Napoli, l'imprenditore davanti al gip. Rutelli in procura: «Io sono estraneo»
NAPOLI
Il sistema Romeo, quello che il gip ha definito una «consorteria di malaffare» nella quale i politici sono proni agli interessi dell'imprenditore che li contraccambia con piccoli o grandi favori, non esiste. Si difende così Alfredo Romeo, arrestato ieri nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti al Comune di Napoli, che si è sottoposto oggi nel carcere di Poggioreale a cinque ore di interrogatorio per replicare alle accuse di aver piegato ai propri interessi, amministratori locali, politici, burocrati, magistrati e rappresentanti delle forze di polizia.
La linea adottata da Romeo, come hanno spiegato all'uscita del carcere i suoi legali, gli avvocati Francesco Carotenuto e Bruno Von Arx, è stata quella di negare con decisione ogni addebito, in particolare facendo ricorso a un'argomentazione logica: tutti gli appalti al centro dell'inchiesta, tra cui il Global Service da 400 milioni di euro, non se li è mai aggiudicati. «Anzi, quegli appalti - sottolinea l'imprenditore - di cui si è tanto parlato nelle innumerevoli e fin troppo amichevoli conversazioni intercettate dalla procura sono rimasti solo nel regno delle intenzioni: nessuno è stato poi bandito, non superando mai «la soglia del disciplinare di gara». Durante le telefonate, dunque, Romeo si sarebbe limitato a «stabilire quali erano i requisiti minimi che avrebbero dovuto osservare chi si sarebbe aggiudicato la gara».
Romeo ha messo poi l'accento su un'altra circostanza, a suo avviso fondamentale: negli ultimi 20 anni si è aggiudicato un solo appalto a Napoli, quello relativo alla gestione del Patrimonio immobiliare del Comune, e alcune gare che avrebbe dovuto vincere, come il bando relativo alla manutenzione degli immobili che egli stessi gestisce, le ha addirittura perse. Ma c'è un altro punto che i legali hanno tenuto a sottolineare: in questa vicenda, che si configura per i magistrati come un caso di corruzione ambientale, non c'è l'ombra di una tangente, non «ci sono soldi»: l'unico versamento di denaro contestato dagli inquirenti è una elargizione per una associazione di volontariato che fa capo all'ex parroco di Forcella, don Luigi Merola. Ma quei soldi rappresentano «un versamento a titolo gratuito fatto alla luce del sole e mai sollecitato da nessuno». Romeo è apparso ai suoi legali assai provato. «Ma più per i 12 giorni di continue aggressioni mediatiche che per l'ordinanza di custodia eseguita ieri», ha spiegato l'avvocato Carotenuto.
Nel padiglione Avellino del carcere di Poggioreale gli è stata assegnata una cella che divide con quattro giovani detenuti. Ieri, dopo essere stato arrestato a Roma e trasferito nel penitenziario napoletano, è stato in grado di leggere solo una ottantina delle circa seicento pagine dell'ordinanza di custodia cautelare. Anche per questo, per approfondire i singoli episodi contestati - hanno spiegato i legali - è stato chiesto un nuovo interrogatorio che si terrà davanti ai pm una volta ultimati gli interrogatori di garanzia degli altri 12 indagati. Domani intanto a Palazzo di Giustizia sono fissati gli interrogatori degli assessori comunali Enrico Cardillo e Felice Laudadio, entrambi agli arresti domiciliari. Ieri, in tarda serata, si è recato in Procura di Napoli anche Francesco Rutelli per incontrare i magistrati che portano avanti l'indagine. Rutelli è arrivato intorno alle 23.30-mezzanotte e in dichiarazioni spontanee rese da persona informata sui fatti ha ribadito la sua estraneità alla vicenda. Il nome dell'ex ministro dei Beni culturali era speso dall'ex assessore comunale Giorgio Nugnes, morto suicida il 28 novembre scorso, e dal deputato Renzo Lusetti(Pd) in conversazioni telefoniche con Romeo.