Napoli: caso Romeo, per 2 assessori confermati gli arresti domiciliari
NAPOLI - Restano ai domiciliari gli assessori napoletani accusati di essersi messi al servizio dell'imprenditore Alfredo Romeo. Il Tribunale del Riesame conferma gli arresti di Felice Laudadio e Ferdinando Di Mezza. Soltanto oggi si conoscerà la decisione sull'istanza presentata dallo stesso Romeo e dagli altri amministratori pubblici per tornare in libertà, ma l'orientamento dei giudici sembra orientato a legittimare l'impianto accusatorio della Procura che aveva parlato di «sistema criminale creato per aggiudicarsi gli appalti».
La battaglia tra accusa e difesa è andata avanti per tutto il giorno con toni aspri perché in quest'aula si gioca la credibilità dell'inchiesta, anche se il procuratore Giandomenico Lepore ha messo le mani avanti dichiarando che il verdetto «è una tappa del procedimento, ma al di là del risultato non significa che il processo finisce qua. Il processo deve essere ancora portato avanti». I pubblici ministeri hanno sostenuto che il Comune di Napoli «si è trasformato in un "regno" in cui un onnivoro e famelico re muove le sue pedine incurante della presenza di una ufficiale regina la quale, non senza una profonda ingratitudine, viene costantemente apostrofata con volgari epiteti finanche dai propri figli putativi, letteralmente obnubilati dalla smania di emergere e di soddisfare a tutto tondo i desideri del sovrano». Gli avvocati sono stati invece compatti nel definire l'ordinanza «priva di fondamento giuridico e dei gravi indizi». I difensori di Romeo, Bruno Von Arx e Francesco Carotenuto, hanno puntato sul fatto che il loro assistito svolgesse «attività di lobbing e per difendere i suoi interessi aveva rapporti con esponenti della pubblica amministrazione. È strano che lui sia in carcere e gli assessori con cui avrebbe fatto associazione no».
Duro anche il giudizio del difensore dell'ex provveditore alle Opere della Campania Mario Mautone, Salvatore Maria Lepre, secondo il quale «non è provata alcuna attività illecita». Oggi i giudici del Tribunale del Riesame - del quale fa parte anche l'ex pubblico ministero Luigi De Magistris - depositeranno l'ordinanza per tutti gli altri indagati e dunque stabiliranno se confermare la tesi dell'accusa secondo la quale Romeo è a capo di «un'organizzazione ben radicata e strutturata, rispetto alla quale il perseguimento degli interessi pubblici è un inutile orpello... e dove i funzionari delle istituzioni sono come in un harem e fanno di tutto per assecondare e compiacere il sultano in modo da diventare suo favorito». In questo «sistema» sono stati inseriti anche i parlamentari Renzo Lusetti del Pd e e Italo Bocchino di An. La richiesta di arresto per loro sarà discussa il 12 gennaio. Lunedì Bocchino sarà a Napoli «per rilasciare dichiarazioni ai pubblici ministeri».
Fiorenza Sarzanini