La Casa della Legalità - Onlus è un'associazione nazionale di volontariato, indipendente ed opera senza finanziamenti pubblici o sponsor

seguici e interagisci suFACEBOOK TWITTER  YOUTUBE

CASA DELLA LEGALITA' E DELLA CULTURA - Onlus
Osservatorio sulla criminalità e le mafie | Osservatorio sui reati ambientali | Osservatorio su trasparenza e correttezza della P.A.

Qualcosa in più su Danilo Coppola... ed i suoi "amici"

una breve rassegna per conoscere il soggetto...

28.02.2007 dal sito leinchieste.com
Danilo Coppola, da sospettato a "integrato"
Le strategie di recupero. Gli avalli dei salotti "buoni".
I punti di contatto con la Sicilia

di Carlo Ruta


Colpite le virtualità egemoniche di Ricucci e Fiorani, ripristinate le interlocuzioni con le cordate romane che riconducono ai Caltagirone, insediatasi infine l'Abn Amro nelle plance padovane di Antonveneta, negli ambienti dell'alta finanza sembrano finite le fibrillazioni che due anni fa hanno determinato la caduta di Antonio fazio dalla presidenza di Bankitalia. Ed è in tale quadro di calma, presumibilmente solo apparente, che avviene il prodigio di un Danilo Coppola perfettamente "candeggiato", con la convalida dei salotti cosiddetti buoni, a partire da Mediobanca, che l'imprenditore ha espugnato con una quota di prim'ordine.

Del tutto estraneo fino a pochi anni fa ai giri della finanza nazionale e alle luci della cronaca, Coppola, di origine casertana ma romano d'adozione, è venuto allo scoperto nel 2005 come scalatore di BNL e Antonveneta. La cosa ha destato molta sorpresa, e, prima ancora che se ne occupasse la magistratura, ha messo in allarme diversi ambienti economici, che si sono sentiti minacciati dalla cordata finanziaria di cui faceva parte l'immobiliarista: oscura, imprevedibile, temeraria, tale da far subodorare seri tentativi di condizionamento del governo dell'economia e non solo. All'appuntamento con i rovesci dell'estate 2005, Coppola si è presentato ciò malgrado con un crescente impeto attivistico. Dal gruppo di Luigi Zunino, altro finanziere proveniente dalle costruzioni, ha tratto a sé l'Istituto piemontese immobiliare, comprendente il Lingotto, emblema storico del capitalismo italiano, per farne un punto fermo del proprio impero finanziario e, di rincalzo, un potente ricostruttore della propria immagine. Ha acquisito il lussuoso albergo Cicerone di Roma, dove ha collocato amici e familiari. Ha avviato la costruzione a Milano di un nuovo centro immobiliare nell'area di Porta Vittoria, di 166 mila metri quadri.

Contestualmente, emergevano dettagli non da poco. E' stato accertato che nella conduzione degli affari dall'Italia al Lussemburgo, sede della Tikal, cassaforte del gruppo, Coppola ha seguito costantemente percorsi anomali, coadiuvato da parenti, privi perlopiù di competenze finanziarie, e da una ristretta cerchia di amici, quali Ernesto Cannone, Gaetano Bolognese, Francesco Bellocci, Andrea Raccis, Fabrizio Spiriti, Luca Necci, il siciliano Giancarlo Tumino, quest'ultimo un ex ruspista, tutti in grado di muoversi con inusitata scioltezza nel creare società, acquisire quote di controllo o laterali, per poi, all'occorrenza, disfarsene rapidamente. Sono stati documentati inoltre contatti di tipo societario del Coppola con persone dai tratti poco rassicuranti, "incidenti" di viaggio di vario genere, precedenti giudiziari sintomatici. Ma a dispetto di tutto, il 27 ottobre 2005, in pieno scandalo Antonveneta, con una oculata operazione d'immagine, l'immobiliarista ha potuto celebrare ugualmente il suo trionfo, presentando alla stampa internazionale il piano industriale della controllata Ipi Spa, e computando in 3.500 milioni di euro il valore complessivo delle sue imprese.

E dopo? La "riabilitazione" è andata avanti a suon di operazioni multimiliardarie e di proclami a effetto. Per 69 milioni di euro, Coppola è riuscito a far proprio il Grand Hotel di Rimini, celebrato da Fellini, vincendo tutte le remore che, in un primo tempo, erano insorte negli ambienti rivieraschi. Ha assunto poi l'impegno, che va concretizzandosi, di trasferire la Tikal e la controllata Gruppo Coppola, che hanno dato adito a molte voci, dal Lussemburgo a Roma. Infine, facendo proprio l'80 per cento del pacchetto azionario, attraverso la finanziaria Tikal, l'immobiliarista ha potuto acquisire il gruppo, primo per importanza nell'ambito dell'informazione economica, Perlafinanza, comprensivo del quotidiano "Finanza & Mercati", diretto antagonista di "Milano Finanza" e del "Sole 24 ore". E il dissenso in tale testata si è espresso con le dimissioni del direttore Osvaldo De Paolini e di altri giornalisti, come Paolo Fior, Fabio Dal Boni, Filippo Buraschi.

Evidentemente, tali mosse non sono in grado di contraddire il quadro di allarme che si è espresso negli ultimi anni. Ma gli avalli dei salotti "buoni" vanno facendo la differenza. E' come se tutti gli "incidenti" di percorso del Coppola non fossero mai esistiti, come se quel tanto che risultava oscuro si fosse chiarito a suo vantaggio, come se tutte le considerazioni fatte in precedenza, pure dal versante giudiziario, fossero state effetto di un abbaglio. In realtà nulla è stato mai sufficientemente spiegato. Non si è verificata alcuna svista sostanziale perché gran parte degli addebiti mossi all'imprenditore risultano certificati. Permangono quindi gli elementi perché il caso venga mantenuto sotto osservazione. E, in assenza di risposte plausibili, rimane soprattutto legittimo il quesito di fondo: da dove provengono tutti questi soldi?

In definitiva, da "integrato", Coppola ha pensato utilmente di riposizionarsi e di rilanciare, attraverso una varietà di iniziative, divise appunto fra convenienza finanziaria e immagine. E in tale quadro di tessiture, che includono profili meno visibili, si colgono delle novità pure dalla prospettiva siciliana. Emerge in particolare che l'immobiliarista romano ha allontanato, almeno ufficialmente, il suo maggiore collaboratore dell'isola, Giancarlo Tumino, intestatario negli anni scorsi di operazioni finanziarie fra le più disinvolte che il gruppo ha realizzato fra Italia e Lussemburgo. Secondo alcune voci, il siciliano sarebbe stato "licenziato" perché avrebbe tentato di inserire dei tornaconti propri negli affari che stava trattando per conto del romano. Appare tuttavia più attendibile l'ipotesi di un distacco concordato, nel quadro dell'operazione "trasparenza" che il gruppo va ostentando. Il posto d'onore occupato dal Tumino è stato assunto comunque, e la cosa potrebbe essere sintomatica, da un altro siciliano, Giovanni Licitra, già venditore d'acqua, dotato di proprie risorse finanziarie, ex cognato dell'immobiliarista. E a quanto pare, al Licitra, che risiede a Roma, è passato l'incarico di investire lungo la fascia trasformata dell'isola, mentre Coppola rimane preso dalle complesse situazioni della capitale finanziaria, da piazzetta Cuccia a piazza Affari.




01.03.2007 - dal sito leinchieste.com
Danilo Coppola e la legge
Gli "incidenti" di percorso dell'immobiliarista romano,  che ha conquistato, con avalli ai massimi livelli,  i salotti "buoni" della finanza italiana
di Carlo Ruta

Danilo Coppola è stato arrestato per riciclaggio con diversi suoi collaboratori, fra cui il siciliano Giancarlo Tumino. Di Coppola e del Tumino ci si era occupati nei mesi scorsi di concerto con il portale di Peacelink e con www.wema.it di Tito Gandini. Nella tarda serata del 28 febbraio, poche ore prima cioè che scattassero gli arresti, su www.leinchieste.com era stata ripresa l'inchiesta sul caso, su cui vigeva ormai dagli inizi del 2006 un diffuso silenzio, a tutto beneficio dell'immobiliarista romano, che è riuscito a insediarsi intanto nel massimo consesso di Mediobanca. A questo punto non ci resta che continuare, con una inchiesta no stop, ancora di concerto con Peacelink, offrendo sul caso e sui retroscena che abbiamo potuto accertare negli ultimi mesi tutta l'informazione possibile.

E' il caso di prendere le mosse allora da alcuni elementi certi. Da diverse prospettive, sono divenute di dominio pubblico delle storie "minime". E' emerso per esempio che Coppola, abituato verosimlmente a girare armato, ha subìto un procedimento giudiziario, finito con il ritiro del porto d'armi, per aver sparato in aria con la propria pistola per spaventare dei ROM, da cui si sarebbe sentito disturbato. E' stata poi accertata una condanna penale, una multa di diverse migliaia di euro, comminatagli per la manomissione di un contatore dell'ENEL. Sollecitato a rispondere, Coppola ha ribattuto che tali "precedenti" sono stati ingigantiti ad arte, su istigazione di determinati circoli finanziari, per contrastarne il cammino, quando era riuscito a violare, con una partecipazione del 5 per cento, addirittura Mediobanca, il salotto più esclusivo ed emblematico della finanza nazionale. I fatti portati all'evidenza pubblica, per quanto eterogenei e privi di nessi con le manovre del presente, restano in ogni caso indicativi della personalità del Coppola. D'altra parte, taluni atteggiamenti dell'immobiliarista romano non mancano di persistenze. Di certo la sua passione delle armi non finisce con quella disavventura giudiziaria se, riavuto il porto d'armi, non disegna di circolare con i suoi revolver, e circondarsi di gente armata fino ai denti. Ha fatto impressione, in pieno scandalo Antonveneta una sua vacanza in Sardegna, accompagnato da un nugolo di guardie del corpo armate fino ai denti sul tetto giorno e notte, ad armeggiare e scrutare sui tetti delle ville di Porto Cervo e Porto Rotondo.

Sono stati documentati d'altra parte, e si tratta di storie non propriamente "minime", rapporti di livello societario del Coppola con due persone: il calabrese Roberto Repaci, già segnalato dalla Guardia di Finanza quale commercialista dei Piromalli, potenti boss della 'ndrangheta di Gioia Tauro, e Giampaolo Lucarelli, strettamente legato al boss della Magliana Enrico Nicoletti. Di certo ciò non dimostra che Coppola ha avuto nessi sostanziali con la 'ndrangheta e con la banda della Magliana; offre nondimeno ulteriori dettagli sull'indole del romano, sicuramente avventurosa.

Riguardo alle situazioni che hanno fatto subodorare o permesso di acquisire anomalie importanti, la magistratura si è mossa a vari livelli. Nel quadro dell'istruttoria avviata dalla procura di Milano sulle trame per il controllo dell'Antonveneta, pure per Danilo Coppola, partecipe alla concertazione, con Emilio Gnutti, Giampiero Fiorani e Stefano Ricucci, è scattato il sequestro delle azioni possedute, per 24,5 milioni di euro. Ma l'immobiliarista romano, accorto nell'assumere una posizione defilata, ha potuto evitare i rovesci avuti dai compagni. Non ha subìto in quei frangenti l'onta del carcere, e la cosa lo ha agevolato nel portarsi oltre lo scandalo. Comunque, la quota Antonveneta sopra detta, una volta definiti i nuovi assetti dell'istituto, a tutto vantaggio di Abn Amro, è stata poi, come quelle ben più cospicue degli altri concertisti, dissequestrata. Una seconda iniziativa giudiziaria si è avuta nel gennaio 2006, quando la Direzione distrettuale antimafia di Roma ha aperto un fascicolo su società e persone legate al gruppo Coppola, sei dei quali ritenuti prestanome, ipotizzando giri di fatture false e transazioni dubbie fra società del medesimo e di Ricucci. E tuttavia, quando la sorte di Fiorani e Ricucci è ormai fatalmente segnata, il caso Coppola muta vorticosamente, aprendosi a veri e propri colpi di scena.




03.03.2007 dal sito leinchieste.com
Coppola e i club finanziari. Amicizie e affari nel solco di una tradizione
di Carlo Ruta

Danilo Coppola non ha operato da out sider.Tutto quel che ha realizzato negli ultimi anni, a eccezione di alcune brevi interruzioni, lo ha fatto bensì di concerto con i massimi circoli della finanza nazionale. E non poteva essere altrimenti. I lavori del mega-progetto immobiliare di Porta Vittoria a Milano, che avrebbe dovuto celebrare il trionfo dello stile Coppola nella capitale del capitalismo padano, non sarebbero mai partiti se non fossero venuti favolosi finanziamenti dall'Unicredito di Alessandro Profumo, e da altri istituti amici: su cui è opportuno che i magistrati concentrino adesso la loro attenzione. L'operazione Lingotto, emblematica dei nuovi corsi della finanza nazionale, sulle ceneri del vecchio capitalismo, di cui erano stata espressione storica gli Agnelli, quasi certamente sarebbe rimasta una segreta aspirazione del casertano se non fosse intervenuta in soccorso del medesimo un istituto di assoluto prestigio come la Banca Intermobiliare e, conseguentemente, lo Studio Segre di Torino. Allora le cose stanno come stanno: il caso Coppola, come già il caso Antonveneta, che del resto ha visto nell'immobiliarista uno dei protagonisti, è solo la parte tangibile di un male, di certo espressione di un modo d'essere della finanza odierna, e di quella italiana in particolare, che, con più impeto di un tempo, non disdegna i patti con chicchessia, con ambienti opacissimi e addirittura contigui alle mafie, a dispetto del decoro nazionale e delle leggi, quando si tratta di centrare i propri affari.

Tante, troppe cose sono uscite allo scoperto, quando Coppola e i suoi amici hanno cercato di estendere le proprie mire in direzione delle maggiori testate del paese. Nell'infuriare dello scandalo Antonveneta sono venute inchieste battenti e inchiodanti, a partire da quelle di Claudio Gatti sul Sole 24 ore, cui va riconosciuto di avere dato per primo i tratti essenziali del fenomeno Coppola. Sui retroscena di tali operazioni è scattata in quei mesi una vera e propria mobilitazione da parte di numerosi organi di stampa, in grado addirittura di fare da volano e da supporto all'attività della magistratura. Ma dopo la débacle di Fiorani e Ricucci il clima è improvvisamente cambiato, con le repentine condivisioni che Coppola ha potuto incassare, contestualmente all'ingresso in Mediobanca, da quegli ambienti finanziari che adesso appaiono disorientati dai provvedimenti giudiziari e che cercano, vanamente, di giustificarsi come possono.

Negli iter dei potentati forti si evidenziano in definitiva passaggi che accentuano in modo preoccupante una tradizione eminentemente italiana. Nel "book" di Coppola non mancava nulla che non suggerisse prudenza e soprattutto la legittimità del dubbio. Pure le storie "minime" emerse, alcune se vogliamo di colore, abbondavano di aspetti sintomatici. Basti dire della curiosa tipologia di amici di cui il casertano ha amato circondarsi: ristoratori, baristi, garzoni, ruspisti, camerieri, pensionati già nullatenenti, divenuti tutti intestatari di patrimoni da capogiro, ovviamente per suo conto. Eppure questo imprenditore, diversamente da Ricucci e da altri, rimasti infossati a metà del guado, non ha incontrato ostacoli significativi, e ha potuto anzi proporsi ai club economici più esclusivi come un mattatore, bruciando le tappe con la presa appunto del Lingotto, l'espugnazione morbida di Mediobanca, l'acquisizione di alcuni fra i più prestigiosi alberghi del paese, infine l'arrembaggio, si direbbe propedeutico, su un segmento della stampa finanziaria.




05.03.2006 dal sito leinchieste.com
L'uomo siciliano di Danilo Coppola
Giancarlo Tumino e le tracce affaristiche che dalla capitale portano all'est dell'isola
di Carlo Ruta

Dalle vicende dell'Antonveneta, come dal contestuale assalto alla BNL e al "Corriere della Sera", viene un esaustivo compendio di quanto possano celare oggi i sipari, in apparenza rassicuranti, della grande finanza nazionale. Sono avvenuti fatti sconvolgenti, che hanno turbato a fondo l'opinione pubblica. E in tale quadro convulso, sono andate definendosi le movenze di alcuni giovani immobiliaristi, ben arroccati nella capitale e non solo, capaci di porre in gioco capitali immensi, tali da riuscire a mettere a soqquadro i poteri forti del paese, e a proporsi addirittura negli assetti della carta stampata, che rimangono un terreno strategico per i club che intendono assumere un controllo largo sulle cose. Tali voci recano movenze per certi versi inedite, e tuttavia s'incasellano senza sforzo in una tradizione lunga, legandosi, non soltanto sottotraccia, ad assi finanziari recanti un nome riconoscibile e, soprattutto, una storia. I romani Danilo Coppola e Stefano Ricucci, ambedue titolari di patrimoni di miliardi di euro, per quanto significativamente privi di risorse originarie, solo in apparenza vengono dal nulla: è assodato che recano importanti nessi con i Caltagirone, recanti appunto un passato, lungo, aggrovigliato, ancora oggi non del tutto dipanato; hanno intessuto accordi con i vertici di Bipielle; hanno operato a contatto di gomito con il milanese Gnutti, grande manovratore di Hopa, e con l'emiliano Consorte, che con una disinvoltura tutta propria ha fatto il nuovo corso di Unipol; hanno lambito infine i territori off limits di Mediobanca. Avrebbero potuto osare di più, in così poco tempo?

Si tratta evidentemente di disegni avventurosi, nella stessa misura in cui lo potevano essere, fatti i dovuti distinguo, quelli del primo Berlusconi, o di altri scalatori finanziari della penisola. Ponendo insieme una serie di tasselli, si ricava comunque che tali arricchimenti sono esito di interessi multilaterali, di storie riservatissime, di patti reconditi, che, secondo tradizione, vanno percorrendo il paese tutto, dalla Padania alla Sicilia. E proprio la Sicilia , che nella vicenda recita beninteso una parte discreta, permette di vagliare profili non indifferenti del Coppola, attualmente il meno colpito sotto l'aspetto giudiziario, per essersi tenuto vagamente defilato dai "concertisti" dell'operazione Antonveneta, e tuttavia elemento di primissimo piano di una matassa finanziaria ancora largamente da dipanare. Come è noto, negli affari dell'immobiliarista romano entrano in gioco un pugno di fedelissimi, ben piazzati in numerose società immobiliari, di cui alcune recanti, neppure a dirlo, la sede legale in Lussemburgo. Sono usciti, fra l'altro, i nomi di Gaetano Bolognese Bonaventura, Ernesto Cannone, Roberto Repaci: quest'ultimo già tirato in causa da una informativa della GdF per storie di 'ndrangheta. E in tale rete, occupa una posizione nodale appunto un signore siciliano poco più che quarantenne: Giancarlo Tumino. Va rilevato tuttavia un particolare: le strade praticate dal Coppola non portano a Palermo, né agli oscuri meandri del Trapanese, come poteva avvenire comunemente ai tempi dei Rimi, dei Lima, dei Liggio, dei Ciancimino, dei Vassallo, e anche in tempi meno lontani. Il contatto con l'isola non passa attraverso famiglie e cordate tradizionalmente legate a gruppi delinquenziali riconosciuti come tali. Le strade praticate dall'immobiliarista romano portano invece all'est dell'isola, più precisamente nella dimessa Ragusa, la città che, di reticenza in reticenza, è riuscita a porre la pietra tombale sul caso Tumino-Spampinato.

Un po' come negli iter di Coppola e Ricucci, il ragusano Tumino reca un passato economico di nessun rilievo. Proveniente da una famiglia di contadini poveri, fino a quasi tutti gli anni novanta conduce personalmente una serra, saltuariamente fa il ruspista, perlopiù per conto terzi, per alcuni anni gestisce un bar, con modesti risultati. L'incontro con l'immobiliarista romano, avvenuto a Ragusa, gli cambia tuttavia la vita. A renderlo possibile sono del resto alcune circostanze. Negli ultimi anni novanta una sorella del Coppola si trasferisce nel capoluogo ibleo per avere sposato un ragusano, tale Ferreri, a sua volta imparentato per via di un matrimonio con il Tumino. Il contatto fra l'operatore economico romano e il barista siciliano è quindi nelle cose, agevolato da importanti affinità di carattere, dalla medesima cultura edonistica, dal comune senso del denaro. Da quel momento, mentre la sorella dell'immobiliarista si dà da fare localmente, assumendo una cospicua quota del Caffè Sicilia, uno dei più raffinati ed esclusivi della città, l'ex ruspista diviene l'uomo di Coppola nell'isola, e non solo nell'isola, se si considera che a lui il finanziere romano delega il controllo laterale di alcune società strategiche, divise fra Lussemburgo e Roma, come la Gabbiano Immobiliare , e la Immobilbi srl.

Come è ovvio, da Marina di Ragusa il Tumino si trasferisce a Roma, ma i rientri a Ragusa sono frequenti e piuttosto visibili. Lo si vede in giro in BMW, ma non disdegna di esibire un paio di Bentley e una Ferrari. Si tratta del resto di rientri motivati, in sostanza di lavoro a tutti gli effetti. L'uomo di Coppola si assume infatti il compito di investire negli Iblei capitali ingenti, in terreni, in serre, che a sua volta dà in gestione ad amici fidati, e come è nelle logiche dell'immobiliarista romano, in appartamenti, soprattutto nella frazione di Marina, dove i prezzi degli immobili sono da anni e si prospettano ancora in notevole rialzo. Attraverso il Tumino, il Coppola finisce con il ricavare quindi dal Ragusano delle convenienze finanziarie. Ma è mosso pure da tutt'altri interessi, in una chiave spiccatamente edonistica, se è vero che l'area iblea, in particolare quella ragusana, da alcuni anni è divenuta una tappa irrinunciabile dei suoi viaggi nel Mediterraneo, con il suo Yacht da nababbo. E non mancano aneddoti al riguardo, perfettamente intonati con quello che si conosce già del personaggio, che ama farsi fotografare in un certo modo, e che, al pari dell'amico Ricucci, ma assai diversamente dai Caltagirone, si mostra piuttosto sensibile alle seduzioni della mondanità.
(Fonte: "L'isola possibile", Catania, febbraio 2006)



03.05.2007 dal sito leinchieste.com
Soldi & cemento.
Considerazioni a margine del caso Coppola

Come si saldano, sul terreno dell'affare immobiliare, gli interessi della grande finanza e dell'imprenditoria più mossa. La trama che regge le bolle speculative e le colate lungo il paese, dalle Alpi alla Sicilia. Le inadeguatezze, le aree di condivisione, i silenzi.
di Carlo Ruta


Il caso Coppola può essere assunto da diverse prospettive. A partire dai circuiti più influenti è invalso un modello definitorio rassicurante, che può essere bene riassunto dalla categoria del "furbetto". Secondo tale interpretazione in fin dei conti siamo davanti alla solita deviazione, alla degenerazione di alcune frange del capitalismo nazionale che, di là dalla tormenta, per contrasto dovrebbe far risaltare una normalità finanziaria di un certo decoro, civilmente motivata, del tutto rispettosa delle regole. Tale considerazione minimalistica, in sé già debole, non regge alla prova dei fatti. Non può immaginarsi Danilo Coppola senza i finanziamenti di Unicredit e le contiguità di Emilio Gnutti, senza le condiscendenze del governatore di Bankitalia Antonio Fazio e il sostegno di Franca Bruna Segre, presidente di Banca Intermobiliare di Torino. Il romano non avrebbe potuto volare tanto in alto se gli Agnelli si fossero posti di traverso e avessero posto in gioco quanto regge della loro della loro autorità per impedirgli l'acquisizione del Lingotto. E tanto meno avrebbe potuto muoversi così scioltamente se le istituzioni della città di Milano avessero opposto la ragione pubblica ai mega-disegni di "riqualificazione immobiliare" da lui intrapresi a partire da Porta Vittoria. Senza intrecci di elevatissimo profilo, insomma, Coppola avrebbe potuto costruire parcheggi e asili nido nella borgata Finocchio, di certo non sarebbe approdato con sogni e aspirazioni di grandeur a Piazza Affari.

I fatti dimostrano che l'imprenditore romano, in questo momento perdente di turno, immolato al buon nome della finanza nazionale, incarna la normalità del capitalismo, di questo paese e non solo. Di là dalla débacle giudiziaria, il metodo che lo ha ispirato, di cui è stato e rimane un importante interprete italiano Silvio Berlusconi, costituisce infatti il percorso maestro, innovativo in senso shumpeteriano, della finanza del nostro tempo, nella tradizione comunque del capitalismo predatorio che, con regole o senza, con legittimazioni a priori o a posteriori, ha fatto secoli di storia. Al minimo di regole o addirittura oltre si organizzano i grandi affari nell'età delle economie globali. E in virtù di questo taluni spregiudicati capitalisti russi e di altre aree slave, legati ai governi come ai poteri criminali dei loro paesi, possono guadagnare i primi posti al mondo per ricchezze possedute, al pari dei giovani nababbi della new economy statunitense. Il post-moderno, sulle ali di una economia senza centro e senza confini, rifluisce verso i passati più tristi. Non è un caso il risorgere imponente delle schiavitù. Coppola, ottimamente piazzato nella colonna dei più ricchi del paese, è quindi un "furbetto" nella stessa misura in cui lo sono tutti gli altri.

Nello specifico italiano, il dato che sempre più va stabilizzandosi, con accorte combinazioni di vecchio e nuovo, è quello di una convinta saldatura fra settori importanti della finanza, corroborati da gruppi bancari di interesse nazionale, e l'industria del mattone. E tutto questo trova un corollario nella trama speculativa che serra oggi il mondo dell'edilizia. Esiste beninteso una componente endemica, che ha accompagnato l'intera storia della Repubblica, ma la tensione speculativa di questi anni è indubbiamente anomala. I Coppola, i Ricucci, gli Statuto, interessati dalle cronache giudiziarie di questi anni, costituiscono solo il momento eruttivo di un fenomeno diffuso. Se la finanza è votata infatti all'avventura, e, come si diceva, è questo un motivo ritornante della storia, l'Eldorado è costituito proprio dai grandi affari immobiliari. E il continuo rialzo dei prezzi degli immobili, che ha sancito la travolgente fortuna economica di Coppola e di tutti gli interpreti della cultura del cemento, noti e meno noti, ne è a un tempo il presupposto e il risultato.

Fatti significativi si registrano in effetti in tutto il paese, da Monza, dove l'onda speculativa, mossa da una società che fa capo a Paolo Berlusconi, va stringendosi su quasi 1 milione e 800 mila metri cubi di verde, a Ragusa, dove la giunta municipale ha deliberato un piano edilizio che interessa un'area di quasi due milioni di metri quadrati, da cui dovrebbe uscire di fatto una seconda città, mentre si mette pesantemente mano al centro storico. In Toscana è allarme a Campiglia Marittima, Piombino, San Vincenzo, Sassetta e Suvereto. A Roma le colate costeggiano il Laurentino con danni enormi per i quartieri Giuliano Dalmata, Fonte Meravigliosa, Prato Smeraldo, Colle di Mezzo e Cecchignola Sud. In Campania viene invasa dal cemento l'isola di Capri. Dalla Calabria emergono i casi di Cosenza, Marano Principato, Mendicino, Rende, Montalto Uffugo. A Catania insiste l'assalto alla collina dell'ospedale Cannizzaro. Tutto lascia percepire insomma l'ampiezza del fenomeno, malgrado ne restino indefiniti i numeri, per i silenzi e le aree di condivisione che sovente lo accompagnano. Ed è nelle cose che vengano seguiti determinati corsi, tanto più nelle città del Sud, dove più agevolmente il piglio post-moderno va agganciandosi con date tradizioni. In tal senso, del resto, i segnali non mancano.

Se la speculazione costituisce l'eldorado degli immobiliaristi e della finanza più "innovativa", ugualmente o forse più lo è per i poteri ostentatamente criminali e per coloro, sovente commercialisti di "buon nome", che ne amministrano i proventi. E questo fa pensare che gl'imprenditori e i finanzieri del cemento, anch'essi attraverso studi di "buon nome", sempre più in Italia, e soprattutto nel sud, svolgano quel ruolo di collettori di capitali anomali da reimpiegare che negli anni settanta-ottanta svolgevano con zelo un discreto numero di sportelli bancari, sovente d'occasione. Si è detto in questi mesi dei possibili nessi di Coppola con imprenditori legati alla banda della Magliana, con commercialisti legati alla grande malavita calabrese, con mafie di altre aree. Nel caso specifico nulla è stato accertato beninteso, tuttavia degli indizi esistono e vanno nella direzione di cui si va dicendo, come del resto va in tale senso quanto emerso da una recente operazione della GdF di Roma: una imponente speculazione edilizia nell'area di Nettuno condotta da imprenditori legati al crimine organizzato del litorale. Come è noto, nei decenni scorsi la legge La Torre ha permesso di varcare i santuari bancari e di colpire situazioni del grande riciclaggio. Adesso, con strumenti idonei, si potrebbe fare altrettanto dal versante degli studi immobiliari, disseminati nell'intero paese e perfettamente incasellati nella "bolla" speculativa in atto. Ma restano esigue le iniziative in tale senso, mentre, come si diceva, rimangono determinanti le aree di tolleranza e di sostegno.

Tags: bnl, speculazione edilizia, danilo coppola, antonveneta

Stampa Email

Frammenti sulla Liguria

Frammenti su altre Regioni

Dossier & Speciali

I siti per le segnalazioni

Osservatorio Antimafia
www.osservatorioantimafia.org

Osservatorio Ambiente e Salute
www.osservatorioambientesalute.org

Osservatorio sulla
Pubblica Amministrazione
www.osservatoriopa.org

 

e presto online

sito in fase di allestimento