Cosenza, polizza assicurativa stipulata col clan
Costretti per anni a subire l'imposizione della guardiania
E i produttori di clementine si ribellarono alla 'ndrangheta
COSENZA La polizza assicurativa stipulata col clan. «Gl'imprenditori si rivolgevano alla 'ndrangheta per non avere fastidi», ha spiegato il procuratore distrettuale Mariano Lombardi. Il "pizzo" imposto sotto forma di guardiania, «un delitto silente. Ne sono al corrente solo la vittima e l'autore se non viene denunciato», ha chiarito ancora il capo dell'Antimafia. Nella Sibaritide dominata dal malaffare quello della guardiania era diventato un business per il locale. La 'ndrangheta prometteva tranquillità ai produttori di clementine della Piana in cambio di quattrini. Fiumi di denaro che finivano nelle casse dell'organizzazione criminale che era pronta a reinvestire i guadagni nella droga.
Chi non si piegava subiva danni all'azienda. «Il settore delle clementine era stato bloccato dalla cosca che riusciva a fagocitare energie», ha puntualizzato il pm antimafia Vincenzo Luberto.
Vendette, ritorsioni. Chi non s'affidava alla 'ndrangheta rischiava di ritrovarsi a dover fare i conti con danni inestimabili. Capitava spesso di ritrovarsi l'impianto d'irrigazione danneggiato o che le chiavi delle «saracinesche» degli stessi impianti sparissero nel nulla. Senza l'acqua le piante di clementine sono destinate a morire. Un disastro per i bilanci aziendali. E chi tentava di resistere oltre, poteva addirittura ritrovarsi gli alberi piantati.
Meglio, dunque, pagare. «L'imprenditore che si vede arrivare un personaggio legato al clan, paga per evitare guai peggiori», sottolinea ancora Lombardi.
Un clima d'omertà descritto dal procuratore nazionale antimafia aggiunto, Emilio Ledonne: «È devastante la percezione che gli agricoltori avevano dell'imposizione della guardiania, considerata quasi come una necessità da accettare per poter continuare a svolgere il loro lavoro beneficiando della protezione. Solo in un secondo tempo è arrivata la presa di coscienza della gravità del fenomeno, con la decisione successiva di collaborare. Ma per molti anni l'organizzazione criminale ha potuto tranquillamente attuare i suoi metodi. I risultati concreti dell'inchiesta che è stata condotta dalla Dda di Catanzaro, potrebbero rappresentare un momento di svolta inducendo altri imprenditori a collaborare con gli organi di giustizia».g.p.
