Muore straziato dal muletto portacontainer

scritto da Il Secolo XIX il .

Uno, forse, non si è neppure accorto di morire; e forse l'altro non si è accorto di aver ucciso il suo collega. Quando, da una vicina bettolina attraccata al molo, un lavoratore portuale ha suonato una sirena per segnalare il pericolo, oramai era troppo tardi. La tragedia si era già compiuta...


Giuliano Fenelli, 50 anni da pochi giorni, sposato e padre di un figlio adolescente, era rimasto schiacciato da un carrello trasportatore. Lo ha travolto un "muletto", una montagna semovente del peso di alcune tonnellate, che stava spostando coils, grossi rotoli di lamiera, da un magazzino del molo Garibaldi, nella parte vecchia del porto spezzino. Forse stava parlando al telefono Giuliano - il cellulare è stato trovato a terra, accanto a lui - e, girato di spalle, non si è accorto che il muletto, in retromarcia, gli stava andando addosso. Non ha sentito il cicalino annunciare il pericolo. Uno che lavora in porto da anni è abituato oramai a quei suoni, a quei rumori che per un altro sarebbero infernali. E così una ruota alta quasi due metri lo ha preso in pieno alla gamba destra e lo ha trascinato giù, distruggendo la sua vita all'istante e gettando nella disperazione almeno due famiglie.

Sì, perché oltre a quella di Fenelli, la tragedia è piombata anche nell'esistenza di Valter L., 54 anni, di Vezzano Ligure, il conducente del carrello trasportatore che ha travolto e ucciso l'amico. Sotto choc e sconvolto subito dopo l'incidente, chissà quante volte rivivrà quest'incubo nella sua mente. E per lui è in arrivo anche l'accusa di omicidio colposo, come se fosse l'unico e solo colpevole. «Un atto dovuto», confermano gli inquirenti che hanno posto sotto sequestro il carrello.

Erano le nove di una mattina livida e grigia, nuvole basse sul Golfo dei poeti, gelo e ira nel cuore dei lavoratori portuali. «Non si può morire così - grida la sua rabbia un lavoratore portuale mentre qualcuno copre pietosamente con un telo il corpo di Giuliano - non può morire così un uomo che si alza tutti i giorni all'alba e si spacca la schiena per poco più di un migliaio di euro al mese, per dare un futuro ad un figlio di 14 anni». Poi prende il viso fra le mani, grosse come badili, e piange senza ritegno. Sono in molti a farlo. I volti duri, intagliati nel legno e nella fatica, di questi lavoratori si rigano di lacrime.

Dolore, lacrime e rabbia. Scene, situazioni, stati d'animo già vissuti tante, troppe volte in passato: Giuliano Fenelli, tecnico addetto ai controlli della movimentazione della Speter, un'esperienza lavorativa ventennale, è il 50° morto sul lavoro in Italia dall'inizio dell'anno. In pieno terzo millennio due lavoratori italiani escono ogni giorno da casa e non tornano più.

«Le morti sul lavoro sono la nostra Striscia di Gaza», dice Bruno Rossi della Rete 28 aprile, legata alla Cgil, uno dei primi sindacalisti a commentare l'ennesima tragedia. Perché se lacrime, dolore e rabbia si ripetono ogni volta, anche le condoglianze e la solidarietà rappresentano un deja vù.

Il sindaco della Spezia Massimo Federici arriva sconvolto: «E' un nuovo intollerabile tributo di sangue - dice con un filo di voce, scuotendo la testa - Oramai si lavora in condizioni inaccettabili e ci deve essere una, non più rinviabile, assunzione di responsabilità collettiva sul tema della sicurezza».

Poi le dichiarazioni arrivano a pioggia. Rifondazione comunista chiede fatti concreti perché «non possiamo abituarci a queste tragedie». La Cgil parla di «prezzo altissimo che pagano sempre e solo i lavoratori». «Diritto alla salute e incolumità per i lavoratori», reclama Legambiente mentre il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, propone uno sforzo congiunto «affinché tutti questi lutti cessino definitivamente».

«Eppure basterebbe applicare veramente - conclude ancora Bruno Rossi - accordi già scritti. Ma siamo in una logica perversa che pensa solo al profitto e non alla sicurezza, il sindacato è ingessato e i lavoratori sono alla mercé di chi paga meglio».

E mentre la notizia della morte di Giuliano Fenelli travalica la regione, con uno sciopero di 24 ore indetto in tutti i porti italiani, dall'altra parte della Liguria, a Savona, un nuovo incidente sul lavoro, questa volta in un cantiere edile: un operaio di 60 anni stava ristrutturando una palazzina quando è caduto da una scala, rimanendo ferito in maniera molto grave. E' stato trasferito in elicottero all'ospedale santa Corona di Pietra Ligure.

Intanto, a Spezia, sul molo Garibaldi, sono scomparsi i segni della tragedia. Dove c'era il corpo senza vita di Giuliano Fenelli c'è solo una striscia bianca e rossa, che delimitava la scena del crimine, strappata via. E' per terra, dentro una pozzanghera, dimenticata mentre poco più in là un Tir accende i motori e porta via un carico di coils. Sembrano proprio quelli che, involontariamente, hanno provocato la morte di un uomo.

Alessandro Franceschini

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