Dalla prima casa alla sepoltura gli "aiuti" dell´Ars ai deputati
di Emanuele Lauria
Pensano alla casa e alla famiglia, gli onorevoli di Sicilia. A dotarsi di una comoda sistemazione in vita e di un´altra dopo il trapasso. Il tutto ovviamente a buon prezzo. E, almeno in parte, a spese della collettività. Non finisce mai, il viaggio fra i privilegi dei deputati regionali. Privilegi che resistono all´alternarsi dei governi, al mutare dei partiti e dei sistemi elettorali, benefici che hanno attraversato la Prima e la Seconda Repubblica.
Vantaggi per pochi eletti che sopravvivono pure alla crisi finanziaria mondiale. Come quel tasso super-agevolato concesso all´inquilino dell´Ars per la stipula di un mutuo per l´acquisto della casa: due per cento. Meno della metà, in media, di un comune tasso fisso accordato da un istituto di credito. La restante quota degli interessi, per il parlamentare di Palazzo dei Normanni che vuole godere di questo beneficio, lo paga l´amministrazione.
Un´agevolazione prevista da una convenzione con il Banco di Sicilia che risale alla metà degli anni ´80 ma che è stata modificata di recente. Con una delibera del consiglio di presidenza adottata negli ultimi mesi della passata legislatura (quella che si è conclusa nell´aprile del 2008), sono state introdotte condizioni di ulteriore favore per il deputato: l´importo massimo del mutuo da contrarre, infatti, è stato portato da 150 a 300 mila euro.
Unica clausola: il prestito può essere concesso solo per l´acquisto della prima casa, di un´abitazione a Palermo, o di locali per la segreteria politica. Ma tant´è. Sono tanti, i deputati che hanno fatto ricorso a questa agevolazione. Nel bilancio dell´assemblea esiste un fondo apposito per i mutui ai parlamentari, alimentato fra l´altro con gli interessi che il Banco di Sicilia paga sui conti correnti dell´Assemblea.
Dall´ultimo rendiconto approvato dal collegio dei questori, quello relativo alle spese del 2007, si legge che in quell´anno le uscite per il "contributo interessi su mutui edilizi erogati dal Banco di Sicilia" sono state pari a 52.830 euro. V´è da aggiungere che anche i dipendenti del Parlamento regionale - sono circa 200 - godono di un trattamento privilegiato se chiedono un prestito al Banco. Ma i benefit più rilevanti spettano sempre ai parlamentari.
E finiscono per sorprendere anche loro,
a volte. Per imbarazzarli. Magari li costringono a fare gli
scongiuri. Così, il deputato questore dell´Udc Giovanni Ardizzone
non fa mistero di aver avuto un certo riflesso incondizionato
allorché, nel corso del suo mandato, si è trovato a firmare un paio
di provvedimenti che erogavano «sussidi di lutto». E ha scoperto,
dopo aver chiesto delucidazioni, che nella ricca e antica collezione
di decreti del consiglio di presidenza dell´Ars c´è un atto che
concede una somma fino a 5 mila euro per le spese relative a funerali
di deputati in carica o cessati dal mandato.
Soldi ovviamente
destinati alle famiglie del caro onorevole estinto, perché si
celebrino esequie dignitose. «Cosa dire? Noi parlamentari - afferma
Ardizzone ironicamente - siamo previdenti: pensiamo al nostro futuro.
Anche dopo la morte». La previdenza non è mai troppa, come la
scaramanzia. Ma tutto ha un costo, per le casse pubbliche. E nel 2007
per i "sussidi di lutto" sono stati spesi 36.151 euro.
D´altronde, al di là degli eventi meno lieti, l´amministrazione
dell´Ars ha particolarmente a cuore la sorte dei parlamentari non
rieletti. E ai 280 ex deputati corrisponde ogni anno un bonus di
6.400 euro a titolo di «aggiornamento politico-culturale».
Un
rimborso accordato a tutti, in modo indistinto, e senza obbligo di
presentazione di fatture. Al Senato, istituzione alla quale è
equiparata l´Assemblea dal punto di vista giuridico-economico, non
esiste un beneficio di questo tipo. Il presidente dell´Ars Francesco
Cascio sta valutando l´opportunità di mantenere questo privilegio
solo per i 70 ex parlamentari che non godono pure del vitalizio.
Ovvero di una lauta pensione. Il consiglio di presidenza ha sul
proprio tavolo un´altra "pratica": quella relativa alle
missioni dei deputati che, in alcuni casi, vengono pagate due volte.
Ogni parlamentare, al di là delle trasferte per motivi
istituzionali autorizzate dal presidente, si trova in busta paga
un´indennità forfettaria da 10 mila euro annui come "rimborso
spese viaggi". Una quota fissa, assegnata al parlamentare anche
in assenza di fatture o biglietti aerei. Anche in questo caso, Cascio
pensa a un giro di vite, ma il caso delle missioni rischia di
estendersi nei prossimi giorni. Il deputato del Pd Pino Apprendi ha
chiesto alla presidenza dell´Assemblea di conoscere l´elenco dei
deputati andati in missione - e con quali spese - nei primi mesi
della legislatura.
E ha ricevuto un diniego dall´ufficio di
gabinetto di Cascio, motivato da ragioni di privacy. «Che c´entra
la privacy con i fondi pubblici?», ha replicato per iscritto
Apprendi. Che adesso è pronto a portare la vicenda, attraverso
un´interrogazione, all´attenzione di Sala d´Ercole.