Posti e questione morale scatta la rissa tra dipietristi
AMEDEO LA MATTINA
ROMA
E' stato un esecutivo movimentato, con liti furiose, quello che ha dovuto affrontare ieri Antonio Di Pietro. Lo scontro c'è stato sia sulla cosiddetta "questione morale" in Campania sia sulla legge elettorale europea (sono più di una decina i parlamentari che si sono espressi contro lo sbarramento del 4%). Ma tensione è salita quando Francesco Barbato ha avuto un violento alterco con Silvana Mura, che ha cercato di strappargli di mano una cartella con su scritto «dossier sulla questione morale nell'Idv». Barbato da tempo chiede a Di Pietro di fare pulizia nel partito in Campania: ieri ha puntato il dito soprattutto su quelle che lui considera «amicizie pericolose con ambienti camorristici» di Nello Formisano (coordinatore regionale) e di Nicola Marrazzo (capogruppo al consiglio regionale). Entrambi presunti all'incontro. Tutta roba da dimostrare, sia chiaro, ma Barbato sostiene che c'è tutto scritto nel suo dossier («ho parlato per tabula, con tanto di documenti giudiziari»).
Ma quando gli è stato chiesto di mostrare le prove, lui si è rifiutato. E' intervenuta la Mura inferocita: si è alzata, ha cercato di impossessarsi della cartella, le è «sfuggita» nella concitazione qualche parola di troppo («dacci queste carte, stronzo»). A quel punto Barbato se n'è andato, sbattendo la porta. «Mi sono incavolata - racconta Mura - perché lui continua ad accusare esponenti del partito senza avere le prove. Accuse gratuite dicendo di avere documenti, ma non ce li fa vedere. Abbiamo visto come è finita la vicenda di Porfidio, accusato di associazione a delinquere. Non c'è niente...». In tutto questo Di Pietro non ha mosso un dito. Di fronte al j'accuse del deputato ribelle ha preso appunti. Poco prima aveva detto che «i nostri nemici li abbiamo di fronte, non seduti accanto: dobbiamo restare uniti e non beccarci tra di noi». Gli «imputati» Marrazzo e Formisano si sono difesi contrattaccando. Hanno detto che Barbato è un «esibizionista», «un professionista dell'anticamorra», capace solo di coltivare «la cultura del sospetto», che tira fuori roba vecchia di 20 anni. Barbato ha lasciato la riunione ed è andato a sedersi in sala stampa per sentire cosa avrebbe detto Di Pietro. Nell'attesa ha continuato a lanciare i suoi strali contro Di Pietro: «Lui mescola merda e cioccolato». Ora, ha aggiunto, «temo per la mia vita dopo le denunce fatte sulle "relazioni pericolose" con certi clan camorristici». Parole da prendere con le molle. Rimane il fatto che in Campania sta succedendo che molti amministratori dell'Idv si sono autosospesi dal partito. Tra questi i consiglieri comunali di Napoli, Scala e Migliaccio. Anche a Caserta c'è stato un esodo.
In fibrillazione gli amministratori di Salerno. Scala e Migliaccio non hanno presentato la mozione di sfiducia alla Iervolino e sono stati messi alla porta. Ma entrambi chiedono perché Marrazzo (presidente della commissione bilancio) non si è dimesso nonostante il leader dell'Idv abbia chiesto a tutti di abbandonare i posti di responsabilità. Eppure, precisa Migliaccio, la settimana scorsa, «Marrazzo ha portato a casa due nomine di persone a lui vicine. E' così che si porta avanti un'operazione di sfiducia?». Nella conferenza stampa Di Pietro non è entrato nel merito delle questioni. Ha però detto che bisogna staccare la spina a Bassolino e Iervolino: «L'Idv non accetterà compromessi con il centrodestra. Non ci faremo abbindolare dalle ipocrisie del centrodestra, che adesso presenta mozioni di sfiducia dopo avere preso accordi sottobanco». Si riferiva anche alla mozione (dovrebbe essere votata in settimana) presentata dall'onorevole di An Amedeo Labocetta che impegna il governo a inviare a Napoli una commissione ministeriale «con ampi poteri di indagine su ogni atto amministrativo». Per Di Pietro ci sarà l'autosospensione e decadenza dal partito per chiunque si trovi coinvolto nella questione morale: non bisogna aspettare la sentenza passata in giudicato. «Mio figlio Cristiano - ha detto Di Pietro - che con Romeo c'entra come i cavoli a merenda, pur non avendo ricevuto nessun avviso di garanzia, si è autosospeso dal partito».