Goffo tentativo di sviare le indagini

scritto da Il Secolo XIX il .

I documenti sulla morte di un operaio, soffocato nel pozzo di una discarica, sono stati truccati dopo la tragedia. Le carte che avrebbero dovuto far luce sul dramma di Nino Cassola, straziato nel deposito di Scarpino il 2 ottobre scorso, sono state manomesse per "dribblare" l'inchiesta aperta dalla procura di Genova. Lo hanno scoperto nelle ultime settimane i carabinieri che il sostituto procuratore Francesco Pinto aveva spedito a Caserta, per ispezionare la "D'Auria trivellazioni", una delle due aziende coinvolte nelle indagini...


E i faldoni sequestrati dal pm, che certificano «senza ombra di dubbio» la manomissione a posteriori degli atti, rappresentano la svolta di un'inchiesta che è rimasta sottotraccia per mesi e ha messo nel mirino alla fine due ditte: la "D'Auria", appunto, e la "Asja Ambiente" di Torino, titolare dell'appalto per le trivellazioni nei cumuli d'immondizia alla ricerca di biogas con cui alimentare una centrale elettrica. Esclusa da ogni addebito, e in modo definitivo, l'Amiu di Genova. Cassola era dipendente della Asja che ha sempre ribadito, in una serie di comunicati, come l'operaio non dovesse trovarsi in quel punto nell'istante in cui precipitò in un buco di 18 metri, largo due e caldo fino a 70 gradi. D'Auria aveva invece il subappalto per le trivellazioni, nel corso delle quali ha perso la vita Cassola.

Che cosa doveva regolare la presenza dei lavoratori delle diverse aziende nei vari punti del cantiere, e nelle differenti fasi di lavorazione? Si tratta del Pos - Piano operativo della sicurezza - il "dispositivo" su cui si sono concentrate le attenzioni del pm. Il quale ha appurato che quello della D'Auria ha subito «consistenti modifiche» nei giorni successivi all'incidente. E il sospetto degli investigatori è che quei cambiamenti siano stati architettati per "scaricare" tutte le responsabilità sul primo datore di lavoro, la Asja.

Graziano Cetara
Matteo Indice

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