"Il delitto di via Milano un' esecuzione mafiosa"

scritto da Repubblica il .

UN' ESECUZIONE mafiosa. L' uccisione di Ilir Krypi, albanese di 42 anni, è una sanguinosa aggressione che lancia un preciso messaggio. «È la condotta violenta e spietata di un gruppo che ricorda vecchi tempi, che sembravano dimenticati - dicono alla Squadra Mobile di Genova - oltre lo sfruttamento della prostituzione, il sequestro di persona, c' è una banda che vuole dimostrare la sua forza»...

È un atto ritenuto preoccupante, non un impeto d' ira tra delinquenti comuni. Il commando è giunto in via Milano a un' ora (alle 23 di domenica) in cui tanti potevano vedere. I cinque albanesi sono arrivati per riprendersi la giovane prostituta rumena che sfruttavano, la diciannovenne che ha cercato aiuto in Ilir, l' uomo che ha sfidato la gang. A muso duro: «Se non lasciate la ragazza, dico ai giudici che la droga, trovata dalla polizia a casa di mio fratello, ce l' avete data voi». Come risposta ha ricevuto un proiettile in faccia. Anche se ieri uno dei due fermati, Alfred Marra di 48 anni, ha detto al suo avvocato, Simona Perico, che era "fuori Genova, con un' altra persona". L' indagato per concorso in omicidio verrà sentito nella giornata di oggi dal gip Silvia Carpanini. Così come l' altro albanese, Endrith Berjo, 24 anni, difeso da Umberto Pruzzo. Entrambi negano ogni addebito. La loro principale accusatrice è la prostituta: lei, che conosce i 5 e li ha indicati alla polizia. Intanto, continua la caccia ai banditi in fuga, tra i quali quello che ha premuto il grilletto. La Squadra Mobile conosce nomi e cognomi, ha le foto segnaletiche. Qualcuno domenica sera è scappato a piedi, altri con un' auto di grossa cilindrata. Una delle due vetture (una Bmw blu) con le quali erano arrivati, è stata abbandonata a Di Negro: è poi risultata di proprietà di uno dei due fermati. Prosegue anche la ricerca di una quarta persona, l' amico della vittima che si trovava sul luogo del delitto ma che si è reso irreperibile. Da lui gli investigatori sperano di poter aggiungere un altro tassello all' indagine. Oltre quelli forniti dall' autista del "66", che ha udito lo spato e chiamato il "113". Ieri si sono aggiunti altri particolari. La rumena (ha iniziato a prostituirsi quando era minorenne) avrebbe avuto una relazione con il fratello di Ilir, coinvolto in un traffico di telefonini e di droga all' interno del carcere di Marassi e oggi agli arresti domiciliari. Grazie a questo rapporto la giovane si sarebbe rivolta a loro, per sottrarsi al controllo della gang. - g.fil.

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