Fortugno, la vedova indagata dai giudici
03.03.2007 - La Repubblica on line
La parlamentare della Margherita sarebbe implicata in una truffa ai danni della Asl. Lei contesta che la questione possa essere di competenza della Dda
Fortugno, la vedova indagata dai giudici
Presenta un memoriale e non parla
Ritiene di "aver chiarito tutto nel documento presentato ai magistrati"
di GIUSEPPE BALDESSARRO
REGGIO CALABRIA - Si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Maria Grazia Laganà, vedova di Francesco Fortugno
- il vice presidente del Consiglio regionale della Calabria, ucciso a Locri il 16 ottobre del 2005 - su suggerimento dei suoi legali si è presentata oggi davanti ai magistrati, ma ha scelto di non parlare. La parlamentare della Margherita, invitata a comparire davanti ai pm della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, perché coinvolta in una inchiesta per la fornitura di materiale sanitario all'ospedale di Locri, ha deciso di rendere una dichiarazione spontanea e depositare una memoria difensiva.
La vicenda riguarda una presunta "truffa ai danni dello Stato", relativa ad una fornitura di presidi sanitari per il pronto soccorso, da parte della Medinex srl. Fornitura che secondo quanto dichiarato dalla Laganà, che è anche vice direttore sanitario del nosocomio, non sarebbe mai avvenuta e che, quindi, l'Asl non ha mai pagato. La deputata, componente della Commissione parlamentare antimafia, già ieri aveva chiesto che l'inchiesta fosse spostata dalla Dda alla magistratura ordinaria, e questo in relazione al fatto che, comunque, non le sono state mosse contestazioni riconducibili a reati di mafia. "Fatto che - spiegano i legali della politica, Sergio Laganà e Antonio Mazzone - ci fa ritenere che della vicenda si non si debbano occupare gli inquirenti impegnati nella lotta alla criminalità organizzata". Da qui la scelta di non rispondere alle domande in attesa che sulla vicenda si pronuncino gli uffici competenti".
L'onorevole Laganà, uscendo dagli uffici della Procura reggina ha detto di "aver fornito dichiarazioni spontanee" e di aver presentato "una memoria scritta sulla vicenda che mi riguarda", proprio per evitare che il suo atteggiamento fosse interpretato come una chiusura nei confronti dei magistrati della Distrettuale antimafia.
I legali hanno detto "di avere sollevato una questione di competenza funzionale e territoriale della Dda reggina nel procedimento". Secondo quanto appreso il memoriale spiegherebbe che, in quanto vice direttore sanitario, la vedova Fortugno non aveva competenza nell'acquisto di materiali di nessun genere. Laganà ha ammesso di conoscere i titolari della Medinex, come molti altri informatori scientifici che frequentano gli ospedali calabresi. Una conoscenza esclusivamente professionale e neppure politica. "I titolari della Medinex - hanno detto i legali - sono infatti notoriamente vicini ad An e, in particolare, alla corrente riconducibile a Gasparri".
Il procuratore della Repubblica facente funzioni di Reggio Calabria, Franco Scuderi, in merito all'interrogatorio non ha rilasciato alcuna dichiarazione limitandosi a dire che nei prossimi giorni farà sapere la decisione dell'ufficio sulla richiesta dei difensori della Laganà in merito alla competenza della Dda ad indagare. Intanto la Casa della legalità e della Cultura ha invitato la parlamentare a dimettersi dalla commissione nazionale antimafia: "C'è un evidente conflitto d'interessi che va risolto".
