Costa, la Cassazione annulla il proscioglimento

scritto da Il Secolo XIX il .

La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza che proscioglieva Nicola Costa, ex sovrintendente del Carlo Felice, dall'accusa di bancarotta fraudolenta per il fallimento del Fondo pensioni dei dipendenti del teatro che ha danneggiato trecento lavoratori e pensionati con cifre variabili dai cinquemila ai 150 mila euro...


La decisione è stata assunta giovedì in base a due ricorsi presentati da un gruppo di dipendenti, coordinati da Roberto Conti, segretario del sindacato autonomo Snater e rappresentati dall'avvocato Ennio Pischedda. Si riapre quindi clamorosamente una vicenda penale che sembrava ormai archiviata e proprio il giorno dopo la decisione della Fondazione di arrivare a una transazione in sede civile con il liquidatore del Fondo e con il gruppo dei dipendenti che avevano fatto causa, ottenendo una vittoria in primo grado. Naturalmente le due questioni non sono collegate giuridicamente anche se lo sono politicamente. Comunque sarà molto importante conoscere le motivazioni della sentenza per capire quale dei due ricorsi, o tutte e due, sono stati accolti.

«Il primo ricorso - spiega l'avvocato Pischedda - riguardava una questione procedurale legata alla mancata convocazione di una delle parti lese all'udienza preliminare. Il secondo entrava invece nel merito della questione ribadendo le responsabilità di Costa in quanto sovrintendente e presidente dello stesso Fondo pensioni. Sostenendo che non poteva non essere a conoscenza, come sostenuto dalla difesa, della situazione di deficit». Il giudice Adriana Petri aveva prosciolto Costa, nel giugno scorso, nel corso dell'udienza preliminare.

Il magistrato aveva spiegato che il "buco" del Fondo non si era creato nel corso della gestione Costa e che anzi lui «era stato uno dei pochi a cercare di risolvere il problema». Fatto sta che adesso si riparte da zero, ovvero dall'udienza preliminare. Il giudice dovrà quindi di nuovo decidere se rinviare a giudizio Costa e fargli affrontare un processo o proscioglierlo per la seconda volta. Quest'ultima ipotesi sembra praticabile nel caso l'annullamento della decisione del gup sia stato provocato solo dal vizio procedurale. Diversamente, se la Cassazione fosse entrata nel merito della sentenza, valutandone cioè la congruità logica e giuridica rispetto ai documenti e alle testimonianze, allora sarebbe quasi inevitabile il rinvio a giudizio di Nicola Costa.

Il diretto interessato è a dir poco stupito della decisione della Cassazione: «Mi pare una situazione kafkiana, in cui è necessario, ma davvero difficile, mantenere i nervi saldi. Non conosco le motivazioni e quindi non mi pronuncio. So soltanto che l'obiezione procedurale non ha senso perchè la persona che avrebbe dovuto essere convocata non era neppure nell'elenco delle parti lese».

Nei prossimi giorni l'arrivo della sentenza permetterà di capire come si andrà a configurare il nuovo capitolo di questa storia infinita.

Giuliano Galletta

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