Novi: ho rispettato le norme
Interrogato per quattro ore e mezzo. «Il versamento alla Culmv ratificato dal Comitato portuale»...
Graziano Cetara
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Matteo Indice
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«Sono sereno, serenissimo» dice Giovanni Novi uscendo dall'ufficio del giudice, prima di obbedire al consiglio del suo legale Cesare Manzitti che si affretta a portare l'indice alle labbra: «Ho chiarito tutto senza problemi, ma mi suggeriscono che non posso dirvi di più». Sono le 13 di ieri quando ha termine l'interrogatorio più atteso, quello dell'ex presidente dell'Autorità portuale di Genova, agli arresti domiciliari da lunedì e indagato per turbativa d'asta, truffa aggravata, concussione, corruzione e falso.
L'ex numero uno dell'Authority ha risposto, microfono al mento per consentire la registrazione, a tutte le domande del giudice per le indagini preliminari Franca Borzone. Il confronto è durato quattro ore e mezza. C'era da chiarire la rilevanza dei gravi indizi che hanno indotto il gip a spiccare l'ordinanza di custodia cautelare. E al contempo prendere in esame la richiesta dei difensori di revoca degli arresti. Il giudice si è preso i cinque giorni di tempo previsti dalla legge. Ma la liberazione di Novi potrebbe arrivare anche prima, su istanza degli stessi inquirenti, i sostituti procuratori Enrico Zucca e Walter Cotugno, e l'aggiunto Mario Morisani.
L'esigenza di proteggere le prove ed evitare la commissione degli stessi reati contestati è sfumata al momento dell'avvicendamento al vertice di palazzo San Giorgio, con l'insediamento di Luigi Merlo. Adesso è il momento di rispondere alle accuse, di entrare nel merito di quella rete di documenti e testimonianze che hanno portato la Procura a ipotizzare l'esistenza d'un disegno prestabilito per la spartizione delle banchine a vantaggio di interessi precisi, in primis quelli della Compagnia unica del porto, di Tirrenia, di Aldo Spinelli e dell'armatore Aldo Grimaldi.
«Accuse senza senso» ha spiegato l'avvocato Manzitti uscendo dal tribunale, mentre Novi partiva verso la clinica privata nella quale è ricoverata la moglie Nucci Ceppellini. «Non c'è stata turbativa d'asta - era stata la sua precisazione - perché c'è stato un procedimento ai sensi dell'articolo 18 comma 4 della legge che disciplina il lavoro delle autorità portuali» (si prevede la possibilità di accordi sostitutivi per le operazioni di maggior rilevanza, ma secondo i pm alcune delle parti coinvolte furono costrette e ricattate).
«L'intervento - ha insistito Novi - fu concordato da tutti e valutato positivamente dal punto di vista giuridico». Quanto alla concussione, «non esiste». «Il trasferimento alla Culmv (un milione e 728 mila euro erogati quale rimborso per gli extracosti sostenuti durante la gestione transitoria del terminal Multipurpose) è stato ratificato dal Comitato portuale con una delibera all'unanimità. Ipotizzare che possa essere stato truffato il Comitato è ridicolo». E ancora: l'avvocato di Stato Giovanni Novaresi (indagato per corruzione), «ha dato un parere sì favorevole, ma controfirmato da Domenico Salvemini, capo distrettuale dell'avvocatura dello Stato».
I pareri sotto accusa, definiti dai pm «di comodo» e associati a consulenze «illegittime» pagate a Novaresi dall'Autorità portuale, riguardano sia la gara per l'assegnazione del Multipurpose sia il pagamento alla Culmv. La turbativa d'asta, secondo i pubblici ministeri, si concretizzò invece inserendo nella gara un candidato che non si era offerto (Tirrenia) e invitando a ritirarsi tutti gli altri con pressioni, ricatti o promesse. In base al racconto reso agli inquirenti da Ignazio Messina, l'ordine della spartizione del Multipurpose arrivò con una mail dell'ex segretario generale Sandro Carena, il cui interrogatorio a metà luglio 2007 determinò una svolta.
«Eravamo molto arrabbiati - confidò Messina alla Finanza - perché ci era stata assegnata una quota inferiore alle nostre richieste anche in caso di assegnazione parziale». «La situazione - aggiunse - da Novi e dal suo consulente, l'avvocato Sergio Maria Carbone (e non da Carena come scritto erroneamente ieri), fu posta "o così o Pomì"».
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