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Le mani della 'ndrangheta sui fondi della filiera del legno

Crotone - Scoperta dalla Gdf una truffa sui soldi della legge 488:
sequestrati beni per sei milioni e mezzo di euro

Le mani della 'ndrangheta sui fondi della filiera del legno
Lombardi (Dda) sottolinea le commistioni tra imprenditoria e criminalità organizzata

di Luigi Abbiamo

Una truffa milionaria sui fondi della 488 su cui aleggia l'ombra della 'ndrangheta. Una truffa nell'ambito dei fondi destinati alla filiera del legno di Isola Capo Rizzuto, che sarebbe stata organizzata tramite un intreccio di società tutte riconducibili al principale indagato sospettato di essere la "longa manus" nel mondo degli affari della presunta cosca degli Arena di Isola. Questo lo scenario dell'operazione "wood line" (filiera del legno), disegnato dagli inquirenti della Dda di Catanzaro e dagli investigatori della Guardia di Finanza di Crotone che hanno eseguito un sequestro di beni immobili, auto, quote azionarie e conti correnti per un valore di circa sei milioni e mezzo di euro. Ventuno le persone indagate nell'inchiesta nata da una segnalazione dell'agenzia dell'entrate su una richiesta di rimborso Iva.
Il meccanismo della presunta truffa sarebbe stato messo in opera tramite il Consorzio mediterraneo del legno destinatario di un contributo di 27.894.000 euro che il ministero delle attività produttive e la Regione (per la sua quota) avrebbero dovuto erogare in tre annualita alle tre società del consorzio (la Berti e Co Srl, la Toscana Tradizioni Spa e la Talamo Srl). Secondo gli inquirenti, il Consorzio rappresentato da Guglielmo Berti (70 anni imprenditore livornese), ma di fatto controllato da Anselmo Francesco Cavarretta (42 anni, imprenditore di Isola Capo Rizzuto), una volta ricevuta la prima annualità di oltre nove milioni di euro, avrebbe girato la somma alla società Sogiem Srl rappresentata da Michele Raffaele (55 anni di Isola), cugino di Cavarretta. La Sogiem secondo l'accusa avrebbe poi emesso fatture false per venti milioni di euro in favore delle società del Consorzio. Queste di fatto avrebbero speso in realtà solo 760 milioni di euro per la realizzazione di tre capannoni. Da qui l'ipotesi di truffa aggravata e quella di tentata truffa. Secondo gli investigatori infatti, i responsabili del Consorzio avrebbero voluto utilizzare le fatture fasulle sia per rendicontare la prima "tranche" del contributo che per ottenere le altre due annualità stabilite nel contratto di programma. Le tre società hanno chiesto anche il rimborso dell'iva.
Gli inquirenti che ipotizzano una commistione tra imprenditoria e 'ndrangheta nell'affare che sarebbe stato organizzato e gestito da Anselmo Cavarretta, sottolineano anche i legami che l'imprenditore avrebbe avuto con Pasquale Arena (53 anni), dirigente del Comune di Isola e fratello di Carmine Arena ucciso con un colpo di bazooka il 3 ottobre 2004. Pasquale Arena è indagato nell'inchiesta per mafia e associazione finalizzata alla truffa. «È un'operazione particolarmente importante perchè mette in luce l'interesse delle cosche per la legge 488 del '92», ha commentato ieri mattina il procuratore antimafia Mariano Lombardi nella conferenza stampa tenutasi nella sede del Comando della Gdf di Crotone.
Il decreto di sequestro preventivo d'urgenza è stato firmato oltre che dal procuratore Lombardi, dai sostituti procuratori Salvatore Dolce della Dda e Pier Paolo Bruni applicato alla Dda.
Erano inoltre presenti ieri mattina all'incontro con la stampa il procuratore aggiunto della Dda Mario Spagnuolo, il comandante provinciale della Finanza colonnello Giuseppe Tuosto e il generale Riccardo Piccinni, comandante regionale della Gdf. Piccinni ha illustrato l'operazione che ha coinvolto 150 finanzieri, impegnati in perquisizioni ad Isola ed a Crotone ma anche in Lombardia, Veneto, Emilia, Toscana e Sicilia.



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