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Il codice di deontologia medica a Forli' non conta, va in "conflitto"...

Forlì la città con due inceneritori che distribuiscono mortePrendiamo la realtà di Forlì, ma potremmo prenderne ad esempio anche altre, a partire da quella dell'Ist di Genova (città con il record mondiale per morti causate dall'amianto con il mesotelioma) dove, troviamo Federico Valerio che è anche membro del Cda di Amiu Bonifiche e pubblicamente impegnato come "ambientalista" e difensore dei finti "controllori" dell'Arpal finiti sotto inchiesta della Procura.
E partiamo dal Codice di Deontologia Medica nei suoi articolo 5 e 30, per arrivare ad alcuni inequivocabili fatti...



Articolo 5 - Educazione alla salute e rapporti con l'ambiente
Il medico è tenuto a considerare l'ambiente nel quale l'uomo vive e lavora quale fondamentale determinante della salute dei cittadini.
A tal fine il medico è tenuto a promuovere una cultura civile tesa all'utilizzo appropriato delle risorse naturali, anche allo scopo di garantire alle future generazioni la fruizione di un ambiente vivibile.
Il medico favorisce e partecipa alle iniziative di prevenzione, di tutela della salute nei luoghi di lavoro e di promozione della salute individuale e collettiva.

Articolo 30 - Conflitto di interesse
Il medico deve evitare ogni condizione nella quale il giudizio professionale riguardante l'interesse primario, qual è la salute dei cittadini, possa essere indebitamente influenzato da un interesse secondario.
Il conflitto di interesse riguarda aspetti economici e non, e si può manifestare nella ricerca scientifica, nella formazione e nell'aggiornamento professionale, nella prescrizione terapeutica e di esami diagnostici e nei rapporti individuali e di gruppo con industrie, enti, organizzazioni e istituzioni, nonché con la Pubblica Amministrazione.
Il medico deve:

- essere consapevole del possibile verificarsi di un conflitto di interesse e valutarne l'importanza e gli eventuali rischi;
- prevenire ogni situazione che possa essere evitata;
- dichiarare in maniera esplicita il tipo di rapporto che potrebbe influenzare le sue scelte consentendo al destinatario di queste una valutazione critica consapevole.
Il medico non deve in alcun modo subordinare il proprio comportamento prescrittivi ad accordi economici o di altra natura, per trarne indebito profitto per sé e per altri.

Partiamo dal primo punto: "...considerare l'ambiente nel quale l'uomo vive e lavora quale fondamentale determinante della salute dei cittadini...".
E se partiamo da qui, dobbiamo prima di tutto considerare che a Forlì vi sono ben due inceneritori: quello di Hera (su cui torneremo a breve) per i rifiuti solidi urbani e quello per i rifiuti ospedalieri di Mengozzi. Due impianti che seminano morte, attraverso diossina e inquinanti che ricadono dalle ciminiere (e si alzano dalle ceneri) su ciò che li circonda, entrando nel terreno, nell'acqua, nelle piante, negli animali così come negli uomini. Due impianti già coinvolti in un procedimento della Procura della Repubblica perché, alcuni medici, tra cui Patrizia Gentilini, hanno adempiuto al loro dovere hanno studiato il caso, esaminato i dati, redatto perizie che hanno dimostrato che il prodotto della combustione ha causato morte!
Ma se alcuni medici il loro dovere lo fanno e perseguono la tutela della salute e vita dei cittadini, altri medici invece hanno scelto di dare il loro personale (e professionale) contributo al business dei rifiuti. Infatti questi signori hanno preferito piegare i loro doveri professionali alla tutela degli interessi di Hera e di Mengozzi. Prendiamo il principale esponente di questa schiera, il direttore dell'IRST di Meldola, il professor dei professori Dino Amadori (da non confondere con quello di polli e tacchini). Il Dino, professor dei professori, ha fatto una scoperta sensazionale - che attende ancora di essere dimostrata - per cui afferma perentorio che "l'impianto non è cancerogeno". E quale è la scoperta che ha fatto il professor dei professori? Secondo lui la diossina che esce dagli inceneritori è una diossina speciale, non cancerogena, anzi, visto i dati che snocciola, pare pure benefica visto che afferma che nella zona di ricaduta degli impianti i malati di tumore vivono più a lungo dei malati di altre zone... Quindi volete mettere una lunga vita sana con una prolungata vita sotto farmaci antitumorali? Meglio la seconda senza dubbio, no?
Il Dino Amadori aggiunge che la colpa dei tumori non è della diossina degli inceneritori ma delle sigarette, della dieta (notare: non dei pesticidi, conservanti ed altre schifezze che ci profilano) e, ancora, che chi si piglia un cancro al fegato o alla cervice uterina, praticamente lo sceglie perché, assicura il professori dei professiori, basterebbero i vaccini anti-epatite C e papilloma virus per evitarli. Straordinario... anche perché quando si trova a dover discutere con 400 medici che invece dicono e sottoscrivono documenti che indicano chiaramente come fonte di rischio e danno alla salute quegli impianti per l'incenerimento dei rifiuti, come risolve la controversia? Con un nuovo paradigma, che se lo traduciamo all'Alberto Sordi, potrebbe suonare così: io so io e voi non siete un caz--! Infatti se lui sostiene l'opposto di 400 medici che citano dati scientifici, risponde che non significa che 400 abbiano ragione ed uno abbia torto e per confermare ciò dice: "Il numero di persone che credono una cosa conta in politica, ma non nella scienza. La penicillina l'ha scoperta una persona sola".

Passiamo al secondo punto: "...Il conflitto di interesse riguarda aspetti economici e non, e si può manifestare nella ricerca scientifica, nella formazione e nell'aggiornamento professionale, nella prescrizione terapeutica e di esami diagnostici e nei rapporti individuali e di gruppo con industrie, enti, organizzazioni e istituzioni, nonché con la Pubblica Amministrazione...".
Indovinate dove siamo? In quell'istituto, l'IRST del buon professor dei professori, ma anche nello I.O.R. (Istituto Oncologico Romagnolo), tra coop e banche, in una straordinaria commistione di interessi. Vediamo con attenzione.
Graziano Rinaldini, direttore generale della coop "Formula Servizi", è stato nominato nel Consiglio di Amministrazione dell'IRST. E qui cliente e fornitore diventano un tutt'uno. Infatti L'IRST è una struttura con capitale a maggioranza pubblica (Comune di Meldola e ASL) e che utilizza fondi pubblici per il proprio funzionamento. E l'IRST compra servizi (pulizia, sanificazione e logistica) dalla coop "Formila Servizi", tra i principali aderenti della Lega Cooperative di Forlì che, con la "Plurima spa", è al centro di un inchiesta della Procura, insieme al Direttore dell'ASL di Ravenna, Tiziano Carradori, per un appalto relativo al trasporto delle provette.
Entrando nel Cda dell'IRST, il "fornitore" Rinaldini è divenuto amministratore di uno dei principali "clienti" e siede accanto ad altri consiglieri, espressione delle ASL, che sono già o possono diventare "clienti" della "Formula Servizi" del Rinaldini.
Rinaldini, intanto, dopo un ventennio al vertice della cooperativa Formula Servizi, non giunge solo all'amministrazione dell'Istituto scientifico romagnolo per lo studio e la cura dei tumori di Medola, ma anche nel Consiglio Generale della Fondazione CARIFORLI', ovvero la fondazione bancaria dove troviamo uno dei soci di riferimento, Roberto Pinza, che è anch'egli nel Cda - come presidente - dell'IRST e nello I.O.R. (Istituto Oncologico Romagnolo) insieme, guarda un pò, al nostro professor dei professori, Dino Amadori. Ma c'è di più: la fondazione CARIFORLI' annovera fra le sue partecipate non solo l'IRST, ma anche, oltre alla Cassa di Risparmio di Forlì e della Romagna (del gruppo Intesa San Paolo, dentro fino al collo nell'affare degli inceneritori, a partire da Napoli attraverso la controllata OPI Banca, fino a Torino con la partecipata Termomeccanica Ecologia di Enzo Papi, vincitrice della gara per la costruzione dell'inceneritore del Gerbido *), anche HERA spa, proprietaria dell'inceneritore per rifiuti urbani di Forlì: e non deve trattarsi di una partecipazione da poco, se è addirittura il Presidente della Fondazione a sedere nel Cda del Gruppo Hera.

Ecco un'altra plateale contraddizione dell'Istituto del professor dei professori, Dino Amadori, che dimostra l'assoluta assenza di indipendenza del potere politico-economico-finanziario di una struttura che dovrebbe, invece, essere assolutamente indipendente e libera da ogni sorta di condizionamento e concentrata sulla prevenzione e cura dei malati oncologici.

Ma siamo in Emilia Romagna, ed ormai non ci possiamo più stupire di nulla, bensì possiamo (anzi dobbiamo) indignarci e contribuire a fare emergere tutte quelle storture che mettono in discussione l'interesse generale ed i diritti fondamentali, a partire da quello della tutela della salute (che significa prima di tutto prevenzione). Ed ancora una volta ci troviamo davanti a fatti e dinamiche che vedono una responsabilità pubblica, etica, che ci deve imporre di intervenire come cittadini per pretendere che la Sanità sia al servizio dei cittadini e non del business degli affari e della farmaceutica, ed al contempo, su questi medesimi fatti, si possono anche individuare elementi di illegalità tali da interessare anche l'aspetto giudiziario, dove ancora, come cittadini e comunità, si ha il dovere di prestare massima collaborazione al fine di permettere l'accertamento dei fatti rilevanti e quindi il loro contrasto.



* La gara vinta in cordata con il Consorzio Ravvenate delle Cooperative, a seguito di un ricorso ha portato il Consiglio di Stato ad annullare l'assegnazione e l'appalto è andato alla cordata "concorrente" (sic) con Unieco e Coopsette naturalmente!

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