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Sui contatti telefonici di Cafari

24.10.2005 – Nuova Cosenza

Sui contatti telefonici di Cafari la PS chiarì già 4 anni fa

24/10-(Giam.Cat.) Sarebbe Enzo Cafari, assicuratore ed operatore turistico, legato in passato all' ex presidente delle Ferrovie dello Stato Lodovico Ligato, ucciso nel 1989, l ' uomo che avrebbe contattato utenze telefoniche riservate intestate al Ministero dell' Interno. A rivelarlo e' il quotidiano “ la Repubblica ” in un servizio sull' inchiesta della Procura della Repubblica di Milano. Cafari sarebbe stato in contatto con Giuseppe Pansera, genero del boss Giuseppe Morabito e medico in servizio nell' ospedale di Melito Porto Salvo, arrestato dopo un lungo periodo di latitanza insieme allo stesso Morabito. Il nome di Cafari compare nell' inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Milano sugli affari di Giuseppe Morabito, inchiesta dalla quale sono emersi anche gli sporadici contatti telefonici tra lo stesso Pansera e Francesco Fortugno, il vicepresidente del Consiglio regionale ucciso il 16 ottobre in un agguato di mafia a Locri. Secondo quanto scrive il quotidiano, Cafari si sarebbe attivato, tra il dicembre del 2000 ed il gennaio del 2001, per ottenere la promozione di un suo amico, un ex questore che aspirava a dirigere l' ufficio della Polizia di Stato presso il Vaticano. Il tentativo di Cafari di favorire l' amico poliziotto non riusci' e lo stesso Cafari venne prosciolto.
Il contenuto dei contatti telefonici tra Cafari e un funzionario di Polizia, fu ''ampiamente chiarito quattro anni fa''. Lo precisa il dipartimento di Pubblica Sicurezza, che ripercorre le tappe dell'indagine avviata nel '99 dalla squadra mobile di Milano e risponde cosi' ad ''alcuni articoli di stampa, apparsi ieri ed oggi, circa contatti telefonici fra persona presuntivamente legata alla 'ndrangheta ed un'utenza intestata al Ministero dell'Interno Dipartimento della Pubblica Sicurezza''.
''Nel 1999 -spiega il dipartimento- la Squadra Mobile della Questura di Milano, su delega della locale Direzione Distrettuale Antimafia avvio' un'indagine su alcuni affiliati alla cosca della 'ndrangheta reggina 'Morabito Bruzzaniti Palamara', attiva anche nel capoluogo lombardo, ritenuti responsabili di gravi delitti, tra cui associazione di tipo mafioso e traffico di stupefacenti''. Un'attivita' investigativa che ''venne successivamente estesa in provincia di Reggio Calabria ed a Roma'', con il coinvolgimento di altre persone, ''tra le quali Giuseppe Pansera e Rocco Carrozza, generi del noto boss reggino Giuseppe Morabito, allepoca latitante''. Ed e' proprio nel corso di queste indagini, sottolinea il Dipartimento, che emerse, dalle intercettazioni telefoniche, ''anche il nominativo di Vincenzo Cafari, 72 anni. In particolare, vennero registrati suoi contatti con Pansera e Carrozza''. Si tratta dell'uomo che, secondo Repubblica, avrebbe contattato due utenze del Viminale. ''Cafari -prosegue il Dipartimento di Ps- che risulta aver avuto incarichi presso Segreterie di Sottosegretari di Stato di diversi Dicasteri negli anni 19681974, e' segnalato negli archivi di polizia in quanto denunciato per associazione a delinquere finalizzata anche al sequestro di persona a scopo di estorsione, ricettazione e falso. Agli atti risulta titolare di uno studio in Roma, in via Tagliamento, sede di una societa' di gestione di alberghi ''SO.GE.AL. s.r.l.'', di un'agenzia di assicurazioni e dello studio dell'Avv. Giuseppe Lupis, indagato quale affiliato alla cosca 'Morabito', gia' difensore di fiducia di presunti appartenenti al detto clan ed arrestato nel 2004''. ''Nell'ambito del procedimento penale in questione -aggiunge il Dipartimento- furono messe sotto controllo anche utenze telefoniche in uso al Cafari. Durante questa attivita' investigativa, svolta sotto la costante direzione della Procura della Repubblica di Milano (che di ogni sviluppo venne tempestivamente e costantemente tenuta informata da quella Squadra Mobile) si registrarono, nel corso del 2001, contatti telefonici con un funzionario di polizia, il cui contenuto fu ampiamente chiarito quattro anni fa''.
Quello di Enzo Cafari e' un nome che in passato e' comparso piu' di una volta nelle inchieste sui rapporti tra 'ndrangheta ed ambienti politico-affaristici non soltanto calabresi ma anche a livello nazionale. A lui fece riferimento, tra l' altro, l' ex ministro della Giustizia Giuliano Vassalli rispondendo ad un' interrogazione sui rapporti tra mafia e massoneria, confermando che collegamenti, in particolare, tra mafiosi ed affiliati alla loggia massonica P2 erano emersi nel corso del processo svoltosi a Locri contro don Giovanni Stilo, il sacerdote di Africo Nuovo morto di recente sospettato di rapporti con la 'ndrangheta. Vassalli parlo', in particolare, dei rapporti tra don Stilo e lo stesso Enzo Cafari. Ed ancora il nome di Cafari comparve nell' inchiesta sull' assassinio di Mino Pecorelli a proposito di un presunto incontro che il giornalista avrebbe avuto con l' assicuratore calabrese poco prima di essere ucciso. Circostanza, pero', che Cafari ha sempre smentito sia nel corso dell' istruttoria sull' assassinio di Pecorelli, che durante il processo. ''Il giorno in cui mi sarei incontrato con Pecorelli - dichiaro' durante il processo lo stesso Cafari - ero a Reggio Calabria, com' e' provato documentalmente. L' ultima volta che vidi Pecorelli fu nell' autunno del 1978 dopo che mi aveva proposto di collaborare ad una rubrica su temi assicurativi''. Dopo alcuni anni in cui era tornato nell' anonimato, Cafari ricompare adesso in una vicenda scottante a proposito delle sue telefonate su utenze riservate del Viminale.
Infine, il dipartimento di Pubblica sicurezza, rivela che ''Cafari risulta aver avuto incarichi presso Segreterie di Sottosegretari di Stato di diversi Dicasteri negli anni 1968-1974''.

 

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