Siena, Ds contro i Ds
15.07.2005 - Diario
Siena, Ds contro i Ds
Questa settimana si scopre che Stefano Ricucci, lo scalatore di Rcs, piace anche al segretario Ds Piero Fassino, che il 7 luglio dichiara al Sole 24 ore: «Non c’è un’attività imprenditoriale che sia pregiudizialmente migliore o peggiore di un’altra. (...) È tanto nobile costruire automobili o essere concessionario di telefonia, quanto operare nel settore finanziario o immobiliare».
Gli risponde Andrea Pininfarina, vicepresidente della Confindustria: «Non mi pare il caso di mettere sullo stesso piano, dal punto di vista dello sviluppo di tutto il Paese, chi fa impresa e chi di mestiere fa il raider finanziario». Il 12 luglio dice la sua anche Mario Baccini, Udc, ministro della Funzione pubblica: «Più industria, meno finanza», chiede in sostanza, affermando che quelli di Ricucci sono affari che sembrano «catene di Sant’Antonio, che non producono ricchezza».
Mentre Ricucci (sposo il 9 luglio) è sotto indagine penale e la sua trasparenza è vicina allo zero, Fassino sembra non vedere il problema: «Spetta a Consob, Antitrust, Autorità delle comunicazioni, Vigilanza della Banca d’Italia garantire le regole, non a me», dice il segretario Ds. Che concede la sua benedizione anche alla rischiosa scalata di Unipol su Bnl. «Se le cooperative crescono, a me fa piacere», aggiunge Fassino.
Per conquistare Bnl, Giovanni Consorte, numero uno di Unipol, tratta con gli immobiliaristi del contropatto, che controllano il 27,5 per cento della banca romana. Trattativa che si dimostra più lunga e complicata del previsto. Consorte deve trovare i soldi, 2-2,5 miliardi di euro per un aumento di capitale, e realizzare cessioni che non intacchino i ratios della compagnia. Poi deve ottenere i via libera delle autorità di controllo. E il tempo stringe: il 22 luglio terminerà l’opa su Bnl degli spagnoli di Bbva.
Sul fronte della scalata Antonveneta, gli olandesi di Abn Amro ottengono una proroga della loro opa tutta in contanti fino al 22 luglio. Un comunicato di Bankitalia il 5 luglio difende il suo direttore centrale della Vigilanza, Francesco Frasca, indagato per non aver vigilato sulla scalata sotterranea della Popolare di Lodi. Un comunicato non era stato stilato neppure quando la procura di Trani aveva indagato il governatore Antonio Fazio in persona, per il collocamento di prodotti MyWay e 4You.
Indagati dalla procura di Roma anche Giovanni Benevento e Gianpiero Fiorani (presidente e amministratore delegato della Popolare di Lodi, ora Bpi) per ostacolo all’attività di vigilanza. Bankitalia non ha ancora dato il via libera all’opas di Fiorani su Antonveneta. Gli analisti moltiplicano le domande sul modo con cui Fiorani ha ricostruito il patrimonio primario della sua banca, ipotizzando che le dismissioni (per 1,08 miliardi) siano prestiti mascherati.
Nel frattempo al Monte dei Paschi (Mps) arriva una doppia condanna, dal tribunale di Firenze e da quello di Brindisi, per mancata trasparenza proprio sui prodotti finanziari MyWay e 4You dei tempi della Banca 121 di Vincenzo De Bustis, oggi alla Deutsche Bank Italia. Mps questa volta sta fuori dalla partita, non sostiene Consorte e critica Fassino. «Il Monte con Bnl», dichiara il sindaco di Siena Maurizio Cenni, «sarebbe stato una banca che per tre, quattro anni non avrebbe prodotto reddito». E Giuseppe Mussari, presidente della Fondazione Montepaschi, dichiara, dubbioso, al Mondo: «Il punto è capire se i capitali che sono derivati legittimamente dalla bolla immobiliare si tradurranno poi in iniziative imprenditoriali vere, capaci di produrre ricchezza nuova e reale».
