Datasiel - Maxi-affare, accuse incrociate
L'ospedale è la base operativa di Carlo Pedemonte, direttore del servizio informatico, le cui denunce hanno fatto scattare l'inchiesta. Confindustria ribalta sul Villa Scassi le stesse accuse che Pedemonte muove a Datasiel: mancanza di procedure di gara, affidamenti diretti sempre alle stesse aziende. Poi la considerazione più dura: aver finanziato con denaro pubblico un sistema, il Sivis, di cui la stessa Marp è «divenuta rivenditore sul mercato privato, tanto da poter organizzare visite guidate nell'ospedale per promuovere la commercializzazione del prodotto». La risposta giunge dalla Commissione europea-Politica degli appalti pubblici.
Si scopre così che il 26 settembre i servizi della Commissione «hanno discusso il caso in questione con le autorità italiane». La questione viene risolta perché le "autorità italiane" spiegano che dal primo luglio 2008 il Villa Scassi è stato accorpato alla Asl 3 e che «cesserà ogni rapporto contrattuale con la Marp». La commissione accetta le spiegazioni, sul principio che «alla fine dell'anno gli affidamenti diretti cesseranno di produrre effetti e che il sistema sarà successivamente gestito con modalità compatibili con il diritto comunitario». Cioè da Datasiel. Partita chiusa? Macché. Perché dagli allegati alla contestazione spuntano fuori cifre clamorose, che sarebbero state erogate dal Villa Scassi per il sistema informatico, in particolare verso due aziende. «Il totale delle delibere di cui siamo a conoscenza oggi che, con affidamenti diretti o accordi industriali (senza gara) incaricano Millennium prima e Marp poi ammonta a un milione 115 mila euro.
Il totale degli affidamenti diretti e accordi industriali nello stesso periodo a sei milioni 242 mila euro. Denaro erogato, secondo i ricorrenti, a ditte con un solo responsabile e con pochi, se non addirittura nessun dipendente. Ma il caso più clamoroso nel dossier è quello relativo a una "stipula di accordo industriale" del Villa Scassi del 29 luglio 2004. Qui si spiega che una società di Varazze, la D&ST, ha «seguito passo passo, in costante collaborazione con il personale Ced, la crescita della rete aziendale». Più avanti si legge che «inaspettatamente, il 31 marzo 2004, il consiglio di amministrazione di D&ST decideva la cessazione delle attività, per ragioni in alcun modo riconducibili a motivi tecnici». Problemi? No, perché «il responsabile tecnico di DS&T, avendo fondato la ditta At.Net contestualmente alla chiusura di DS&T,continuava a svolgere i compiti precedentemente affidati». E con At.Net viene stipulato l'accordo: 76.800 euro l'anno per un biennio. Ma perché DS&T ha chiuso? Consultando la banca dati del Cerved, la dicitura è "fallita".
Marco Menduni