Indagini alla Direzione antimafia
Indagini alla Direzione antimafia
Dietro il duplice omicidio di giovedì a Lamezia ci sarebbe la mano della criminalità organizzata
LAMEZIA TERME. C’è la mano della ‘ndrangheta, del racket delle estorsioni, del traffico della droga dietro il duplice omicidio di giovedì o si tratta di una vendetta, di un regolamento di conti ? Sono interrogativi ai quali gli uomini della polizia di Stato di Lamezia Terme stanno tentando di dare una riposta attraverso le indagini avviate subito dopo l’assassinio di Vincenzo Spena, 29 anni, e Domenico Vaccaro, 26 anni, entrambi di Lamezia Terme. Le sequenze dell’agguato di ieri sera sono state riprese da un sistema di telecamere a circuito chiuso installate all’esterno di un autosalone dove i due, cognati, sono stati assassinati mentre erano a bordo di un fuoristrada. I due sono stati uccisi con 15 colpi di pistola calibro 9x21, alcuni dei quali hanno raggiunto le vittime alla testa. L’arma utilizzata nella fase dell’esecuzione è stata poi abbandonata dal killer a pochi metri dall’auto, che si trovava parcheggiata sulla sinistra di Viale delle Vittoria e a ridosso dell’autosalone, dove era entrata la moglie di Spena. Forse la video registrazione consentirà agli inquirenti di ricostruire la dinamica dell’agguato e quindi individuare l’esecutore materiale del delitto e stabilire il movente. I due erano incensurati: Spena era titolare di una sala giochi a Crotone, mentre Vaccaro lavorava come piastrellista nella ditta di cui è titolare il padre. Non viene, comunque, esclusa nessuna pista investigativa. Gli uomini del commissariato stanno setacciando la vita privata dei due e stanno ascoltando i loro parenti ed amici. Un pista forse porta a Crotone, dove Spena gestiva una sala giochi e spesso veniva, nella sua attività imprenditoriale, aiutato dal cognato. Nella immediatezza del delitto sono state eseguite diverse perquisizioni domiciliari. Sono state scandagliate le diverse realtà criminali, alla ricerca di qualche possibile indizio che possa condurre gli investigatori sulla pista giusta. Non è escluso che l’autore del duplice delitto sia un killer professionista, per le modalità con il quale lo ha eseguito, e cioè freddezza, lucidità mentale ed una incredibile precisione. L’omicida, forse, era nascosto nelle vicinanze, dietro qualche macchina parcheggiata all’esterno dall’autosalone, ed è entrato in azione nel momento in cui la Jeep sulla quale i due viaggiavano si è fermata davanti all’ingresso della concessionaria di autovetture. Se questa ipotesi dovesse essere confermata dagli investigatori significa che i due erano pedinati o i mandanti erano a conoscenza degli spostamenti di Spena e Vaccaro. Sul piano investigato ad occuparsi del duplice omicidio sarà anche la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, che ha chiesto alla procura lametina il fascicolo.
Il vescovo: “Non possiamo tirarci indietro”
LAMEZIA TERME. “Non possiamo tirarci indietro dinanzi al grido disperato che sale dal cuore dell’uomo, non possiamo abdicare al nostro specifico ruolo di sentinelle, quel compito profetico che seguendo la via della denuncia, dell’annuncio e della rinuncia, si concretizza nella capacità di produrre nuova coscienza nel segno della giustizia, della solidarietà e dei valori di un’etica pienamente umana e cristiana”. Questo l’appello del vescovo di Lamezia Terme, mons. Luigi Cantafora, dopo gli attentati che si sono susseguiti negli ultimi giorni in città, culminati giovedì sera con un duplice delitto. “Dinanzi a quanto in questi giorni sta accadendo in città siamo fortemente preoccupati - ha affermato il presule - partecipiamo al dramma e al dolore di tanti onesti imprenditori e commercianti che vedono andare in fumo tutti gli sforzi di una vita di impegno e di sacrificio nel tentativo di cambiare le sorti della nostra terra. La mafia locale, fortemente radicata nel territorio, imperversa con tangenti e estorsioni - ha aggiunto il presule - impone le sue leggi ma soprattutto imprime il suo stile nelle coscienze delle persone. Tante famiglie vedono i loro figli, vittime o mandanti delle organizzazioni mafiose, soccombere senza ritegno sotto i colpi delle armi da fuoco. Ad una più sollecita e oculata vigilanza dello Stato - ha stigmatizzato l’alto prelato della chiesa lametina - deve certamente accompagnarsi una vivace società civile che, lontana da illegalità e favoritismi, riempia il vuoto che vivono i nostri concittadini. L’inefficienza delle politiche occupazionali non può che creare sfiducia nei lametini e un preoccupato senso di rischio si fa strada ogni giorno di più”.
Lamezia, 11 omicidi negli ultimi due anni
LAMEZIA TERME. Con il duplice delitto di giovedì sera di Vincenzo Spena, di 29 anni, e Domenico Vaccaro, di 26, è salito a 11 il numero degli omicidi compiuti nel lametino negli ultimi due anni. La scia di sangue comincia il 24 gennaio, quando viene ucciso Francesco Zagami, di 28 anni, pregiudicato, presunto affiliato alla cosca Torcasio. A sparare sono due uomini a bordo di una moto. Per gli investigatori il delitto rientra nella guerra di mafia in corso da alcuni anni a Lamezia Terme tra il gruppo Iannazzo-Giampà e la cosca Torcasio. Il 14 agosto del 2004, sempre a Lamezia, era stato ucciso, anche in quel caso in un agguato, un fratello di Zagami, Domenico, di 26 anni. Il 6 febbraio 2005 due giovani, Antonio Deodato, di 27 anni, e Emilio Gualtieri, di 22, vengono feriti mentre si trovano in una sala giochi. Deodato muore il giorno in ospedale. Ad agire due killer col volto coperto da maschere di carnevale che inseguono il giovane sin fuori dal locale per portare a termine la loro missione. Nella stessa sala giochi, il 27 febbraio 2006, sarà ferito il titolare del locale. Il primo ottobre un cadavere carbonizzato viene trovato nel bagagliaio di un’automobile Fiat Stilo a Crozzano, una frazione montana di Lamezia. È quello di Pietro Pulice, di 42 anni, pregiudicato, ucciso a colpi di pistola e poi bruciato. L’uomo era scomparso il 28 settembre. Pulice era stato arrestato nell’ambito dell’operazione Tabula Rasa, portata a termine dalla polizia nel 2002 contro Torcasio, Giampà, Iannazzo e cosche satellitari, Gualtieri, Pagliuso, Cannizzaro, Da Ponte e Anello di Filadelfia, in conflitto tra loro. L’uomo era imparentato con i Pagliuso. Nel 2006, il 31 marzo, cade sotto i colpi dei killer Francesco Provenzano, di 22 anni. Il padre, in passato, aveva subito un tentativo di omicidio. L’agguato viene portata a termine nel pieno centro di Lamezia. Il 12 maggio vengono uccisi con alcuni colpi di pistola alla testa Francesco Diano, di 52 anni, già noto alle forze dell’ordine, e Santo Raso, di 33, incensurato. I due sono vittime di un agguato compiuto nell’azienda agricola nella quale lavoravano. Il mese successivo, il 15, viene ucciso un rappresentante di gioielli, Luciano Rotundo. L’uomo stava per scendere dalla sua auto quando un killer gli spara almeno cinque colpi di pistola. A Pianopoli, il 30 luglio, un cadavere carbonizzato viene trovato sul greto di un fiume nelle campagne di Pianopoli. È quello di Domenico Torchia, di 22 anni, scomparso dalla sua abitazione il giorno precedente. Gli assassini prima gli sparano alla testa un colpo di pistola, poi gli danno fuoco quando era ancora vivo. Il delitto, per gli investigatori, è riconducibile a contrasti nell’ambito dei gruppi della criminalità lametina che si contendono il controllo delle attività illecite. Passa solo una settimana ed il 4 agosto viene ucciso Giuseppe Catanzaro, di 44 anni, mentre l’uomo è davanti ad un bar nel centro di Lamezia, in una zona che è isola pedonale. Per questi ultimi due delitti, la polizia di Stato è riuscita a risalire ai presunti autori che sono stati arrestati. Si tratta di Massimo Crapella, di 33 anni, e Luciano Cimino, di 19, accusati di essere i responsabili dell’omicidio di Giuseppe Catanzaro, e Roberto Calidonna, di 21 anni, amico di Crapella e Cimino ed accusato del delitto di Domenico Torchia. Gli omicidi di Catanzaro e di Torchia, è la convinzione degli investigatori, sarebbero stati la risposta al tentativo di omicidio di Antonio Gualtieri, di 26 anni, presunto affiliato all’omonima cosca di Lamezia Terme.
