L'intervista - «Mafia? Sono capricci del giudice»

scritto da Il Secolo XIX il .

Benito CanfarottaIl re del mattone si difende: «Le 129 case sequestrate? Io lavoro più di 12 ore al giorno».
«CAPRICCI, la capite questa parola? Sono solo ca-pric-ci del giudice». Sono capricci, per Benito Canfarotta, il maxi-blitz della Direzione investigativa antimafia scattato l'altro ieri, il sequestro di 129 appartamenti suoi e della sua famiglia, le accuse di contatto con la criminalità organizzata siciliana e gli avvisi di garanzia per induzione e sfruttamento della prostituzione. «Capricci»è la parola che Canfarotta, settant'anni e una vita da "boss" del mattone, usa per commentare una delle indagini più clamorose svolte negli ultimi anni a Genova, nella quale lui e i suoi parenti sono indicati come una specie di "cupola" che gestiva il racket dei subaffitti alle lucciole e agli immigrati della città vecchia. Persone che in quegli alloggi si prostituivano o, sempre a giudizio della Dia e della magistratura, trafficavano.

Canfarotta, vi hanno sequestrato case per quasi cinque milioni di euro sostenendo che siano il frutto d'un malaffare, di un vorticoso giro di affitti in nero e soldi non dichiarati. Sono tutti capricci?
«Io lavoro fra le dodici e le quattordici ore al giorno. E quelle case le ho comprate con denaro vero e fatica vera»...


È un patrimonio mostruoso, per i caruggi di Genova. Come avete fatto?

«Sono arrivato da Palermo che i soldi li avevo già. Compravo, ristrutturavo, rivendevo. Compravo, ristrutturavo, rivendevo. Semplice. Con il mattone, se non sei stolto, si va sempre in discesa. A meno che uno non si lasci abbindolare dalle macchine e dalle belle donne. Ah, allora sì che gli affari possono avere problemi... io invece, sa, una maglietta e un paio di pantaloni. Puliti, lavati con Perlana magari, ma quello è il massimo che mi concedo».

Procura e Direzione antimafia la pensano un po' diversamente. Dicono che voi affittavate i vostri immobili a dei prestanome, e questi a loro volta subaffittavano a prostitute o delinquenti con un "ricarico" pazzesco che finiva nelle vostre tasche. Sarebbe questo il problema...

«Ma scusi, uno si fida della fidanzata, no? Se poi quella ti tradisce, che colpa ne hai? Stessa cosa qui. È colpa mia quello che succedeva dopo la stipula del primo contratto? Io il ruffiano non l'ho fatto mai con nessuno...».

Lei non ne sapeva nulla.
«Le sembra che sia intestatario di qualcosa, io?».

Sua moglie, i suoi figli, 129 appartamenti.

«Ecco, mia moglie e i miei figli, e vengono e venite a cercare me. Già la polizia mi ha costretto a separarmi...».

La polizia?

«Mi controllavano, ci controllavano, per non avere problemi è stato meglio divorziare. Io ho un negozio al dettaglio che vende prodotti per l'edilizia. E un commerciante, meno cose o case ha, e meglio è».

Ma perché, se siete separati, l'altro ieri vi hanno trovato di notte nello stesso alloggio? Le forze dell'ordine sostengono che la separazione fosse uno stratagemma per sviare l'attenzione sugli intestatari dei beni...

«Ma per carità. L'altra sera ero a casa di mia moglie, anzi della mia ex moglie, a Coronata, perché stavo facendo un lavoro lì. Nient'altro».

Gli investigatori dell'antimafia, nel sequestrare gli immobili, applicano una legge speciale insistendo sul fatto che agivate "con metodi corrispondenti a quelli delle associazioni di tipo mafioso".

«Io ho paura anche di un handicappato, ho paura di tutti e la gente pensa sempre male. E poi mi rompono, scusi la parola, i cog.....».

Una congiura.

«Non lo so, non lo so. Però dico una cosa: io non conosco mafiosi di Palermo, il vero mafioso è quello che esce al mattino e rientra alla sera, dopo essersi fatto alla grande gli affari suoi. E poi vi ricordate quei casini del '92 e del '93, la squadra mobile che mi aveva sequestrato altri locali sempre con la storia della prostituzione? Alla fine mi hanno restituito tutto, confido che finirà così anche stavolta».

Prima lei faceva l'agente immobiliare, nel '97 l'hanno radiata dall'albo per "turbativa di mercato" e "gravi irregolarità nell'attività di mediazione".

«No, no, no. Ho restituito il cartellino da agente immobiliare perché preferisco vendere mattoni. Tutto qui».

I carabinieri e la Dia dichiarano che sua moglie Filippa Lo Re gestisse un'agenzia illegale in via Canneto il Lungo. Dicono che era affettuosamente chiamata "mama" dalle lucciole clandestine perché trovava una casa per tutti guadagnandoci assai.

«L'unica agenzia di cui mi ricordo io, quella che avevamo in via della Maddalena, è chiusa. Poi non so a cosa si riferiscano, come non so cosa troveranno in tutti i documenti che hanno sequestrato».

Canfarotta, il nome suo e della sua famiglia è comparso su una serie di volantini, nei mesi scorsi, che descrivevano il centro storico come spartito dalla mafia. E il sindaco di Genova dice che l'allarme non è infondato, che questa indagine dimostra come occorra tenere gli occhi ben aperti..

«Cooosa?».

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