Il Csm dice no al ddl processo penale "Viola i principi della Costituzione"
ROMA - Il Csm boccia il ddl del ministro Alfano sulla riforma del processo penale. Secondo il plenum del consiglio superiore della magistratura, il provvedimento viola principi costituzionali, come l'obbligatorietà dell'azione penale e la ragionevole durata dei processi e avrà effetti "gravi" sull'efficacia delle indagini. Il plenum ha così approvato, con qualche piccola modifica, il parere della VI commissione, che respingeva le norme chiave del ddl.
A favore hanno votato tutti i togati, i laici del centrosinistra, il vicepresidente del Csm Nicola Mancino. Contrari i laici di centrodestra; astenuto il laico dell'Udc Ugo Bergamo.
Il vicepresidente dell'organo di autogoverno delle toghe, Nicola Mancino, al termine della seduta del plenum è tornato a ribadire, come già aveva fatto alcuni giorni fa, che non si tratta di una bocciatura da parte del Csm al ddl di riforma del processo penale, semmai un "parere articolato" sul provvedimento proposto dal governo, "perché - ha detto Mancino - il Consiglio superiore non approva e non boccia nulla".
Dello stesso parere anche il ministro della Giustizia: "E' il Parlamento che promuove o boccia i ddl", ha detto il Guardasigilli. Il ministro ha aggiunto che l'obiettivo della riforma è quello di parificare le garanzie per l'accusa e la difesa, migliorare il lavoro del pubblico ministero e la qualità del dibattimento affinchè nei processi si possa arrivare all'accertamento della verità.
Quanto al testo della delibera del Csm, il relatore Livio Pepino ha spiegato che ''non ci sono state modifiche sostanziali'' al giudizio che la scorsa settimana aveva tacciato di incostituzionalità il ddl. Il nuovo documento ha modificato alcuni aggettivi eliminando la parola ''incostituzionale'' restando nella sostanza fortemente critico con le proposte delle legge.
In particolare il consigliere Antonio Patrono di Magistratura indipendente, ha definito ''sconcertante la norma nel punto in cui mette in concorrenza e in regime di controllo reciproco pm e polizia giudiziaria, perché consente alla pg di controllare il pm in fase di indagine''. Secondo Fabio Roia il ''problema della giustizia italiana è la lunghezza del processo e invece su questo punto si interviene molto poco''.
I laici di centrodestra Gianfranco Anedda e Michele Saponara hanno votato contro l'intero testo perché ''accanto al giudizio andava individuata una soluzione alternativa'', ha spiegato Anedda. Il testo finale è stato parzialmente modificato con un emendamento presentato da Bernardo Petralia.