In manette il re dei videopoker
REGGIO CALABRIA
Tra gli inquilini del patrimonio immobiliare dell'imprenditore Gioacchino Campolo, il re dei video poker arrestato oggi a Reggio Calabria, c'è anche il Tribunale di Sorveglianza, nonché un vescovo. Ma da questa mattina Campolo, 70 anni, è in carcere con l'accusa di trasferimento fraudolento di valori, mentre la moglie e il figlio di 27 anni sono finiti ai domiciliari. Non solo, all'imprenditore reggino sono stati sequestrati beni immobili per un valore di oltre 35 milioni di euro, ovvero oltre 40 tra appartamenti e terreni ubicati a Reggio Calabria, e altri due appartamenti di lusso, sempre di proprietà di Campolo o a lui riconducibili, sono stati sequestrati a Roma e a Parigi.
Tra le centinaia di immobili che Campolo ha acquistato nel corso degli anni, grazie ai proventi della sua attività e ai suoi video poker contraffatti per aumentare gli incassi, c'è infatti anche la sede dell'ufficio giudiziario. Giudici e cancellieri sono, di fatto, a «casa Campolo» e il ministero della Giustizia paga l'affitto all'imprenditore arrestato. Il re dei video poker avrebbe affittato locali commerciali anche all'ex sindaco di Reggio Calabria Italo Falcomatà, morto alcuni anni fa ed estraneo all'inchiesta. La casa in corso Garibaldi, la strada principale di Reggio Calabria, è poi passata, sempre con un regolare contratto di affitto, a un altro ex primo cittadino di Reggio, Demetrio Naccari Carlizzi, genero di Italo Falcomatà e all'epoca vice sindaco. Naccari Carlizzi, attuale assessore regionale al Bilancio, utilizzò l'immobile come segreteria politica.
Di sindaco in sindaco, dalle indagini è emerso che un altro degli immobili sequestrati, l'ex Teatro Margherita, era stato utilizzato come segreteria politica per la campagna elettorale dall'attuale primo cittadino, Giuseppe Scopelliti. Esponenti politici che risultano tutti inquilini dell'imprenditore reggino, ma che non sono coinvolti nell'inchiesta. Non solo, tra gli affittuari di Campolo c'è anche un ex sacerdote di Reggio Calabria, Don Salvatore Nunnari, attuale arcivescovo metropolita di Cosenza, come emerge nel corso di una delle conversazioni tra il figlio di Campolo e un parente, contenute nell'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Ma grazie agli immobili, secondo gli inquirenti, Campolo si sarebbe anche reso disponibile per riciclare proventi della criminalità e, allo stesso tempo, avrebbe utilizzato il mercato immobiliare per entrare in contatto con la politica. Infatti, Campolo sempre secondo gli investigatori, era in «buoni rapporti» con la cosca dei De Stefano, una delle più potenti della città di Reggio Calabria. Tanto che De Stefano, salvò la vita all'imprenditore reggino.
«Gli esponenti della cosca De Stefano - spiega il procuratore di Reggio Giuseppe Pignatone - riuscirono a bloccare anche un tentativo di omicidio nei confronti di Campolo, che dava molto fastidio alle altre cosche. Fu l'intervento dei vertici della temutissima cosca a bloccare il progetto già avviato per ucciderlo». Il re dei video poker, poteva anche contare sulla disponibilità di provvedimenti e atti giudiziari riservati e coperti da segreto istruttorio che potevano in qualche modo coinvolgere i suoi interessi, anche quando, non essendo l'imprenditore direttamente interessato ai procedimenti, non aveva alcun titolo per entrarne in possesso. Nell'ordinanza di custodia cautelare si legge tra l'altro: «L'indagato gode, ed ha sempre goduto nel corso degli anni, di contatti, collegamenti con persone in grado di poterlo informare circa situazioni fattuali, processuali o di cronaca giudiziaria che lo riguardano». Ma non solo: l'imprenditore riusciva ad avere anche atti che dovevano rimanere segreti, come le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia. Infatti durante una perquisizione, seguita da sequestro, fatta nella casa dell'imprenditore reggino il 7 aprile scorso, gli uomini del Nucleo di polizia tributaria di Reggio Calabria hanno ritrovato in camera da letto trascrizioni di intercettazioni, di dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia, oltre a copie di numerosi atti processuali.