetta di quel che spinge oggi un uomo a cercare sesso a pagamento senza neanche preoccuparsi se la donna che paga è lì per sua volontà oppure no. Parole come piacere e erotismo lo interessano poco. Gli bastano quei dieci minuti in cui può pensare 'L'ho pagata e la domino'. Se quel rapporto per qualche ragione diventasse gratis non gli interesserebbe più".
Ma tutta la mitologia della prostituzione, tutta la letteratura che è stata fatta sulla trasgressione erotica, sui desideri inconfessabili che solo lì possono essere soddisfatti, dove va a finire?
"È uno dei tanti luoghi comuni che sono caduti. Quando le prostitute si raccontano parlano sempre di regole rigidissime: niente baci, niente rapporti anali o sadomaso, a meno che non si tratti di una specialista. Ma tutto questo importa poco a uomini che si sentono sempre meno potenti, che sentono scivolare via il loro potere anche sul piano culturale. Se negli anni '50 si permettevano di dire in casa 'Qui comando io', oggi possono dirlo solo in un incontro mercenario".
Da una ricerca fatta qualche anno fa a Milano veniva fuori l'assoluta indifferenza di buona parte dei clienti delle lucciole per la loro condizione di non libertà. Neanche l'ombra della tratta sembrava impressionarli. "Mi dispiace per loro però ognuno ha quello che si merita e io non posso farci niente", diceva per esempio uno studente di scienze politiche.
"Questo è il punto cruciale, la razionalizzazione dell'egoismo e la difesa di antichi privilegi. Ma l'indifferenza non è più accettabile, perché non si può fingere di ignorare qualcosa di cui i giornali e le televisioni parlano così spesso. Gli uomini devono mettersi in testa che andare a letto con una prostituta straniera spesso vuol dire incoraggiare la malavita internazionale, sostenere i racket. In certi casi vuol dire anche diventare complici di reati gravi, di abuso di minorenne, di sequestro di persona".
Ma la legge Merlin non prevede nessuna responsabilità per il cliente.
"La Merlin non può essere un tabù, è arrivato il momento di cambiarla. Quando era stata scritta il commercio sessuale si svolgeva fra adulti consenzienti. E questo deve restare lecito. Ma oggi c'è ben altro. Certo bisogna perseguire gli sfruttatori, che però sono difficili da individuare. Il cliente invece è sotto i nostri occhi. E non può continuare a essere l'eterno irresponsabile".
Insomma, lei propone di renderlo punibile?
"In certi casi sì. Non capisco perché chi compra merce rubata da un ricettatore non può cavarsela dicendo 'ma io non sapevo', mentre un signore che carica una ragazzina in macchina non è tenuto a valutare la sua età, a informarsi".
Non teme che l'accusino di sostenere posizioni forcaiole?
"No, qui si tratta dell'elementare difesa di esseri umani. Non può più continuare la tacita tolleranza che c'è sempre stata sulla prostituzione, bisogna rompere quello schema culturale. Non è possibile indignarsi per la tratta dei raccoglitori di pomodori e chiudere un occhio sulla tratta delle donne".
Molti sindaci hanno cercato in questi anni di combattere il fenomeno con misure d'emergenza, dalle telecamere nei luoghi d'incontro alle multe per sosta vietata ai clienti. Proprio su questo Wladimir Luxuria se l'è presa con Veltroni.
"Capisco che può sembrare una limitazione delle libertà individuali. Ma anche questo è un modo per disturbare i trafficanti e forse anche per far prendere coscienza ai clienti".
La prostituzione c'è sempre stata e ci sarà sempre, è il vecchio adagio che ci sentiamo ripetere. È d'accordo?
"Non credo che la prostituzione sia destinata a essere eterna. Anche la schiavitù sembrava indistruttibile e invece è tramontata. Può anche risorgere qua e là, ma è bollata come intollerabile in tutto il mondo civile. Spero che prima o poi succederà la stessa cosa per il mercato delle donne".
Intanto le italiane che si prostituiscono sono diventate una minoranza rispetto alle straniere. Qual è la ragione?
"Forse è come per le badanti, certi lavori duri le italiane non li vogliono più fare. Ma è un'ipotesi".
Anche le femministe, osserva qualcuno, non si battono contro le nuove schiavitù.
"Ma il femminismo non è mica un partito o un sindacato. Da molti anni è frazionato in gruppi che riflettono, che lavorano su temi concreti, compresa la prostituzione. Ma i media hanno seguito poco. Poi c'è stata la manifestazione di Milano dell'anno scorso, un fiume in piena dalle ragazze fino alle anziane, indignate per gli attacchi ai loro diritti. Chissà che la piazza non torni a essere il modo giusto perché le donne si facciano ascoltare".
