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Giornata di lotta contro la criminalità e per lo sviluppo


A Palazzo San Giorgio la "Giornata di lotta contro la criminalità e per lo sviluppo"

La politica sul banco degli imputati
Veneto: «Preoccupa che nel consiglio regionale ci siano 22 indagati»

C'e' la politica ad ascoltare le famiglie delle vittime della mafia. Ci sono sindaci, rappresentanti dei comuni di mezza provincia e di qualche città siciliana, ci sono consiglieri comunali ed europarlamentari.
Sono in tanti, non tantissimi. Tutti, sotto la lente d'ingrandimento del Comitato per la sicurezza che, ieri mattina a Palazzo San Giorgio, ha tenuto l'ormai tradizionale convegno per la "Giornata di lotta contro la criminalità, l'illegalità e per lo sviluppo socio economico". E' un processo alla politica. «Una politica che deve cominciare a cambiare rotta se vuole ancora essere credibile», dice il presidente del Cids Demetrio Costantino. E i banchi dell'aula del consiglio diventano edicole funerarie, con le madri coraggio ad esporre le foto dei figli ammazzati, a chiedere, ancora una volta, sostegno e giustizia. Chiamati a rispondere, fra gli altri, l'eurodeputato Armando Veneto, il sindaco Giuseppe Scopelliti, il leader socialista Saverio Zavettieri e il presidente della Camera di Commercio Lucio Dattola. Da una parte istituzioni impegnate a confortare, dall'altra vittime anche loro. Chi, come Zavettieri, è stato sparato, chi, come Dattola, ha avuto l'auto bruciata, chi, come Scopelliti, è costretto a camminare sotto scorta. Ma non si tirano indietro, nemmeno quando sul banco degli imputati è la politica a salire. «Dalle liste elettorali devono cominciare a sparire quei candidati che sono solo in odor di illegalità», tuona Armando Veneto.
Che è ancora più diretto: «Se nel consiglio regionale ci sono 22 consiglieri inquisiti non posso che essere preoccupato». Dello stesso tenore le parole del primo cittadino: «Dobbiamo dare risposte per rafforzare lo Stato nel nostro territorio. Non so quanto, oggi, la politica in Calabria possa considerarsi un esempio. C'è gente, in alcune istituzioni, che si caratterizza per atti, scelte, indirizzi incoerenti. Spesso, ho il presentimento che qualcuno stia da una parte e quanlcun altro da un'altra». Il presidente della Camera di commercio, Lucio Dattola, sottolinea «l'inutilità» delle commissioni anti mafia.
«La criminalità organizzata - sostiene - non va più studiata, va repressa. Arriveremo al punto che ci saranno più studiosi di mafia che mafiosi. Adesso bisogna risponedre con i fatti». Fatti che per Dattola si traducono nel «mettere la magistratura e le forze dell'ordine nelle migliori condizioni per potere agire».
«Non è possibile - afferma - che il sindacato di polizia denunci che non ci sono i soldi per la benzina o per fare le fotocopie. La politica deve rispondere e, soprattutto a livello romano, deve dettare regole precise e chiare». Dimostrare, insomma, «la volontà di volere sconfiggere la 'ndrangheta».

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