Concorso in Comune, funzionaria indagata
Sul fascicolo giudiziario nato dal "pasticcio" del concorso comunale per geometra è comparso il nome di un indagato, il primo e a quanto pare l'unico: è quello di Chiara Vacca, quarantenne albisolese, ingegnere e responsabile del settore strade del Comune, nella vita anche segretaria del Pd delle Albisole. A suo carico la Procura ha aperto un procedimento per "abuso d'ufficio". Nulla trapela di più perché le bocce restano cucite ma l'indagine prosegue e le carte sequestrate nei giorni scorsi in Comune sono in queste ore al vaglio degli inquirenti.
L'ipotesi di reato riguarda il ruolo ricoperto dall'ingegnere - peraltro tecnico molto stimato - nella commissione esaminatrice del Comune che doveva valutare l'idoneità della quindicina di geometri presentatisi nello scorso autunno al concorso indetto da Palazzo Sisto per assumere un geometra da aggregare all'ufficio tecnico.
Chiara Vacca come gli altri membri della commissione nella presa di funzione del proprio ruolo firmò un documento in cui dichiarava di non avere rapporti di "commensalità" (è proprio questo il termine: in sostanza familiarità, amicizia) con nessuno dei candidati in lizza. E lo firmò nonostante con una coppia - marito e moglie, entrambi geometri ed in lizza - in realtà qualche rapporto più stretto, d'amicizia personale, a quanto pare lo avesse. «Vanno a cena spesso insieme e si vedono anche nei fine settimana» scrisse un "corvo" nella prima lettera anonima che spruzzò il primo veleno.
Tant'è, qualche tempo dopo arrivarono in Comune e poi in Procura ben due lettere anonime ravvicinate e quindi una denuncia ufficiale in cui veniva contestato questo "rapporto d'amicizia" sostenendo andasse ad inficiare la validità del concorso stesso. La minoranza consigliare allora si mosse e il Comune fu ufficialmente investito del problema con il segretario generale che poi chiarì la situazione («non ho riscontrato alcun tipo di irregolarità» disse) ma annunciò anche la formazione di una nuova commissione con membri chiamati da fuori Savona.
Dopo le prime accuse la stessa Chiara Vacca chiese subito di fare dietrofront rispetto al proprio ruolo nella commissione ma proprio questo passo, fatto per sgombrare il campo dagli equivoci ed evitare strumentalizzazioni, finì per ottenere il risultato contrario. Già, perché delle due l'una: o non aveva rapporti d'amicizia con i candidati e quindi avrebbe dovuto continuare ad esaminarli, oppure se li aveva era stata avventata la firma iniziale che si dichiarava «senza commensalità».
Di fatto dall'esposto è nata l'indagine e nei giorni scorsi la squadra mobile della polizia si è presentata in Comune per acquisire tutta la documentazione ora incriminata.
L'ipotesi di reato è appunto di "abuso d'ufficio" ma in Procura dell'inchiesta nessuno parla e il magistrato che coordina l'inchiesta (il sostituto procuratore Alessandra Coccoli) attende ancora che la polizia giudiziaria faccia pervenire tutti gli atti sequestrati per studiarli e decifrarli.
La stessa indagata, per il momento, non solo non è stata interrogata ma neppure informata dell'esistenza dell'indagine.
C'è da dire che nonostante l'espolosione del caso all'ingegnere Chiara Vacca da giorni arrivano testimonianze di fiducia e di stima di diversi colleghi e soprattutto amministratori pubblici convinti della sua buonafede e del fatto che tutto si chiarirà senza alcuno strascico di rilevanza penale. Dichiarazioni che non sembrano di circostanza ma sincere, convinte.
Resta però da capire se la geometra vincitrice finale del concorso - tra l'altro quella che veniva indicata sua amica personale - lo ha vinto davvero per meriti.
Dario Freccero