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Caso Napoli e Mezzogiorno la Margherita batta un colpo

FANTASMI
Caso Napoli e Mezzogiorno la Margherita batta un colpo

Sulle responsabilità politiche del caso Napoli, questo giornale in più di un’occasione non ha mancato di criticare il governatore Bassolino e il suo partito, i Ds. Giunti però a questo punto dell’emergenza, simboleggiata dall’angoscia espressa dal capo dello Stato martedì scorso, abbiamo la sensazione che tutta l’esposizione mediatica della questione napoletana pesi solamente sulle spalle della Quercia, sia per quanto riguarda il j’accuse locale contro Bassolino, sia per le iniziative a livello romano con il ruolo assunto dal viceministro del Viminale, il dalemiano Marco Minniti. Certo, la sinistra riformista ha voti e uomini determinanti nell’Unione campana, ma l’altra gamba del futuro Pd che fine ha fatto?
Non dimentichiamoci, infatti, che il sindaco di Napoli non è più Antonio Bassolino, bensì Rosa Russo Iervolino, un tempo esponente di lungo corso della Dc, oggi nella Margherita. In un paio di interviste pubblicate ieri, Iervolino ha detto di sentirsi abbandonata da Prodi e dal governo nazionale e l’impressione che se ne ricava è quella di una doppia solitudine della sindaca. Istituzionale, ma anche partitica. E la domanda, allora, ritorna più forte: dov’è la Margherita in questo dibattito infuocato e polemico sulla Napoli morente? Del resto basta guardare anche i rispettivi quotidiani di partito: al capoluogo campano, ieri l’Unità ha dedicato l’apertura del giornale più due pagine all’interno; invece il quotidiano rutelliano, Europa, solo una fotina con box.
Non solo: volendo poi estendere il discorso all’intera questione meridionale, che vede il centrosinistra al governo in quattro regioni, il silenzio del partito di Rutelli diventa ancora più assordante in Calabria, altra emergenza nazionale. Un esempio sono gli sviluppi del caso Fortugno, esponente della Margherita ucciso dalla ’ndrangheta in un contesto ancora da chiarire. In questi giorni vari siti hanno pubblicato l’esplosiva relazione dei commissari prefettizi sull’Asl di Locri, in cui sarebbe maturato l’omicidio. Quando l’abbiamo letta siamo rimasti colpiti dal numero di dipendenti infiltrati dalla ’ndrangheta per controllare appalti e commesse varie. In un convegno recente, il viceministro Minniti, calabrese, ha detto persino che la relazione andrebbe distribuita nelle scuole per far capire cos’è la criminalità organizzata. Ma la sua è rimasta una voce isolata. Come quella dell’ex dipietrista Elio Veltri, il quale sulla relazione da tempo va facendo una domanda precisa, che ha ripetuto anche a noi del Riformista: «Nell’Asl di Locri la signora Laganà (vedova di Fortugno e oggi parlamentare dell’Unione, ndr) ha lavorato con responsabilità amministrative di controllo, in pratica doveva fornire pareri su assunzioni e appalti. Possibile che non si fosse mai accorta di nulla?». Ecco, cari amici della Margherita, le domande sulla questione meridionale sono tante. Perché non battete un colpo se ci siete?

 

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