La Italcementi a processo: le mani di Cosa Nostra nei suoi impianti
Al via il processo per l'Ad Mario Colombini e i due capiarea Fausto Volante e Giovanni Giuseppe Laurino coinvolti nella truffa della "doppia tabella...
di Silvia Cordella
Al via il processo a carico dell'amministratore delegato della Calcestruzzi Spa Mario Colombini che dovrà comparire davanti ai giudici del Tribunale di Caltanissetta, perchè accusato dalla Procura nissena di truffa, frode e intestazione fittizia di beni, con l'aggravante di aver favorito la mafia. L'imprenditore bergamasco, amministratore delegato del colosso italiano del cemento è stato rinviato a giudizio insieme a Fausto Volante, capozona per Sicilia e Campania e Giovanni Giuseppe Laurino, rappresentante dell'azienda nella Sicilia orientale. Per loro le accuse sono di truffa, frode e turbata libertà del commercio, aggravata dall'aver agevolato Cosa Nostra.
Gli imputati dovranno presentarsi all'udienza il 7 aprile prossimo. Giornata che darà l'avvio alla fase dibattimentale nella quale i pm della Procura Nicolò Marino e Renato Di Natale (procuratore aggiunto), sulla base degli elementi emersi nell'inchiesta e nei diversi incidenti probatori, dimostreranno dinanzi alla Corte come negli impianti siciliani della holding italiana del cemento si speculasse sulla produzione del calcestruzzo creando fondi neri da destinare alle famiglie mafiose.
Le accuse sono pesanti. Per il Gup Stefania di Rienzo, firmataria del rinvio a giudizio, Mario Colombini in concorso con Laurino G. Giuseppe, Giuseppe Ferraro, Volante Fausto e altri allo stato non identificati devono rispondere di aver concordato l'attribuzione fittizia a Ferraro Giuseppe della Cava di Contrada Palladio di Riesi (già di proprietà della Generale Impianti Cava Billiemi Srl) sottoposta a sequestro nell'ambito del procedimento contro Buscemi Antonio "al fine di eludere le disposizioni in materia di misure di prevenzione patrimoniali impedendo la confisca del bene". Più in particolare osserva il Giudice: "Colombini, avvalendosi dei suoi poteri di amministratore delegato" avrebbe autorizzato "Volante Fausto (cui veniva rilasciata apposita procura speciale) a fornire per conto della Calcestruzzi spa il supporto finanziario dell'operazione, dissimulando come ‘anticipo forniture' il finanziamento necessario al Ferraro per l'acquisto della Cava".
Un impianto quello di Riesi che, secondo quanto sostiene la Procura, sistematicamente produceva calcestruzzo alterato per recuperare il nero ricavato con l'escamotage della "doppia tabella" o "ricetta". Una duplice compilazione automatizzata sul peso del composto usato per gli appalti che veniva adoperata in due modi a seconda delle esigenze: quella reale, per formalizzare la regolarità del calcestruzzo prodotto e richiesto dall'acquirente e quella falsata, per realizzare gli "avanzi" necessari prodotti con calcestruzzo allungato. A tal proposito gli imputati "con artifici e raggiri - scrive il giudice - consistiti nel predisporre fraudolamente "ricette di produzione" del calcestruzzo difformi da quelle concordate per contratto, cioè delle cosiddette "ricette di qualifica", fornivano per le commesse relative agli appalti conglomerati composti da minor quantitativo di cemento. Circa 30 kg./mc rispetto alla quantità prevista nei relativi contratti di fornitura, procurandosi un ingiusto profitto di circa 2 euro per mc.". Gli appalti a cui si fa riferimento sono quelli per la costruzione di Porto Isola-Diga Foranea di Gela, del Nuovo Palazzo di Giustizia di Gela, dello Svincolo autostradale di Castelbuono (lotto trenta quater) sull'autostrada A/20 Palermo-Messina, della Strada scorrimento veloce Licata e del torrente Brami (lotto 8. Stralcio 1 e 2). Lavori che sarebbero stati realizzati "inducendo in errore le rispettive stazioni appaltanti, la prefettura di Caltanissetta, il Ministero della Giustizia e il comune di Gela, il C.A.S. Spa (Consorzio Autostrade Siciliane) e l'Anas spa, che ricevevano conseguentemente un danno di rilevante gravità". Una truffa che Colombini e Volante avrebbero realizzato mettendo "in pericolo la sicurezza dei pubblici trasporti per terra" disponendo per lo svincolo autostradale di Castelbuono "almeno 30 Kg/mc in meno rispetto alla quantità prevista". Una spregiudicata commercializzazione che il capozona Volante e i due capiarea della Calcestruzzi Laurino e Librizzi ("di cui si procede separatamente") ponevano in essere in Sicilia per riaffermare il mercato della Italcementi Group. Mercato che cercava di espandersi anche attraverso "atti di concorrenza mediante minaccia, diretta o indiretta, facendo ricorso all'intervento di esponenti di Cosa Nostra" fra cui "Francesco La Rocca, per conto della famiglia catanese" e "Tommaso Cannella, quale esponente delle "famiglie" palermitane". Ergo "ottenere contratti di fornitura in favore di ditte aggiudicatarie di appalti pubblici o privati, fra cui la Ira Costruzioni".
Insomma, in prospettiva di affermare capillarmente la loro presenza sul territorio, i manager della Calcestruzzi si sarebbero serviti di Cosa Nostra per eliminare le scomode concorrenze. Un metodo che a Palermo prevedeva l'intervento di "Don Masino" di Prizzi, vecchia conoscenza della Italcementi, in quanto fornitrice di cemento della sua Sicilconcrete. Un'azienda che si occupava della produzione e della fornitura di cemento, costituita negli anni '80 da boss del calibro di Raffaele Picciurro, Salvatore Pitarresi e Antonio Pipitone, poi sequestrata poichè ritenuta un mezzo per riciclare e reinvestire i capitali illeciti di Cosa Nostra. Fatti legati a quel vecchio rapporto del Ros Mafia Appalti di cui Giovanni Falcone si era occupato. Un'indagine che aveva fatto emergere non solo il controllo di Cosa Nostra sui grandi appalti in Sicilia attraverso società di sua proprietà come la Reale Costruzioni ma anche il legame tra Totò Riina e la Calcestruzzi del Gruppo Ferruzzi di Raul Gardini, mediato da Nino Buscemi (della "famiglia" di Uditore - Passo di Rigano), a sua volta legato da rapporti societari agli ing. Giovanni Bini e Lorenzo Panzavolta del gruppo di Ravenna. Uno spaccato di storia in cui questa alleanza permise alla Calcestruzzi di diventare il fornitore monopolistico del cemento in tutta l'isola mentre a Cosa Nostra concesse la grossa occasione di sedersi al tavolo dei grandi giochi di potere.
Oggi a confermare il ruolo di Calcestruzzi in Sicilia sono diversi testimoni e collaboratori di giustizia tra cui Angelo Siino. Secondo l'ex ministro dei lavori pubblici di Cosa Nostra infatti i rapporti mai interrotti tra il colosso italiano del calcestruzzo e la mafia risalgono all'epoca della ristrutturazione del Belice avvenuta in seguito al terremoto del 1968. In quel periodo reperire il cemento era difficile soprattutto per le aziende "non amiche" di Cosa Nostra. Questo perché la Italcementi, attraverso il suo responsabile (tale Cedrini), aveva concordato con Nino Buscemi un trattamento di favore. "Non solo perché ci veniva fatta una ‘carezzina' (non ci si poteva infatti molto discostare essendo quello del cemento un prezzo c.i.p.e.) - ha rivelato Siino - ma, soprattutto perché, a differenza delle ditte "non amiche" che pagavano anticipatamente, a noi ci veniva dilazionato il pagamento a uno o due mesi".
Ma i rapporti con la Calcestruzzi arrivano ai giorni nostri. Secondo Ignazio Martorana, ex funzionario della Italcementi in pensione e testimone d'accusa, anche il capo zona Fausto Volante conosceva bene i referenti mafiosi inseriti nell'affare del cemento. In particolare Tommaso Cannella, quale amministratore della Sicilconcrete e "notoriamente chiacchierato per fatti di mafia". "Lo so - ha detto Martorana - per aver preso parte a una riunione che si tenne fra la fine del '98 e gli inizi dell'anno '99, presso l'ufficio vendita della sede di Palermo dell'azienda (Calcestruzzi Spa) sita in via Mariano Stabile 200". Quell'incontro venne organizzato su richiesta di Italcementi in quanto la "Calcestruzzi Spa lavorava poco nella zona di Palermo-Brancaccio e si voleva raggiungere un'intesa affinché lavorasse di più senza concorrenza di prezzo". Alla fine l'accordo fu raggiunto. In sostanza, "si decise che Cannella non avrebbe fatto offerte per la fornitura di appalti di opere pubbliche o avrebbe fatto un'offerta superiore a quella di Calcestruzzi".
Dichiarazioni queste che anticipano i temi che saranno discussi in aula da accusa e difesa.
Le ipotesi sulla reale grande contropartita che Cosa Nostra abbia potuto ricevere nel rapporto ormai consolidato con l'azienda bergamasca quotata in borsa saranno i magistrati a dimostrarlo. Ciò che sembra già chiaro è che le famiglie mafiose guadagnavano sulla frode delle doppie tabelle, quella rossa e quella blu. Un sistema, secondo Martorana, "scientificamente studiato da Bergamo" e costantemente seguito "dal servizio tecnologico centrale" che ogni mese verificava le giacenze per "evitare che gli impiantisti a loro volta frodassero la Calcestruzzi".