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Alti ufficiali nella polizia parallela

03.07.2005 – La Repubblica

Genova
, altre dodici persone sotto inchiesta per l'organizzazione illegale antiterrorismo. Pisanu sospende i tre agenti coinvolti

Alti ufficiali nella polizia parallela

Si allunga la lista degli indagati. E spuntano nomi delle gerarchie militari

di MARCO PREVE


Agenti della Questura di Genova. Da qui è partita l'indagine che ha smascherato la rete d'intelligence parallela


GENOVA - Ci sono quelli, come un questore del centro Italia che, come fecero alcuni affiliati alla P2, ad un certo punto si confida con finanziere e gli dice "dio in che casino mi sono infilato". Ma per qualcuno che ha peccato credendo di iscriversi solo all'ultimo club segreto dei difensori dell'Occidente, ci sono molti altri tesserati del Dssa, il Dipartimento Studi Strategici Antiterrorismo, che stanno per avere guai seri.

Sono, infatti, almeno una dozzina, e questa volta non solo agenti e militari semplici, ma ufficiali di alto livello, i nuovi indagati dell'indagine della procura e della Digos di Genova che conta tre arrestati, Gaetano Saya, Riccardo Sindoca e l'ispettore milanese Salvatore Costanzo (fermato per il possesso di armi non dichiarate), e 24 già sotto inchiesta. Le accuse sono di associazione a delinquere per l'usurpazione di titolo e l'utilizzo di dati riservati utilizzando le banche dati ministeriali.

Ma l'attenzione degli investigatori in queste ore si sta concentrando in particolare a due altri aspetti dell'indagine. Intanto il ruolo di uno degli indagati, Gilberto Di Benedetto, misterioso e facoltoso immobiliarista romano, meno esaltato dei suoi capi Saya e Sindoca, e più interessato a coltivare amicizie importanti come quella con persone vicine al Vaticano.

E poi, c'è un secondo inquietante aspetto che stanno esaminando i pm Francesca Nanni e Nicola Piacente. In un anno d'indagine, troppe volte pedinamenti e intercettazioni hanno dimostrato che i fanatici della Dssa potevano contare, anche se in maniera periferica, ufficiosa, su qualche aggancio con il Sismi.

Insomma, da un'indagine su un gruppo di neofascisti che pensava di ottenere l'appalto per la sicurezza del Papa o coltivava la speranza di catturare il terrorista latitante Cesare Battisti, si è finiti prima con lo scoprire l'organizzazione di un'attività di intelligence abusiva che pedinava e controllava cittadini stranieri, diffondendo anche informazioni fasulle su presunti pericoli islamici.

E adesso si batte questa nuova, per ora fumosa, pista dei servizi. Quella di alcuni contatti con il Servizio segreto militare in particolare, anche se Saya, Di Benedetto e altri indagati come l'ex ufficiale dell'esercito Bruno Palermo, napoletano 45enne, negli anni passati avevano fatto domanda di assunzione, sempre respinta, sia al servizio militare che a quello civile, il Sisde. Avevano effettuato anche una sorta di periodo di prova senza mai superare l'esame finale per "scarsa attendibilità" come sta scritto su alcuni rapporti. Ma qualche vecchio contatto, forse, era rimasto grazie anche all'affiliazione nella Dssa di ex soldati di Gladio come Antonino Arconte, o lo si sperava di ottenere attraverso i body guard amici di Fabrizio Quattrocchi, impegnati in Iraq. Ancora, sul fronte inchiesta, mercoledì sono previsti i primi interrogatori di convalida degli arresti domiciliari. A Saya e Sindoca è stato notificato un provvedimento con cui viene loro vietato di parlare alla stampa, pena il carcere.

Intanto, ieri, poche ore dopo che il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu aveva annunciato "l'immediato avvio del procedimento di sospensione cautelare dei tre agenti di polizia coinvolti nelle attività truffaldine del sedicente Dssa", l'avvocato Carlo Taormina ha fatto pesanti insinuazioni. Il parlamentare di Forza Italia sostiene che il Dssa dovrebbe "essere ringraziato per essersi fatto carico del dilagante tessuto terroristico che occupa il territorio nazionale. La struttura che faceva capo a Saya forniva ai ministeri dell'Interno e della Difesa, al Sismi, al Sisde e alla Digos informazioni attraverso atti formali. Non è credibile, perciò, che fosse estranea alle istituzioni dello Stato e che agisse contro di esso. È probabile che il Dssa conosca la verità sull'uccisione di Nicola Calipari e sulle ragioni per le quali si salvò Giuliana Sgrena".

Il senatore del Pdci Gianfranco Pagliarulo ha invitato i ministri Pisanu e Martino a querelare per diffamazione Taormina, mentre il procuratore di Genova Francesco Lalla ribatte: "Le forze di polizia istituzionali non erano assolutamente a conoscenza dell'attività dell'organizzazione di Dssa. L'indagine della Digos è stata svolta in maniera approfondita e con efficienza. Semmai può essere un sintomo di malessere che ci porta ad aumentare l'attenzione nei controlli anche all'interno delle forze di polizia, che pure hanno gli anticorpi per eliminare queste deviazioni".

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