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MAMONE condannato, ABBONDANZA assolto... e la DNA...

il boss Franco RAMPINO con Gino MAMONE (1993)Gino MAMONE con Paolo STRIANO, sono stati condannati, rispettivamente a 3 anni di reclusione il primo e 3 anni e 6 mesi il secondo, dal Tribunale di Genova, per corruzione in merito alla nota vicenda dell'area dell'ex Oleificio Gaslini, che rappresenta uno dei tasselli della maxi inchiesta sui MAMONE promossa dal pm Pinto con il Gico.
Questo dettaglio appesantisce certamente la misura interdittiva (atipica) che il Prefetto Musolino aveva promosso nei confronti di Mamone con la sua ECO-GE, visto che in allora non vi era alcuna conferma giudiziaria che ora, anche se solo in primo grado, invece, è giunta.
Pubblichiamo integralmente qui la Sentenza (formato .pdf)

Gino MAMONE aveva promosso querela contro il Presidente della Casa della Legalità perché, come avevamo già accennato, durante la trasmissione Exit, nella puntata “Fratelli di Mafia”, su La7, Abbondanza lo avrebbe diffamato affermando che il Gino MAMONE è componente della famiglia MAMONE, che svolge l'attività di imprenditore e che in questa veste ha avuto rapporti con il sindaco di Arenzano Luigi Gambino ed ha finanziato l'associazione politico-culturale di Claudio Burlando...

Gino MAMONE, durante la sua deposizione, sosteneva che non aveva mai avuto alcuna interdizione antimafia, che non sa cosa sia la mafia e che non è mafioso. Aggiungeva poi che aveva presentato querela perché Abbondanza aveva affermato a La7: “Gino MAMONE è un mafioso”. Sosteneva, inoltre, che Abbondanza con i suoi scritti e quell'intervista aveva rovinato gli affari della ECO-GE, perché con tali dichiarazioni nessuno voleva più lavorare con loro.
Abbondanza, assistito dal legale di fiducia della Casa della Legalità, Avv. Riccardo Di Rella, ha prodotto i documenti ed Atti che dimostravano la correttezza di quanto affermato a La7, così come in altre sedi. Tra questi: la Relazione del Prefetto Musolino alla Commissione Parlamentare Antimafia in cui spiegava la misura adottata nei confronti della ECO-GE, esponendo il contesto familiare, caratterizzato dal legame con il Carmelo GULLACE; la Relazione della DIA in cui sono stati “mappati” i MAMONE; le Informativa del GICO in merito alle inchieste in cui emergevano i contatti del MAMONE con il mondo politico e noti esponenti della criminalità organizzata.
Il Giudice del Tribunale di Genova ha quindi, il 6 febbraio 2013, pronunciato la sentenza con cui ha assolto Abbondanza dall'accusa di diffamazione (per cui la Procura aveva chiesto 6 mesi di reclusione) con formula piena: perché il fatto non sussiste.
Qui il video con (in coda) l'intervento del Presidente della Casa della Legalità.


Nel frattempo è stata resa nota l'ultima Relazione della Direzione Nazionale Antimafia datata dicembre 2012. Nella stessa, in riferimento ai MAMONE, viene scritto:
"Già negli ultimi anni era emersa la presenza di infiltrazioni della ‘ndrangheta nel tessuto economico ed amministrativo nella provincia di Genova, nell’ambito dell’operazione denominata “PANDORA ”, svolta dal II Gruppo di Genova . Le indagini hanno consentito di segnalare alla locale A.G. le attività illecite di un consolidato “cartello di appalti pubblici”, capeggiato da MAMONE Gino, sottoposto ad indagini dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Genova, ed al cui esito è stato condannato, nel gennaio 2012, in quanto ritenuto colpevole del reato di corruzione con la sanzione accessoria dell’incapacità di contrarre per due anni con la Pubblica Amministrazione. In virtù di tale provvedimento, il Prefetto di Genova ha richiesto all’Avvocatura Distrettuale un parere riguardo all’efficacia di tale interdizione sui rapporti contrattuali già in vigore con la P.A.. Dalle indagini sono emersi rapporti e cointeressenze legate al settore degli appalti pubblici tra la famiglia MAMONE e note famiglie calabresi (tra cui i FOTIA, attivi nella provincia di Savona, e gli AVIGNONE)”.

Mentre, ad esempio, sui GULLACE (con epicentro nel savonese, a Toirano) si legge:
"Il Centro Operativo di Genova ha condotto, nel novembre del 2011, una complessa ed articolata indagine di p.g., mirata all’inquadramento dei fenomeni legati all’infiltrazione della criminalità organizzata di stampo mafioso nel tessuto economico-sociale ligure. Il lavoro investigativo, diretto dalla locale DDA, ha consentito di individuare 31 soggetti appartenenti alla nota ‘ndrina Raso-Gullace-Albanese, i quali avrebbero dato vita ad un consolidato network criminale, dedito a sviluppare una fitta trama di rapporti d’affari illegali nei settori più disparati (appalti, traffico di stupefacenti, reimpiego di denaro di provenienza illecita et coetera), con capacità di estendere la propria influenza criminale in varie regioni d’Italia. L’attività investigativa si è avvalsa pienamente del determinante contributo di dette segnalazioni sospette, relative a flussi finanziari anomali, di origine ritenuta illecita, riconducibili a soggetti appartenenti alla consorteria dei Gullace. Al termine delle indagini, il Centro Operativo di Genova ha deferito alla locale DDA 36 soggetti, per i reati di associazione di stampo mafioso e riciclaggio di denaro sporco."

Qui la Relazione integrale della DNA.

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