Con gli studenti, per lo "Stato di Diritto"
Non vogliamo un'altra macelleria messicana, non possiamo restare fermi, inermi d'innanzi all'eversione che si fa Stato. L'ultima maschera del presidente del consiglio piduista è stata calata, con le ultime dichiarazioni sulle mobilitazioni delle scuole ed università.
Che il concetto di "legalità" del cavaliere piduista 1816 e del suo Consiglio di maggiordomi fosse relativo lo sapevamo da tempo, ma forse alcuni avevano ancora qualche dubbio che oro svanisce d'innanzi, non solo alla dissoluzione del carattere pubblico del "sapere" e della "ricerca", ma alle dichiarazioni di insofferenza verso una legittima protesta e mobilitazione di studenti, insegnanti e genitori.
Lo "Stato di Diritto" per le mentalità illiberali è un ostacolo che ogni giorno è oggetto di devastanti colpi, destinati, nell'omologazione dell'informazione, a far cedere quelle barriere civili e culturali che sempre hanno retto alle degenerazioni del Potere...
Nel nome della "legalità" si sono adottati provvedimenti illiberali, che promuovono sempre di più quei tratti riconoscibili che abbiamo visto da lontano (e nemmeno troppo) nel tempo e nello spazio, nei regimi totalitari. Degenerazione frutto di un patto scellerato, trasversale, che ha deciso di piegare lo "Stato di Diritto", ovvero la nostra Costituzione, al famigerato "primato della Politica", inteso non in senso nobile e rispettabile, ma nell'affermazione ed autodifesa senza esclusione di colpi dell'oligarchia dominante, di cui il piduista Silvio Berlusconi è solo uno dei più grotteschi volti.
Così si era vista prima del G8 a Genova la repressione a Napoli, così si sono visti violare Leggi e principi Costituzionali, si è assistito alla collaborazione e protezione di rapimenti e torture, si sono pianificate le occupazioni spartitorie di risorse e ruoli pubblici, si è colpita e mortificata la Magistratura, intimidendo e minando quell'autonomia ed indipendenza che è unica garanzia di tutela dei cittadini dinnanzi ai potenti. Si è assistito al ritorno della repressione quale strumento per piegare la volontà popolare e costringere i cittadini a rinunziare al loro legittimo diritto di critica e opposizione civile davanti a scelte scellerate e dannose (ricordiamo la Val Susa o la Campania?!?). A turno chi occupava il Potere ha scelto quella strada, suggellata dalle dichiarazioni del cosiddetto Presidente della Repubblica (degli Oligarchi) contro le manifestazioni di piazza critiche verso le scelte del Potere, qualificate dallo stesso occupante del Quirinale quali forme di pericoloso "ribellismo". Si è visto approvare - attenzione - unanimemente dal Parlamento italiano, alcuni mesi fa, il Trattato di Lisbona (la "Costituzione europea") che, se non fosse stato per il popolo irlandese, avrebbe cancellato buona parte della nostra Costituzione e gran parte dei Diritti fondamentali in essa sanciti, come quello del manifestare liberamente il proprio pensiero e dissenso, considerato, in quel Trattato, reato punibile con il carcere in caso il proprio Paese sia coinvolto in azioni di conflitti internazionali (alias le Guerre che stiamo combattendo in violazione dell'art. 11).
La democrazia in Italia non esiste. E' stata cancellata dalla nomenklatura (di destra e di sinistra) che ha scelto di considerasi e consolidarsi come unico Potere, insindacabile. Dal piccolo Comune alle Regioni sino al Governo del Paese, hanno annullato ogni principio di legalità e giustizia sociale proprio di ogni Stato che voglia considerarsi liberale. E' ormai giunto quasi a completo compimento quel disegno eversivo della Loggia P2 di Licio Gelli (che ormai gira l'Italia - come il senatore mafioso a vita Giulio Andreotti - da ospite d'onore) che tutti coloro che siedono al Potere hanno deciso di assecondare, in un pericoloso e osceno oblio collettivo.
Oggi davanti alle occupazioni ed autogestioni che non chiedono altro, si guardi bene, che il semplice rispetto della Costituzione Repubblicana, non possiamo che schieraci con queste mobilitazioni civili e non violente, con la speranza che si comprenda, una volta per tutte, che la battaglia prima, fondamentale per salvare il futuro, non è quella particolare che ogni singolo settore o gruppo sociale può vivere o percepire come la più toccante, bensì quella per l'affermazione dello "Stato di Diritto", ovvero della Legalità coniugata alla Giustizia Sociale. Se non si vince questa, partendo dal difendere l'autonomia e l'indipendenza della Magistratura, non vi sarà più argine alla deriva illiberale ed autoritaria del Potere. Se il giudice che dovrà domani giudicare se le mobilitazioni di piazza sono legittime o meno, sarà assoggettato (per Legge o timore ed isolamento) al Potere politico (che non rappresenta altro che la commistione trasversale di un comitato d'affari in cui a pieno titolo siede anche il "Potere" criminale - finanziario e mafioso -), non vi sarà scampo... a vincere sarà il Potere e non il Diritto!
Per quello che possiamo, come Casa della Legalità, ci mettiamo, naturalmente, a disposizione ed al fianco di quei "nuovi" cittadini che non vogliono un futuro da sudditi. Chiedere un sistema formativo capace di dare accesso alla conoscenza (e coscienza) critica a tutti, non è solo legittimo ma interesse collettivo di tutta la società e rivendicazione in perfetta coerenza a quanto sancito dalla Costituzione.
Crediamo fermamente che la repressione non debba e non possa prevalere e chiediamo pubblicamente ai responsabili dell'Ordine Pubblico delle diverse città di non accogliere l'invito di sgomberare le scuole e le università, che un Presidente del consiglio abusivo (lui sì abusivo, eletto in violazione della normativa sui Conflitti di Interesse e grazie ad una legge elettorale anticostituzionale) ha deciso di lanciare oggi. Ci sono ordini che a volte è bene rifiutare perché antitetici al Diritto. Ci sono pretese del Potere palesemente anticostituzionali ed antidemocratiche che è giusto non assecondare. Ci sono momenti in cui la coscienza civile, anche di quanti appartengono a reparti gerarchici dello Stato, deve avere prevalenza. Chi sta occupando le scuole e le università difende quella stessa Costituzione che le Forze dell'Ordine sono chiamate a difendere con il loro lavoro (sottopagato ed in molte occasioni ad alto rischio). Speriamo quindi che anche queste sappiano, come hanno saputo fare in altre occasioni, dire no a chi vuole impartigli comandi scellerati. Anche gli agenti, di qualunque grado, sono cittadini e possono scegliere di non chinarsi ad un Potere illiberale, che li considera esclusivamente come cani da guardia da sguinzagliare per cancellare nei fatti il diritto di manifestare liberamente, bensì possono scegliere, responsabilmente, di schierarsi, coerentemente al loro dovere, nella difesa della Costituzione della Repubblica Italiana.
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Il seme e la speranza [di C.Abbondanza - 19 ottobre 2008]