Delitto dell'A7, sangue su auto e vestiti del fermato

scritto da Il Secolo XIX il .

«Guardavo un film in tv, ero a casa con la mia famiglia», ha detto al suo avvocato Piero Franzosa, Santo Caccamo, l'impresario edile di 41 anni, residente nel ponente genovese, fermato dai carabinieri del reparto operativo domenica mattina, per l'omicidio di Ahmed Jamil, il muratore di 37 anni, italo-marocchino ucciso con due colpi di pistola alla nuca e gettato da un cavalcavia dell'autostrada A7 a San Cipriano, tra gli alberi di una scarpata in alta Valpolcevera...

Nega tutto l'indiziato numero uno e abbozza un alibi per la sera nella quale il delitto si sarebbe compiuto, in attesa che stamane sia il sostituto procuratore Francesca Nanni a interrogarlo per la convalida del fermo. Contro di lui, al di là dei movimenti sospetti registrati dagli investigatori, ci sarebbero alcune macchie di sangue trovate nella sua auto e su alcuni dei vestiti sequestrati nell'abitazione perquisita nelle ore successive al ritrovamento del cadavere, avvenuto nel primo pomeriggio di sabato.

Tutti i reperti raccolti dalla sezione rilievi dei carabinieri sono stati inviati ai laboratori del Ris, reparto investigazioni scientifiche, di Parma. Nei prossimi giorni sono attesi i risultati dell'analisi del dna, risultati che potrebbero essere determinanti nella formulazione delle accuse nei confronti di Caccamo.

L'impresario edile, definito dai familiari come «una persona tutto cantiere e famiglia» non ha mai avuto problemi con la giustizia. Alla sua individuazione gli investigatori sarebbero arrivati dall'analisi dei tabulati dei telefoni della vittima dell'omicidio, che mostrerebbero contatti ripetuti e frequenti nelle ore antecedenti il delitto.

Delitto che, secondo gli inquirenti, non sarebbe stato compiuto da una sola persona. E questo è il motivo per il quale ferve il lavoro degli investigatori, condotto dal pm Nanni nel più assoluto riserbo.

È in corso una caccia al complice o ai complici. Con tutti i mezzi disponibili, dalla tecnologia alle indagini all'antica. È in corso l'analisi delle celle di riferimento per i cellulari transitati nella zona nella quale è stato trovato il cadavere, per trovare altri numeri associati a quelli nei quali è transitata l'utenza dell'indiziato numero uno. Questo dato sarebbe fondamentale per restringere il periodo di tempo nel quale il delitto è maturato. Si tratterebbe della sera tra venerdì e sabato. L'orario esatto del transito dell'auto di Caccamo, sempre che sia confermato il suo passaggio sull'autostrada A7, permetterebbe di acquisire i filmati delle telecamere installate ai caselli delle autostrade.

Tutti indizi da unire a quelli raccolti in queste ore dagli accertamenti sulla vita privata della vittima e del principale accusato. Si cerca un movente e, in particolare, conferme alla tesi del regolamento di conti negli ambienti dello spaccio di alto livello. L'ombra della criminalità organizzata permane, a detta degli inquirenti, per la modalità dell'omicidio, una esecuzione in perfetto stile mafioso.

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Delitto dell'A7, arresto convalidato


Convalidato, nel tribunale di Genova, il fermo di Santo Caccamo (41 anni), l'impresario edile sospettato dell'omicidio del marocchino Ahmed Jamil, il cui cadavere è stato trovato qualche giorno fa sotto un cavalcavia dell'A7, a una ventina di chilometri da Genova.

L'interrogatorio dell'uomo, durato un paio d'ore, è stato secretato e giudicato «interessante» dagli inquirenti. Per Caccamo, l'accusa resta quella di omicidio volontario aggravato in concorso.

Secondo gli investigatori, il delitto è stato una vera e propria esecuzione: probabilmente, Jamil è morto per non avere rispettato le "regole" imposte dai trafficanti di droga; l'autopsia avrebbe evidenziato che a uccidere l'uomo sono stati due colpi di calibro 22 sparati quasi a contatto della nuca.

Ancora in corso le ricerche di uno o più eventuali complici.

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