E' una mera questione penale?
C'è il rischio di ripetersi e forse anche di annoiare quando si ricorda ,ad esempio,che una massa imponente di politici locali (oggi come ieri)concute o si fa dolcemente corrompere anche perchè la sanzione penale e i termini prescrizionali di questi reati (difficilissimi da provare,peraltro,ma facilmente indultabili) rappresentano un comodo invito a provarci.
Infischiandosene della moralità pubblica,appunto,e soprattutto di una concreta percezione di responsabilità.
Berlusconi ha rappresentato il dominus dell'impunità politica di fronte ai reati conclamati legati alla gestione delle proprie aziende,eppure condonati o prescritti in sequenza pressochè sistematica.
La presidenza del proprio collegio di difesa al riguardo nelle aule parlamentari ha rappresentato una sorta di quinta colonna della relazione fra politica e affari.
In sostanziale continuità storica con quanto affermava Bettino Craxi quando,facendo una chiamata di correo dell'intero sistema politico, sosteneva che "cosi' fan tutti" e che pertanto nessuna norma codificata avrebbe potuto orientare l'accertamento di una responsabilità penale a carico di chi ,nella sua qualità di politico,fosse stato indiziato di avere rubato o concusso-procurando danni erariali ingentissimi alla pubblica amministrazione-per sè o il proprio partito di appartenenza.
Ma stiamo parlando di un periodo in cui, fatta esclusione per la questione Enimont, decisamente sistemica,la politica in quanto tale manteneva un suo relativo controllo sull'economia e sulla finanza,potendo governare senza ottemperare ai vincoli debito del pubblico, ignorando l'evasione fiscale e truccando i conti della bilancia dei pagamenti grazie alla rituale svalutazione della lira.
Il progressivo impoverimento del sistema pubblico, dalla finanziaria di Amato (92)in poi,ha determinato un ribaltamento radicale dei rapporti fra politica e finanza economica,con quest'ultima che nel tempo ha assunto una dimensione sempre piu' polimorfica e policentrica, infiltrando la spesa pubblica,i servizi pubblici locali ,la gestione degli appalti e delle concessioni convenzionate ad ogni livello amministrativo.
Mentre la politica si personalizzava solennizzando il potere contrattuale assoluto dell'amministratore e azzerando il controllo delle assemblee consiliari e degli stessi militanti ,prendeva forma l'inedita quadratura della "nuova dazione ambientale".Alla trattativa a volte folkoristica tra l'imprenditore rapace e l'assessore disonesto si è sostituita,come sta accadendo,la poderosa sistematicità delle azioni di l obbying (nel settore immobiliare e dei servizi)che puntano al bersaglio grosso (leggi concessioni amministrative,manutenzioni stradali,energia,rifiuti-accosti portuali,- o la stessa progettazione urbanistica in materia di trasformazioni e riqualificazioni) curando preventivamente e con dovizia di particolari il consenso sociale del proprio intervento ed i destinatari della corruzione talvolta in perfetto regime bipartisan.
Dall'altra parte c'è un potere tanto sciolto da vincoli democratici, quanto incapace di orientare un corretto e trasparente impiego delle ultime risorse rimaste dopo il taglio dell'Ici,la farraginosità dei trasferimenti e le incognite del cosiddetto federalismo fiscale nel sempre piu' rischioso rapporto con le partnership del privato-commerciale.
Sindaci e amministratori potenti,ma soli.
E una economia aggressiva e sommersa.
La cena di Domenici con Ligresti va in questa direzione,come i tanti patti segreti che in ogni parte di Italia stanno generando situazioni non piu' indiziarie,ma con uno specifico rilievo di prova della commistione fra politica e affari.Berlusconi ,grazie al suo potere tentacolare,ha creato il percorso.
Quanto rimane dell'incredibile Pd di Veltroni ,ostaggio della dimensione surreale in cui si è consumata la sua deriva plebiscitaria,ci ha camminato sopra.
Alla faccia della conclamata "diversità"Mai immaginando che di li' a poco la responsabilità politica di certo malaffare (fino ad oggi coperta da sistemi territoriali assai omertosi)sarebbe diventata anche penale.
La lezione potrebbe valere per tutti.
Anche per chi,come Di Pietro,guardiano della legalità,si è da tempo messo perfettamente in asse con sistemi e giunte di conclamato respiro criminogeno.Salvo poi dichiarare di uscirne dopo l'emissione dei provvedimenti giudiziari.