Il 5 febbraio la scelta: per i progetti il Comune pensa a Piano, Botta e Fuksas

scritto da Repubblica il .

Polo scientifico o seconde case, il futuro è un rebus. Nei sondaggi anche l´ipotesi di un inceneritore o un quartiere a luci rosse...


Un polo scientifico legato alle tematiche ambientali, un insediamento nautico turistico, palazzine per seconde case, o addirittura un inceneritore oppure un quartiere a luci rosse. Per il futuro dell´area Stoppani ci sono molte idee, qualcuna decisamente fantasiosa.
In ogni caso, esattamente centonove anni dopo l´atto ufficiale con cui l´allora amministrazione di Cogoleto concedeva il terreno alla "Fabbrica del cromo", il 5 febbraio di quest´anno, alle 20.30, gli abitanti di Cogoleto e di Arenzano sapranno quale sarà il destino dell´area una volta terminata la complicata e costosa bonifica.
La data è a suo modo storica. Il luogo è il Muvita di Arenzano, una struttura a metà strada tra museo e centro scientifico dedicato al rapporto tra uomo, energia e clima. Al Muvita, presieduto da Marco Castagna, la Provincia di Genova, in particolare l´assessore Renata Briano, ha affidato un compito: contattare e ascoltare soggetti istituzionali, sociali ed economici a livello locale per sapere, attraverso di loro, cosa vorrebbero i cittadini dei due comuni al posto della fabbrica. La "fase di ascolto" si è conclusa a dicembre e adesso gli operatori del Muvita stanno analizzando le risposte che verranno presentate e discusse nell´assemblea pubblica del 5 febbraio. Non si tratta di un passaggio formale. Le linee guida derivanti da questo percorso di comunicazione, saranno quelle entro cui dovrà muoversi l´architetto (gli enti pensano a nomi come Renzo Piano, Mario Botta o Massimiliano Fuksas) cui gli enti locali affideranno in primavera l´incarico di progettare il dopo Stoppani.
Si sta quindi per aprire un periodo decisivo e delicato. La ragione è semplice. C´è chi vorrebbe che al posto dell´azienda sorgesse un quartiere residenziale magari con un porticciolo. La soluzione più semplice e remunerativa. Ma anche quella che mortificherebbe sull´altare della speculazione un luogo simbolo. E poche settimane fa il concetto era stato sottolineato dal presidente della Provincia Alessandro Repetto: «Non possiamo sostituire un danno ambientale con un altro danno ambientale - aveva detto - . Non esiste solo il profitto immobiliare. Io questa tesi non la sposo. La Stoppani non può diventare un tratto di costa destinata alla speculazione immobiliare». La soluzione migliore, che garantirebbe anche un risarcimento "morale" al territorio, sarebbe quella di una struttura scientifica di ricerca e sperimentazione nel ramo ambientale, in grado di attrarre scienziati anche dall´estero.
Al momento però l´ipotesi più probabile è quella, come si legge sul sito internet del Muvita, di un polo nautico «da realizzarsi nell´area non interessata da praterie di Posidonia» e poi «attività turistico, ricettive, sportive e del tempo libero, sulla sponda destra e sinistra del torrente Lerone» e ancora «attività produttive ed artigianali prevalentemente nautiche, sulla sponda destra e sinistra del torrente Lerone», il tutto completato da parcheggi di supporto.
Nei sondaggi fin qui effettuati va detto che qualcuno ha anche pensato a soluzioni estemporanee, come un inceneritore o un quartiere a luci rosse. Ma di rosso, che è il colore del cromo, da quelle parti ne hanno abbastanza.
(m. p.)

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