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Che strano Viavai in stazione

gennaio 2001 - Espresso

FERROVIE / L'AFFARE DELLE RIVENDITE DEI GIORNALI
Che strano Viavai in stazione
La gestione delle edicole finisce a una misteriosa società genovese. Con sponsor importanti

di Francesco Bonazzi


Nelle edicole delle stazioni s'aggira da un mese un nuovo padrone con un progetto grandioso: trasformare i vecchi in moderni imprenditori. Ma affiliandoli con un contratto che riduce i loro margini di guadagno e, soprattutto, di autonomia. A cominciare dalla disposizione della merce: l'affiliante può decidere quali giornali mettere in bella mostra e quali nascondere, il che, in piena campagna elettorale, non è uno scherzo, visto che nelle edicole delle stazioni viene venduto oltre il 10 per cento dell'informazione stampata. Ma chi sono i nuovi profeti dell'edicola? Ecco la storia, ricostruita dall'"Espresso". Tutto comincia a metà degli anni Ottanta, quando gli edicolanti si riuniscono in una cooperativa che opera in convenzione con le Ferrovie dello Stato. Nasce così la Coves , lobby abbastanza tosta, capace pure di ottenere un emendamento alla legge della stampa per impedire l'affidamento a terzi delle edicole. In quegli anni, Coves trasforma i suoi 200 soci in piccoli imprenditori e affitta loro le rivendite. Nel corso degli anni Novanta, le Fs scorporano la proprietà delle stazioni e le passano alla controllata Metropolis e poi a Grandi Stazioni, oggi privatizzata e finita a una cordata guidata da Benetton e Caltagirone. Nell'autunno del 1997, con il diessino genovese Claudio Burlando ministro dei Trasporti, molti edicolanti vengono avvicinati dalla misteriosa Gipiemme srl di Genova. Che in una lettera sostiene di avere "un progetto globale di gestione, già opportunamente concordato e approvato da Fs/Metropolis". Gipiemme propone contratti d'affitto e di affiliazione commerciale. Gli edicolanti rifiutano. Pochi mesi dopo le Fs chiedono il fallimento della Coves, per un credito di una decina di miliardi. I soci della Coves si riorganizzano in un consorzio chiamato Efa, che il 15 marzo del 2000 compra dal fallimento il ramo d'azienda delle edicole e cerca di ottenere le autorizzazioni amministrative dalle varie autorità comunali. Ma incontrano difficoltà burocratiche e capiscono che per mettere le mani sulle "loro" edicole devono cambiare strada. A sorpresa, sul "Sole 24 Ore" del 17 luglio 2000, Grandi Stazioni e Metropolis pubblicano un annuncio per l'affidamento delle gestione delle edicole ferroviarie. Il consorzio Efa si candida, ma viene respinto perché privo dei requisiti: non ha 500 punti vendita né un fatturato consolidato di mille miliardi. Ma Efa avvicina uno degli ammessi, il gruppo francese Hachette, per rientrare dalla finestra. Poco dopo, a sorpresa, Hachette si ritira, della gara non si sa più nulla e Grandi Stazioni fa un passo indietro, lasciando la patata bollente a Metropolis. E qui compare dalla sera alla mattina la Viavai spa, che il 6 dicembre scrive agli edicolanti delle stazioni (tranne a quelli delle grandi) "Dal 5 dicembre 2000 abbiamo assunto la gestione dei punti vendita di quotidiani e periodici ubicati all'interno delle stazioni ferroviarie". Segue una proposta di contratto che regola canoni mensili e gestione degli spazi e dei prodotti. La Viavai è nata a Genova il 19 novembre del 2000, con 520 mila euro di capitale e soci tutti genovesi. Tra questi rispunta la Gipiemme , e sbucano Paolo Camponovi, distributore di giornali in Liguria e ottimo amico di Claudio Burlando, e il genovese Angelo Tromboni, ex segretario del Pci di Ivrea, coinvolto durante Tangentopoli in un paio di scandali edilizi dai quali è uscito patteggiando pochi mesi di reclusione. Intanto, visto che "la guerra è guerra", nei giorni scorsi il curatore del fallimento Coves ha chiesto 40 miliardi di danni alle Fs.

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