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Ministri senza Borsellino

Tutto si può dire di questo governo, salvo che non si occupi di mafia. Per celebrare degnamente il 13° anniversario dell' assassinio di Paolo Borsellino e della scorta, è tutto un fervore di iniziative commemorative. Anzitutto, la legge ad personam che richiama dalla pensione il giudice di Cassazione che assolveva i mafiosi accusati da Falcone e Borsellino: l'ottimo Corrado Carnevale, lo stesso che al telefono definiva i due colleghi ammazzati «i dioscuri», li accusava di avere «una professionalità prossima allo zero», e aggiungeva: «Io non li rispetto neanche da morti». Poi la legge contra personam che trucca il concorso per la Procura Antimafia tagliando fuori Gian Carlo Caselli, cioè l'uomo che Borsellino designò come suo successore nell'estate '92, mandandogli a dire da un ufficiale dell'Arma che «non è ancora giunto il momento della pensione». Ora Caselli ha 66 anni, dunque dev'essere prepensionato perché non si occupi più di mafia, mentre Carnevale di anni ne ha 74, dunque deve rientrare dalla pensione per tornare a occuparsi di mafia. Le sentenze che condannano boss e killer di Via d'Amelio dicono che bisogna cercarne i «mandanti esterni». Ma il pm Chelazzi che li cercava a Firenze è morto d'infarto, il pm Tescaroli che li cercava a Caltanissetta è stato messo in condizione di andarsene e i pm che li cercavano a Palermo (Scarpinato, Lo Forte e Ingroia) sono stati estromessi dal pool antimafia. I mandanti esterni possono dormire sonni tranquilli, circolare a piede libero, magari partecipare alle celebrazioni di Borsellino a Palermo, dove - in coerenza con l'aria che tira - per la prima volta non è stato invitato Caselli. Il ministro Nullardi, che nel 2001 annunciò che «con la mafia bisogna convivere», non ci sarà: l'anno scorso lo mandarono a inaugurare la stele per Falcone, sull'autostrada di Capaci, a braccetto col ragionier Pera. Anche il presidente del Senato, a suo modo, ha dato il suo contributo nominando Dell'Utri rappresentante d'Italia al Consiglio d' Europa. «Quell'organismo comunitario - ricordava l'altro giorno David Lane dell'Economist - nomina i giudici europei. Come inglese, mi vergogno di essere rappresentato da Dell'Utri e mi indigna che i giudici che giudicheranno anche me li nomini uno come Dell'Utri». Pera, invece, non si vergogna e non s'indigna. Ha altro da fare. E se questa è la seconda carica dello Stato, figurarsi la terza: anche Piercasinando ha voluto rendere nota la sua «stima e amicizia» per Dell'Utri. Lo fece nel dicembre scorso, comunicando di avergli telefonato mentre i giudici di Palermo entravano in camera di consiglio. Ne uscirono qualche giorno dopo con una condanna a 9 anni per mafia. Ora, grazie alle motivazioni, si sa che lo stimatissimo amico del presidente della Camera è «da trent'anni il tramite fra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi». Sentenza «in nome del popolo italiano», lo stesso popolo italiano che Casini, Pera e Berlusconi rappresentano ai massimi livelli. La sentenza dice che il premier è «un industriale disposto a pagare (Cosa Nostra) pur di stare tranquillo». Lui non si limitava a convivere genericamente con la mafia: conviveva proprio con un boss mafioso, il celebre Vittorio Mangano, ospite per due anni nella sua villa ad Arcore travestito da stalliere. Quel Mangano che Falcone e Borsellino fecero condannare al maxiprocesso a 13 anni e 4 mesi di droga. Quel Mangano «testa di ponte della mafia al Nord» di cui parlò Borsellino, accennando anche a indagini sui suoi rapporti con Berlusconi e Dell'Utri, a due giornalisti francesi. Mancavano due giorni all'assassinio di Falcone e 58 giorni al suo. Ora il Tribunale dice che Dell'Utri, per tre decenni, ha «volontariamente rafforzato» Cosa Nostra,il «sodalizio criminoso più pericoloso e sanguinario del mondo». Prima e dopo le stragi, fu «disponibile verso l'organizzazione mafiosa nel campo della politica, in un periodo in cui Cosa nostra aveva dimostrato la sua efferatezza criminale con stragi gravissime, espressioni di un disegno eversivo contro lo Stato». Dell'Utri inventò Forza Italia e «promise aiuti concreti e importanti a Cosa nostra in cambio del sostegno a Forza Italia». Questo affermano i giudici, incuranti delle telefonate di Piercasinando. E se, nonostante tutto, scrivono ancora sentenze così, ha ragione Berlusconi: sono «matti, antropologicamente diversi dal resto della razza umana». Ecco perché almeno lui continua a occuparsi di loro. Un ottimo motivo per seguitare a occuparcene anche noi.

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