Albenga, arrestato all'alba il consigliere comunale Capello
Progettista, ex sindaco si difese già 5 mesi fa. Al massimo ho fatto da semplice passacarte per qualche azienda trasmettendo garanzie»...E sercizio abusivo dell'attività creditizia. Con questa accusa, Daniele Capello, consigliere comunale di maggioranza (Pd) ad Albenga, è finito ieri in carcere con l'ex socia in affari Monica Marino. All'alba, agenti della Questura hanno prelevato l'architetto dalla sua casa in via San Sebastiano a Ortovero, dopo avergli notificato un'ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice delle indagini preliminari, su richiesta del pubblico ministero Giovanni Battista Ferro. Il libero professionista, iscritto al Partito democratico, è ora rinchiuso nel carcere savonese Sant'Agostino. La presunta complice, residente a Borghetto Santo Spirito, è stata trasferita dagli agenti nel penitenziario femminile di Genova Pontedecimo.
L'inchiesta della magistratura è partita in primavera, quando la procura ha chiesto agli enti locali di visionare le pratiche nelle quali l'esponente del Pd compare come tecnico a servizio dei privati. Secondo l'accusa, Capello e Marino avrebbero allestito un sodalizio illecito per produrre fidejussioni finanziarie per conto di alcune imprese edili impegnate nella realizzazione di operazioni immobiliari nel ponente savonese. Le certificazioni sono solitamente utilizzate dalle aziende per garantire il successivo pagamento degli oneri di urbanizzazione nelle zone edificate. Gli inquirenti avrebbero però accertato l'assenza di autorizzazione per questo tipo di attività. Gli investigatori stanno anche lavorando per verificare l'autenticità dei documenti presentati alle amministrazioni pubbliche. In un primo momento, il basso costo delle procedure finanziarie aveva infatti lasciato supporre la falsità delle fidejussioni, adesso al vaglio della procura.
Durante gli interrogatori dei mesi scorsi a palazzo di giustizia, la broker assicurativa Monica Marino avrebbe cercato di accreditarsi come parte lesa nella vicenda. La trentunenne avrebbe denunciato la sottrazione del blocchetto contenente i titoli assicurativi ora nel mirino degli inquirenti. Le successive perquisizioni nella casa e nello studio di Capello avrebbero ricostruito una realtà diversa, nella quale i due soci avrebbero chiesto soldi alle imprese edili, assumendosi l'impegno di ottenere le fidejussioni. Un compito svolto fuori dai limiti di legge, almeno secondo la procura. L'ordinanza di custodia cautelare in carcere contiene venti pagine di accuse, supportate da numerose intercettazioni telefoniche. Il procuratore capo Vincenzo Scolastico fisserà oggi la data dell'interrogatorio. Capello sarà assistito davanti al giudice dall'avvocato di fiducia Vittorio Varalli. Considerati i legami tra l'architetto e il mondo dell'imprenditoria rivierasca, l'inchiesta potrebbe portare davanti agli inquirenti i principali impresari edili del ponente savonese, in veste di testimoni.
«Ma quali fidejussioni? Io preparo progetti e al massimo ho fatto da passacarte per le aziende, trasmettendo alle amministrazioni comunali le garanzie per gli oneri di urbanizzazione».
Si era difeso con queste parole Daniele Capello, 40 anni, quando a maggio il suo nome era stato inserito dalla Procura in un'indagine sulle fidejussioni false. Per cinque mesi, dopo quella replica, le acque intorno all'ex sindaco di Ortovero (nei primi Anni 90) si erano calmate.
O quasi. Nella notte tra giovedì 31 luglio e venerdì 1 agosto, la Bmw X3 di Capello (parcheggiata in cortile) era stata distrutta dalle fiamme. A gettare perplessità sulla matrice dell'episodio erano state le resistenze mostrate dal dirigente dei Lions a presentare denuncia ai carabinieri. Il quadro era reso ancora più misterioso da un incendio simile, avvenuto due anni prima, che aveva ridotto in cenere l'Audi di Capello.
I magistrati e la polizia, intanto, continuavano ad ascoltare le conversazioni telefoniche del consigliere comunale albenganese, tra cui quella stessa intervista in cui aveva sostenuto: «I miei clienti si sono sempre rivolti alle compagnie assicurative per fare le fideiussioni, che sono state onorate dalle aziende al termine dei lavori». Ma evidentemente gli inquirenti l'hanno pensata diversamente.
E così, ieri mattina, si sono aperte le porte del carcere per il professionista del ponente savonese, compagno di stanza, all'università di Genova, di Roberto Schneck (attuale capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale) e Andrea Nucera, l'impresario edile per cui Daniele Capello svolgeva buona parte delle sue consulenze, sia come direttore dei lavori sia come responsabile della sicurezza.